Mediobanca: il futuro è “wealth management”
Se si dovesse trovare un tratto distintivo delle gestioni Cuccia-Maranghi-Nagel al timone di Mediobanca, forse si potrebbe riassumere con una parola: discrezione. Gli aforismi del fondatore – da “Le azioni si pesano e non si contano” fino a “Il peccato veniale di un banchiere è fuggire con la cassa, quello mortale è… parlare” – hanno di fatto tracciato un solco preciso molto al di là del nome di chi guida l’istituto. Essere il centro di potere del salotto buono della finanza, capace di stabilire pesi, poteri, ripartizioni. Dunque, quando parla Nagel è sostanzialmente “Cassazione”. In una tavola rotonda organizzata da Bloomberg, l’attuale amministratore delegato di Mediobanca sembra tracciare definitivamente la rotta per il futuro. Piazzetta Cuccia ha intravisto nel wealth management il futuro.
Mediobanca: 23% dei ricavi WM a giugno
Attualmente, questa divisione è strategica ma non preponderante. A giugno di quest’anno, infatti, il WM rappresenta il 23% dei ricavi, il 28% degli impieghi e il 12% del margine operativo. Nel bilancio presentato agli analisti si legge che “l’efficienza digitale, l’approccio consulenziale, l’offerta innovativa nei prodotti e sostenibile nel pricing, il valore del brand si confermano elementi fondamentali per l’efficacia del modello del WM in particolare nel nuovo contesto. La divisione ha chiuso l’esercizio 2019/2020 con solidi risultati: raccolta netta annua pari a 4,9 miliardi di euro nell’Affluent e Private, ricavi in crescita del 7% a 584 milioni di euro e ROAC (Return on Allocated Capital, ovvero il rendimento degli investimenti allocati, ndr) al 19%.
Mediobanca: +50% nella gestione patrimoniale
Nell’audio di Nagel si sente il banchiere dire che «anche in assenza di crescita esterna, Mediobanca prevede di aumentare la propria capacità di distribuzione nella gestione patrimoniale del 50% fino al 2023, assumendo consulenti finanziari, private e investment banker. Questo porterà a una crescita elevata a una o due cifre dei ricavi nella gestione patrimoniale».
L’assioma è semplice: la ricchezza degli italiani è ancora notevole, nonostante la crisi economica che stiamo vivendo. Molti, spaventati dal Coronavirus, hanno provato a mobilitare le proprie risorse anche temendo che una patrimoniale potesse abbattersi su di loro. Una tendenza che si riscontra anche a livello mondiale: secondo Pwc, nel 2020 gli AuM arriveranno a 100 trilioni di dollari, in aumento ponderato del 6%.
L’Italia, in Europa, è il secondo paese più interessato a operazioni di impiego della ricchezza privata. Naturale, quindi, che Mediobanca guardi a questo comparto più che a quello della banca tradizionale per accrescere i propri numeri. Anche perché il 2021 e il 2022 saranno anni duri per gli istituti di credito.
Mediobanca: come estendere il raggio d’azione?
Ma che cosa può fare Piazzetta Cuccia per estendere il proprio raggio d’azione? Tramontata la fusione con Banca Generali, impossibilitata a sposarsi con Mediolanum che ha già dichiarato di voler proseguire sulle sue gambe, a quali operazioni potrebbe guardare? Una è Fineco, ma il sentiero è molto stretto: dopo la definitiva uscita di Unicredit nel 2019, la banca guidata da Alessandro Foti è piuttosto “libera”: il primo azionista è Blackrock con l’8,8%. Difficile pensare che si possano “radunare” tutte le partecipazioni per una fusione con Mediobanca. Tra l’altro, a voler essere precisi, la capitalizzazione di Borsa più alta è quella di Fineco (poco superiore agli 8 miliardi) mentre Piazzetta Cuccia ne vale “solo” 6,8. Tra le grandi realtà rimane solo Fideuram, la costola di Intesa SanPaolo che è stabilmente al top della raccolta (a ottobre oltre il miliardo). E che, proprio per questo motivo, non avrebbe grande ragione per “sposarsi”.
Mediobanca: le alternative in campo
Le alternative sono due. La prima è che qualche operatore straniero decida di lasciare l’Italia – come avvenne con Barclays nel 2016, quando cedette proprio a Mediobanca le sue 89 filiali divenute CheBanca! – a causa dei tagli necessari nel post-Covid. Sarebbe un azzardo, visto che il sistema creditizio nostrano è più solido di tanti altri Paesi. L’unico che potrebbe farci un pensierino è Deutsche Bank, che ha già annunciato di voler procedere all’esubero di 248 dipendenti tra marzo e dicembre 2021, con la conseguente chiusura di 14 sportelli. Ma perché dovrebbe fare analogo percorso anche sul wealth management?
L’altra idea, che infatti Nagel ha già sibilato, è quella di procedere a un robusto sistema di “prelievo” dei banker con i portafogli più interessanti, di fatto erodendo quote di mercato ai tre principali player e sottraendo professionisti alle altre reti. L’idea c’è, il tempo per raggiungere gli obiettivi anche. D’altronde, diceva Cuccia, “il potere è cosa che va maneggiata con cura, se non vuoi rimanerne vittima”. E il peso del potere di Mediobanca deve essere sorretto dai manager, a costo di provarle tutte pur di crescere.

