Mps ancora sulle montagne russe in borsa in attesa del via libera da parte di Consob, Bce e assemblea degli azionisti (convocata il 24 novembre) all’offerta volontaria su undici emissioni obbligazionarie subordinate del valore complessivo di 4,3 miliardi con obbligo per gli aderenti di reinvestire il corrispettivo incassato nella sottoscrizione di titoli azionari Mps di nuova emissione. L’offerta, che potrebbe essere estesa ad un altro miliardo di bond tra Titoli Fresh 2008 e Offerta Fresh 2008, potrebbe partire lunedì 28 novembre prossimo ed eventualmente concludersi venerdì 2 dicembre, così da evitare le insidie del voto referendario del 4 dicembre.
L’offerta è apparsa subito molto allettante per i bondholder, visto che Mps si è detta pronta a pagare l’85% del valore nominale per le tre emissioni Lower Tier 1 e il 100% per sette emissioni Upper Tier 2, mentre per l’emissione Fresh “perpetual” del 2003 viene offerto il 20% del valore. Tutti valori che incorporano un premio cospicuo rispetto alle quotazioni degli scorsi giorni e che infatti hanno già provocato commenti positivi da parte di numerosi fondi hedge che avevano i titoli in portafoglio o che stanno provando a comprarli ora sul mercato, in alcuni casi cedendo titoli azionari Mps per finanziare l’operazione, cosa che aumenta ulteriormente la volatilità del titolo.
Non è però detto che l’adesione sia vicina al 100%, anzi. Se un fondo come Attestor Capital Llc, specializzato in investimenti in debito “distressed”, avendo rastrellato sul mercato una cifra si dice vicina al miliardo di euro di bond Upper Tier 2 a valori decisamente inferiori a quelli dell’offerta potrebbe aderire per monetizzare la plusvalenza e poi fare leva sul suo ruolo di neo-azionista per mettere le mani su una fetta della futura maxi-cartolarizzazione di sofferenze di Siena, altri come Generali, che dovrebbe avere in portafoglio circa 400 milioni di bond targati Siena, potrebbero avere qualche maggior imbarazzo.
Mettetevi nei panni di Philippe Donnet: se Generali convertirà i suoi bond in azioni di nuova emissione, otterrà nell’immediato una plusvalenza di alcune decine di milioni. Per contro se l’operazione di swap avrà successo anche solo al 40%-50%, Mps raccoglierebbe i primi 1,5-2 miliardi circa di capitali; a questo punto quella decina di investitori istituzionali (tra cui potrebbe esservi il fondo sovrano del Qatar, Qia) che hanno vincolato la loro adesione nel ruolo di “anchor investor” al superamento dello scoglio del 4 dicembre potrebbero a loro volta aderire e versare nelle casse di Mps altri 1,5-2 miliardi.
Le banche del consorzio di collocamento dell’aumento di capitale, rassicurate dal fatto che la capitalizzazione dell’istituto sarebbe a quel punto risalita ad almeno 3,7-4 miliardi e che resterebbero da raccogliere non più di 1-2 miliardi sul mercato retail, non avrebbero difficoltà a impegnarsi a sottoscrivere l’eventuale inoptato e tutto finirebbe con brindisi sotto l’albero di Natale, prima che gli ulteriori aumenti di Unicredit (10-13 miliardi di euro di possibile aumento), BpVi e Veneto Banca (tra 1 e 2,5 miliardi di aumento per coprire la cessione di 4 degli 8 miliardi di Npl in portafoglio) e probabilmente Banca Carige (attorno ai 500 milioni su richiesta della Bce) facciano salire il conto di altri 15-16 miliardi.
In questo caso Generali si ritroverebbe ad avere una quota tra il 6,8% e l’8% di Mps a fine operazione, troppo per considerare i titoli semplici attività finanziarie disponibili alla vendita, per di più in una banca con cui l’ipotesi di stabilire relazioni “industriali”, appare complicata, perché tra gli azionisti di Mps, col 3,17%, c’è Axa, il concorrente francese di Generali con cui Donnet ha già chiarito che il gruppo italiano non ha alcuna intenzione di fondersi, nonostante siano circolate numerose voci al riguardo ancora un paio di mesi fa. Curiosamente, ma non troppo, gli analisti di Mediobanca Securities definiscono questo quadro “un’interessante opportunità” per Generali, in quanto così il gruppo “potrebbe tornare nuovamente nelle attività di banca-assicurazione del suo mercato domestico dopo l’esperienza con Intesa ai tempi di Intesa Vita (tramite Alleanza Assicurazioni)”.
Alla fine il gruppo triestino dovrà scegliere: se non aderisce all’offerta di Mps rischia di contribuire a farla fallire, se aderisce integralmente e si defila da Atlante 2 mette a rischio la cartolarizzazione di Npl dello stesso Mps, salvo al suo posto non subentri proprio Axa, cosa che ulteriormente darebbe fiato alle voci di una “liason dangereuse” a tre italo-francese che il governo Renzi non gradisce. Resta la possibilità di un’adesione parziale, augurandosi che l’operazione imbastita da Marco Morelli con l’assistenza di Jp Morgan e Mediobanca vada in porto, o che il governo Renzi non sia comunque più in grado di porre ostacoli a un’alleanza a tutto campo coi francesi, dopo il 4 dicembre.

