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Battere le attese non è bastato a Mediobanca che oggi ha visto il titolo perdere l’8% in borsa, complice una seduta condizionata dalle incertezze generate dall’esito del voto politico di ieri in Italia, conclusasi con indici in calo di poco meno di 5 punti percentuali a Milano, in scia a crolli che hanno colpito l’intero settore finanziario con titoli come Mediolanum, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare sospesi per eccesso di ribasso nel corso della seduta e terminati con cali tra l’8% e il 10%.

La banca d’affari guidata da Alberto Nagel ha tuttavia potuto annunciare un primo semestre fiscale, chiuso a fine dicembre, che ha visto l’utile netto raddoppiare (123,8 milioni di euro contro i 63,4 di dodici mesi prima) nonostante 95 milioni di perdita legati alla svalutazione della partecipazione in Telco (holding di controllo di Telecom Italia, i cui titoli sono stati svalutati a 1,2 euro per azione dai precedenti 1,5 euro). Un dato migliore delle attese grazie in particolare al taglio dei costi più aggressivo delle previsioni (-5,9% da 399,2 a 375,6 milioni) che ha compensato il calo del margine d’interesse (-6,7% da 554,6 a 517,7 milioni) a sua volta in scia all’andamento del corporate e investment banking (157,4 milioni contro i 204,5 di un anno prima) condizionato sia da minori volumi creditizi (-15,8%) sia da un calo dei rendimenti della tesoreria.

In contenuto calo i proventi da negoziazione (106,5 milioni dai 112,5 milioni di un anno prima), che beneficiano del restringimento degli spread sui titoli sovrani, calano invece le commissioni a 201 da 234,4 milioni (-14,2%) mentre aumenta lievemente il contributo delle “società consolidate ad equity”, ossia le partecipazioni strategiche, grazie al contributo “in buona misura non ricorrente” di Gemina (27,2 milioni), che ha assorbito le perdite operative di Rcs MediaGroup (-18,7 milioni), mentre anche Generali ha dato una mano a far migliorare i conti con 75,6 milioni contro i 65,9 milioni di un anno prima.

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