Continua lo scontro sulla Manovra 2027– presentata dalla premier Giorgia Meloni solo qualche giorno fa- con scuola e sanità al centro delle polemiche. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, critica duramente le scelte dell’esecutivo e parla di una “manovra di Halloween“. “Da quel che sta venendo fuori fa venire i brividi. Mentre si mettono 14 miliardi in più nel biennio per armi e difesa si taglia su tutto: scuole, rivalutazione delle pensioni. La sanità riceverà la metà dei fondi necessari richiesti dalle Regioni e dallo stesso ministro“, scrive sui social. Tra i capitoli contestati dal leader pentastellato c’è soprattutto quello dell’istruzione. Conte sostiene che il governo abbia previsto una riduzione di oltre 7mila posti, tra quasi 5mila insegnanti e circa 2mila unità di personale amministrativo e collaboratori scolastici. “Uno dei capitoli per noi più dolorosi, oltre al nulla su stipendi e potere d’acquisto, è quello che leggiamo sulla scuola”, afferma Conte. Il leader M5S ricorda che il suo partito aveva proposto di destinare 13,5 miliardi di investimenti, inizialmente legati al progetto del Ponte sullo Stretto, all’edilizia scolastica, per aumentare gli spazi e i servizi destinati agli studenti. “Fortunatamente questa legge di Bilancio è l’ultima per loro. È tempo di mandarli a casa“, conclude.
La replica di Fratelli d’Italia: “Nessun taglio agli insegnanti”
Alle accuse risponde Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che nega la presenza di tagli al personale docente. Secondo l’esponente della maggioranza, la riduzione contestata dall’opposizione sarebbe in realtà una rimodulazione legata a impegni assunti dai precedenti governi nell’ambito del Pnrr. “Non avendo argomenti veri su cui criticare la manovra, la sinistra li inventa”, dichiara Bignami. “Non si parla di tagli di cattedre. Infatti, a fronte di un calo dell’1,5% di studenti si avrà una copertura del turn over del 99,5%. Quindi nessun taglio, nessuna riduzione, soltanto l’applicazione di un principio elementare, tra l’altro deciso dalla stessa sinistra”. Bignami attacca inoltre Conte e il Movimento 5 Stelle sul Superbonus, sostenendo che dovrebbero contribuire a ripianare i costi della misura. “Soldi degli italiani ‘gratuitamente’ usati da Conte per distruggere i conti pubblici”, afferma.
Bonus Giorgetti confermato nel 2027: più soldi in busta paga per chi rinvia la pensione
Tra le novità della manovra arriva invece una conferma per i lavoratori che scelgono di restare in servizio anziché andare in pensione anticipata: il bonus Giorgetti, già noto come bonus Maroni, sarà prorogato anche al 2027. La misura, prevista dall’articolo 54 della legge di Bilancio, consente ai dipendenti che maturano entro il 31 dicembre 2027 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria di rinviare il pensionamento e ricevere direttamente in busta paga la propria quota di contributi previdenziali, normalmente versata all’Inps. L’importo viene riconosciuto senza tassazione, aumentando così lo stipendio netto mensile.
In pratica, chi ha raggiunto i requisiti per lasciare il lavoro può scegliere di continuare a lavorare e ottenere una retribuzione più alta grazie alla somma dei contributi che, in alternativa, sarebbero stati destinati all’ente previdenziale. La scelta comporta però la rinuncia all’accredito di quella quota di contributi per il periodo in cui si beneficia dell’incentivo.
Secondo la relazione tecnica alla manovra, il governo stima circa 7.500 adesioni alla proroga. Di queste, soltanto il 15%, poco più di 1.100 lavoratori, sarebbe effettivamente incentivato a posticipare il pensionamento grazie al bonus. La misura sembra comunque guadagnare terreno. Nei primi otto mesi del 2026 le minori entrate contributive legate all’incentivo hanno raggiunto 21,8 milioni di euro, contro i 2,1 milioni registrati nel 2025. Per il 2027 sono previste minori entrate contributive per 16 milioni di euro, che saliranno a 32,6 milioni nel 2028 e a 33,3 milioni nel 2029. Queste somme risultano quasi interamente compensate dai risparmi derivanti dalle pensioni rinviate, con un impatto complessivo sui conti pubblici pressoché nullo nei primi tre anni.
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