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Mps, i soci affossano la fusione con Mediobanca. Il 64% vota no

In assemblea il no raccoglie il 63,65% del capitale presente. Sconfitta per l’ad Lovaglio, che aveva difeso l’operazione davanti ai soci

Mps, i soci affossano la fusione con Mediobanca. Il 64% vota no

Mps, i soci affossano la fusione con Mediobanca

I soci di Monte dei Paschi dicono no alla fusione per incorporazione di Mediobanca. L’assemblea straordinaria riunita oggi a Siena ha respinto la delibera con il 63,65% di voti contrari, contro il 32,91% di favorevoli e il 3,42% di astenuti. Al momento del voto era rappresentato il 65,86% del capitale: il fronte del no vale quindi circa il 42% dell’intero capitale della banca.

Un esito che pesa sull’amministratore delegato Luigi Lovaglio. In apertura dei lavori il manager aveva difeso l’operazione, definendola “il completamento societario di un progetto industriale avviato lo scorso anno”. Il progetto è la diretta conseguenza della scalata di Siena a Piazzetta Cuccia, andata in porto con oltre l’86% delle adesioni: Mediobanca, acquisita dal Monte nel 2025, è però rimasta finora una società distinta. La fusione aveva già ottenuto il via libera della Bce all’inizio di settembre.

Decisivo lo schieramento dei grandi azionisti. Francesco Gaetano Caltagirone ha sempre sostenuto di preferire una Mediobanca autonoma e quotata, e proprio la fusione è stata all’origine della sua rottura con Lovaglio. Alla vigilia avevano annunciato il voto contrario Caltagirone e il fondo norvegese Norges Bank, oltre al gruppo Benetton. Assenti invece il Tesoro e Banco Bpm.

Sullo sfondo resta la partita aperta da Intesa Sanpaolo, che il 27 ottobre ha ottenuto dalla Bce il via libera all’acquisizione del controllo di Mps. La fusione con Mediobanca non rientrava tra le condizioni poste da Ca’ de Sass per proseguire la propria offerta; Intesa si era limitata a chiedere il voto contrario, preferendo realizzare l’integrazione solo dopo la chiusura dell’Opas per ridurre i rischi sull’integrazione informatica e operativa ed evitare duplicazioni di costi.

A favore dell’operazione si erano invece espressi i proxy advisor ISS e Glass Lewis, in ragione delle sinergie attese, mentre Fondazione Mps e Plt Holding di Pierluigi Tortora avevano confermato il sostegno all’amministratore delegato.

Il voto sulla fusione è stato anticipato, con un cambio di programma, in apertura della parte straordinaria. Tra i dieci punti all’ordine del giorno figurano anche le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, il dividendo da 4 miliardi e l’acquisto della partecipazione del 13,2% in Generali.

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