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Mercati, torna il panico: Asia al tappeto e future americani in rosso. Che cosa succede

Anche i prezzi del gas sono volati alle stelle. Tutti i dettagli

Mercati, torna il panico: Asia al tappeto e future americani in rosso. Che cosa succede

Mercati, torna il panico

I mercati perdono colpi e vanno in affanno coi prezzi del petrolio che sono tornati sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio a causa dell’intensificarsi del conflitto nel Golfo, che ha scosso i mercati obbligazionari e ha riacceso i timori di un nuovo shock inflazionistico.

Stamani le Borse asiatiche crollano e i future a Wall Street sono deboli, cosi’ come quelli europei, dopo che ieri il Nasdaq ha perso oltre il 2%, trascinato al ribasso dall’impennata del prezzo del greggio e dai cali del 14% e del 7% delle azioni di Tesla e Alphabet, i cui piani di spesa non sono riusciti a placare le preoccupazioni degli investitori sull’andamento del settore dell’IA.

Oggi in Asia il Brent si e’ mantenuto sopra 100 dollari, dopo essere balzato del 7% durante la notte, raggiungendo un top da 2 mesi di 102 dollari, sulla scia degli attacchi degli Houthi, alleati dell’Iran, contro le petroliere saudite nel Mar Rosso, che hanno bloccato lo stretto di Bab al-Mandab, la seconda arteria cruciale per le forniture globali di petrolio dal Medio Oriente, mentre prosegue la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.

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A due settimane dalla fine della tregua provvisoria volta a porre fine alla guerra, l’esercito statunitense ha lanciato fino a ieri attacchi aerei contro l’Iran, mentre Teheran ha sparato contro i paesi arabi confinanti che ospitano basi statunitensi. Questa escalation del conflitto, che non mostra segni di attenuazione ma che anzi rischia di peggiorare, ha fatto salire di quasi il 40% il Brent solo questo mese.

Anche i prezzi del gas sono volati alle stelle e, come ha avvertito Helima Croft, analista di RBC Capital Markets, il rischio che la guerra diventi piu’ ampia potrebbe spingere il prezzo del petrolio oltre il picco di 139 dollari al barile raggiunto nel 2022 in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, o addirittura sopra il record di 147 dollari del 2008.

Questa situazione, come spiega Arne Rasmussen, analista capo di Global Risk Management, potrebbe diventare “un uragano perfetto per il mercato”, tanto piu’ che ieri Donald Trump ha ricostruito il muro tariffario che era stato abbattuto dalla Corte Suprema all’inizio di quest’anno imponendo nuovi dazi doganali di almeno il 10% a 60 paesi, tra cui Regno Unito, Messico, Unione Europea, Giappone, Taiwan e Corea del Sud. Le nuove imposte, basate sui risultati di un’indagine condotta dall’ufficio del rappresentante commerciale Usa sul lavoro forzato, entreranno in vigore stamani, peggiorando il quadro inflazionistico generale.

L’impennata del petrolio e l’aspettativa che le principali banche centrali dovranno sbrigarsi a rialzare i tassi, ha colpito anche i mercati obbligazionari, spingendo i rendimenti dei Treasury al top degli ultimi 18 mesi, sopra il 4,71% per la prima volta dal gennaio 2025.

Inoltre ieri la Bce ha lasciato invariati i tassi al 2,25%, avvertendo che “l’impatto inflazionistico dello shock energetico dovra’ ancora manifestarsi” e rimandando alla riunione di settembre la decisione di un nuovo eventuale rialzo. Anche la Fed dovrebbe alzare i tassi d’interesse di un quarto di punto almeno due volte entro marzo. Tutto cio’ rappresenta un notevole ribaltamento delle aspettative precedenti al conflitto con l’Iran, quando gli operatori si aspettavano un taglio dei tassi da parte della Fed e delle altre banche centrali.

Nel frattempo stamani il Kospi a Seul perde circa il 5% e il Nikkei a Tokyo va giu’ quasi del 3%, mentre Hong Kong e Shanghai arretrano piu’ di un punto percentuale. Anche il biglietto verde si rafforza e lo yen rimane bloccato ai minimi da 40 anni, mentre il Dipartimento del Tesoro statunitense ha messo in guardia la Boj contro l’eccessiva volatilita’ della sua valuta e ha chiesto un aumento dei tassi da parte della Banca del Giappone.

Intanto i future a Wall Street sono deboli, anche quelli sul Nasdaq che perdono lo 0,2%, nonostante gli ottimi risultati di Intel, le cui azioni nell’after hour avanzano del 4%, mentre gli investitori la prossima settimana dovranno fare i conti con le decisioni della Fed, alle prese con le crescenti pressioni inflazionistiche, e con i risultati trimestrali delle piu’ importanti aziende tecnologiche, dopo il primo assaggio deludente da parte di Alphabet e Tesla.

Piu’ nel dettaglio Microsoft e Meta Platforms pubblicheranno i loro bilanci mercoledi’ prossimo e Apple e Amazon lo faranno giovedi’. Il quadro generale, con l’aumento dei dazi Usa, l’emissione di buoni del Tesoro statunitensi in crescita, il petrolio alle stelle e le spese per l’intelligenza artificiale fuori controllo non promette niente di buono e accresce i rischi a lungo termine.

Oggi oltre all’inflazione di base in Giappone, che e’ salita dell’1,6% a giugno, in linea con le attese, usciranno i PMI delle principali economie. A questo proposito saranno da monitorare soprattutto le prospettive sui prezzi alla luce del recente rialzo delle quotazioni petrolifere e dell’escalation della guerra tra USA e Iran. Inoltre sul fronte macro saranno diffuse le vendite Usa di nuove case a giugno.