L'amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola e' stato ascoltato questa mattina, per oltre 3 ore, nell'ambito dell'udienza del processo per la ristrutturazione di Alexandria. Viola ha confermato di aver trovato il cosiddetto 'mandate agreement' nella cassaforte dell'ex Dg Antonio Vigni, oggi presente in aula come imputato, il 10 ottobre 2012.

''Tra fine maggio e giugno 2012 - ha detto Viola - si e' proceduto a un rinnovamento della struttura manageriale della banca, comprese le persone che avevano la responsabilita' dell'area finanza, assunsi Vicinanza e a meta' giugno entro' in banca Bernardo Mingrone con il ruolo di Cfo. Da quel momento avviammo una attivita' di verifica del portafoglio finanziario, cosa che e' abbastanza una consuetudine''. Si tratto' di un lavoro ''molto intenso'' e a settembre ''Vicinanza nell'ambito dell'attivita' di verifica chiese a Contena se esisteva documentazione attinente ad attivita' fatta con Nomura su Alexandria e sull'investimento in titoli di Stato. Contena comunico' e consegno' a Vicinanza una bozza del mandate agreeement allegato a una mail e dichiaro' che la mail fu ricevuta per errore. Da li' inizio' un approfondimento tecnico sul documento che in prima battuta non evidenziava effetti''.

Era un documento ''molto corposo, in inglese, che andava letto e studiato con attenzione''. ''Il 20 settembre - e' ancora il racconto di Viola - Mingrone chiese a Valentino Fanti (segretario di presidenza, n.d.r.) se esisteva documentazione relativa a Nomura, la struttura di Fanti fece una ricerca e trovo' nell'archivio informatico una copia del mandate agreement sottoscritto, un paio di mail e c'era scritto che era depositato in cassaforte. Migrone accelero' la valutazione degli impatti'' mentre ''Fanti coinvolse Leandri dell'audit per avviare le procedure di ricerca del documento in una cassaforte, nell'archivio non c'era scritto quale''. Questo mentre Viola e Mingrone erano all'estero per un roadshow.

''Il 10 ottobre io e Leandri andammo alla cassaforte del Dg, nell'ufficio in quel momento occupato dal presidente del collegio sindacale, e fu trovato il documento originale firmato dalla banca. Ci preoccupammo di informare gli organismi di vigilanza, fu inviato il 15 ottobre sia a Bankitalia che a Consob e il 16 fu consegnato alla Guardia di Finanza tutto il contenuto della cassaforte''. Viola ha precisato di non aver ''mai occupato l'ufficio di Vigni''. Viola ha anche spiegato che ''nel mandate agreement non c'era riferimento a numeri ma aspetti contrattuali, per avere contezza esatta dell'impatto del mandate dovemmo aspettare il 27 settembre quando ricevemmo una mail da un dirigente Nomura'' da cui si apprendeva che era di ''220 milioni il costo implicito a carico della banca''.

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L'amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola e' stato ascoltato questa mattina, per oltre 3 ore, nell'ambito dell'udienza del processo per la ristrutturazione di Alexandria. Viola ha confermato di aver trovato il cosiddetto 'mandate agreement' nella cassaforte dell'ex Dg Antonio Vigni, oggi presente in aula come imputato, il 10 ottobre 2012.

''Tra fine maggio e giugno 2012 - ha detto Viola - si e' proceduto a un rinnovamento della struttura manageriale della banca, comprese le persone che avevano la responsabilita' dell'area finanza, assunsi Vicinanza e a meta' giugno entro' in banca Bernardo Mingrone con il ruolo di Cfo. Da quel momento avviammo una attivita' di verifica del portafoglio finanziario, cosa che e' abbastanza una consuetudine''. Si tratto' di un lavoro ''molto intenso'' e a settembre ''Vicinanza nell'ambito dell'attivita' di verifica chiese a Contena se esisteva documentazione attinente ad attivita' fatta con Nomura su Alexandria e sull'investimento in titoli di Stato. Contena comunico' e consegno' a Vicinanza una bozza del mandate agreeement allegato a una mail e dichiaro' che la mail fu ricevuta per errore. Da li' inizio' un approfondimento tecnico sul documento che in prima battuta non evidenziava effetti''.

Era un documento ''molto corposo, in inglese, che andava letto e studiato con attenzione''. ''Il 20 settembre - e' ancora il racconto di Viola - Mingrone chiese a Valentino Fanti (segretario di presidenza, n.d.r.) se esisteva documentazione relativa a Nomura, la struttura di Fanti fece una ricerca e trovo' nell'archivio informatico una copia del mandate agreement sottoscritto, un paio di mail e c'era scritto che era depositato in cassaforte. Migrone accelero' la valutazione degli impatti'' mentre ''Fanti coinvolse Leandri dell'audit per avviare le procedure di ricerca del documento in una cassaforte, nell'archivio non c'era scritto quale''. Questo mentre Viola e Mingrone erano all'estero per un roadshow.

''Il 10 ottobre io e Leandri andammo alla cassaforte del Dg, nell'ufficio in quel momento occupato dal presidente del collegio sindacale, e fu trovato il documento originale firmato dalla banca. Ci preoccupammo di informare gli organismi di vigilanza, fu inviato il 15 ottobre sia a Bankitalia che a Consob e il 16 fu consegnato alla Guardia di Finanza tutto il contenuto della cassaforte''. Viola ha precisato di non aver ''mai occupato l'ufficio di Vigni''. Viola ha anche spiegato che ''nel mandate agreement non c'era riferimento a numeri ma aspetti contrattuali, per avere contezza esatta dell'impatto del mandate dovemmo aspettare il 27 settembre quando ricevemmo una mail da un dirigente Nomura'' da cui si apprendeva che era di ''220 milioni il costo implicito a carico della banca''.

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