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Casi e casini di borsa/Mediaset allunga il passo, la borsa scommette su tempi lunghi per la decadenza di Berlusconi

Settembre sembra un mese decisivo per molte partite, dalle elezioni in Germania al destino di Telecom Italia, ma soprattutto oggi gli occhi sono puntati su Mediaset, nel giorno in cui la Giunta per le elezioni del Senato avvia (alle ore 15.00) la procedura per dichiarare decaduto Silvio Berlusconi, condannato in via definitiva a 4 anni di carcere (di cui 3 coperti da indulto) al termine del processo Mediaset aver frodato il fisco per 7,3 milioni di euro nelle dichiarazioni dei redditi Mediaset tra il 2002 e il 2003, avendo intascato fondi neri per 280 milioni di euro durante la compravendita di diritti tv negoziati all’estero con il produttore Frank Agrama, senza pagare le relative tasse.

Una procedure che si apre dopo che a sorpresa (ma non troppo) i legali del leader del Pdl ed ex premier italiano hanno depositato un ricorso alla Convenzione europea di Strasburgo (da non confondersi con la Corte di giustizia dell’Unione Europea, che pure ha sede a Strasburgo) contro l’applicabilità al caso specifico della legge Monti-Severino che prevede l’incandidabilità e decadenza di un parlamentare colpito da una sentenza di condanna a titolo definitivo superiore ai 2 anni e dopo che è stata fissata il 19 ottobre a Milano la prima udienza del nuovo processo d’Appello necessario a rideterminare esclusivamente l’entità dell’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso Berlusconi.

Chi si aspettava un calo del titolo Mediaset, o quanto meno una forte volatilità sul titolo, anche considerando i rischi di una crisi di governo che tuttora alcuni paventano in caso di una rapida pronuncia di decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore, è rimasto deluso: oggi infatti il titolo Mediaset a Milano guadagna il 4,82% toccando in chiusura i 3,22 euro per azione peraltro con poco più di 3 milioni di pezzi scambiati a metà seduta, distanti dalla media giornaliera che nell’ultimo mese si è mantenuta sopra gli 8,5 milioni di titoli. Nel complesso la sensazione prevalente è che il titolo recuperi ulteriore terreno (a un anno il bilancio è più che positivo con un aumento delle quotazioni dell’88% circa) in vista del probabile ulteriore allungarsi dei tempi, cosa che in parallelo sembra allontanare l’ipotesi di una caduta del governo Letta che potrebbe avere conseguenze negative in primis sulle aziende del gruppo Berlusconi.

A dare una mano al titolo, oltre ai “rumor” politici, sono tuttavia anche i fondamentali, in ripresa: nel primo semestre il gruppo ha registrato con un utile in calo a 30,1 milioni (dai 42,8 milioni nello stesso periodo 2012) a fronte di ricavi scesi a 1,737 miliardi (da 1,999 miliardi), ma il secondo semestre sembra aprirsi sotto migliori auspici, con la raccolta pubblicitaria di luglio cresciuta del 4% ed un ulteriore recupero segnalato anche in agosto. Due mesi che tradizionalmente non pesano in misura significativa sul bilancio annuale, ma che hanno fornito una nota positiva che mancava da tempo (sono 21 trimestri che la raccolta non cresce su base annua) e che non è sfuggita agli analisti.

Prudente si mostra per ora il management, che conferma i target già noti: taglio dei costi di 450 milioni di euro in tre anni, Ebit margin in risalita sul 20%-25% e un indebitamento netto non superiore ad 1,3 miliardi a fine 2014. Una prudenza che potrebbe contribuire a far raffreddare nuovamente le quotazioni una volta che il clamore mediatico sulle vicende personali di Silvio Berlusconi lascerà spazio all’andamento del mercato pubblicitario italiano ed europeo, che sembra effettivamente aver ormai toccato il fondo ma non è detto riesca a tornare a crescere in tempi brevi. Così per ora il consiglio degli operatori di Milano è di seguire il titolo e provare semmai ad effettuare qualche operazione di trading più riposizionarsi stabilmente attendendosi ulteriori strappi al rialzo delle quotazioni. Politica permettendo, ovviamente.

Luca Spoldi