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Mutui, conviene passare al fisso? Chi ha il variabile rischia un conto salato. Le previsioni

L’intervista a Gabriel Debach, market analyst di eToro. Ecco che cosa ci aspetta

Mutui, conviene passare al fisso? Chi ha il variabile rischia un conto salato. Le previsioni

Mutui, conviene passare al fisso?

L’annuncio dell’uscita di Christine Lagarde dalla presidenza della BCE ha riacceso i timori di chi ha un mutuo. Ma il cambio al vertice di Francoforte non è l’unica variabile da tenere d’occhio. Dopo i rialzi di giugno e settembre, il mercato sconta un nuovo aumento dei tassi già a dicembre, e i futures sull’Euribor indicano ulteriori ritocchi nel corso del 2027.

Sullo sfondo resta l’inflazione, ancora alimentata dalle pressioni energetiche. Per chi ha un tasso variabile, quindi, le rate potrebbero tornare a salire. Per chi valuta il passaggio al fisso o una surroga, invece, la discesa degli IRS dai massimi di settembre apre qualche spiraglio, anche se non per tutti.

Ne abbiamo parlato con Gabriel Debach, market analyst di eToro, per capire cosa cambia davvero per le famiglie e come muoversi tra variabile, fisso, surroga e momenti di difficoltà nel pagare la rata.

Chi ha un mutuo deve preoccuparsi del dopo Lagarde?

    Il cambio di presidente della BCE non modifica automaticamente la rata. Chi ha già un mutuo a tasso fisso mantiene le condizioni contrattuali. Per il variabile contano il parametro previsto dal contratto, generalmente l’Euribor, lo spread e le scadenze di aggiornamento.

    Chi ha un mutuo deve guardare soprattutto all’inflazione e alla direzione dei tassi. Il cambio alla presidenza della BCE conta, perché può influenzare la comunicazione e gli equilibri interni, ma le decisioni restano collegiali. E il rischio di una nuova stretta monetaria si era già materializzato prima dell’annuncio di Lagarde, con i rialzi di giugno e settembre. Il mercato incorpora inoltre un’elevata probabilità di un nuovo aumento di 25 punti base già nella prossima riunione di dicembre, mentre per il 2027 restano aperte le prospettive di ulteriori interventi, con marzo tra le riunioni da osservare.

    Difficile poi isolare l’effetto dell’annuncio, ma attribuire al dopo Lagarde l’aumento del rischio sui mutui significherebbe trascurare un movimento iniziato mesi prima. La variabile che può condizionare il costo del denaro resta soprattutto l’inflazione, con le pressioni energetiche che continuano ad alimentare il rischio di ulteriori interventi restrittivi.

    Per chi ha il variabile, il peggio è davvero passato oppure le rate potrebbero tornare a salire?

    Le rate potrebbero tornare a salire e considerare definitivamente chiusa la fase di rischio sarebbe prematuro. Al 29 ottobre l’Euribor a tre mesi si attesta al 2,643%, ma i futures fotografati il 30 ottobre incorporano un tasso implicito del 2,865% per dicembre 2026, del 3,10% per marzo 2027 e di circa il 3,33% per la seconda parte dell’anno.

    Parliamo di quasi 70 punti base di differenza tra il fixing attuale e i livelli impliciti di fine 2027. Sono aspettative di mercato, soggette a revisioni e componenti tecniche, ma non descrivono un percorso di progressiva discesa durante il prossimo anno.

    Rispetto ai picchi di tensione di settembre, le aspettative sui tassi si sono parzialmente ridimensionate. Ma il recupero dei futures di ottobre non ha cancellato il riprezzamento osservato durante l’estate. La parte più significativa della risalita implicita si concentra nella prima metà del 2027, seguita da una sostanziale stabilizzazione.

    La variabile decisiva resta la persistenza dello shock energetico e la sua trasmissione agli altri prezzi. La BCE continua a segnalare rischi al rialzo per l’inflazione. Essere sotto i massimi del passato non garantisce che la prossima rata sarà più bassa.

    Chi oggi paga una rata variabile dovrebbe passare al fisso oppure rischia di bloccare un tasso troppo alto?

    Oggi direi come il passaggio al fisso merita di essere valutato con maggiore attenzione rispetto a qualche mese fa. Il mercato infatti continua a incorporare il rischio di ulteriori rialzi dei tassi nel 2027, mentre le condizioni di riferimento per i mutui fissi sono migliorate rispetto ai picchi di settembre.

    Questo rende la possibilità di bloccare la rata più interessante, ma non necessariamente più conveniente per tutti. L’IRS ventennale, uno dei principali parametri utilizzati dalle banche per determinare i tassi fissi, è sceso dal 3,74% di settembre al 3,48% del 29 ottobre. Nel frattempo, i futures sull’Euribor a tre mesi incorporano tassi intorno al 3,34% per la seconda parte del 2027, contro un livello attuale del 2,64%. Il confronto non è diretto, perché si tratta di parametri diversi, ai quali si aggiungono gli spread bancari, ma mostra il dilemma: proteggersi da un possibile aumento del variabile, accettando eventualmente una rata iniziale più alta.

    La discriminante è proprio quanto costa oggi questa protezione. Se il fisso offerto dalla banca è vicino al tasso variabile già pagato, bloccare la rata può essere ragionevole, soprattutto per chi ha poco margine nel bilancio familiare. Se invece il differenziale è ampio, il passaggio potrebbe significare pagare subito di più per assicurarsi contro un rialzo che il mercato già sconta, ma che potrebbe anche non verificarsi.

    Il rischio di fissare un tasso che successivamente potrebbe scendere esiste. Ma esiste anche quello di restare esposti a nuovi aumenti. Per una famiglia che può assorbire oscillazioni della rata, il variabile conserva una sua logica. Per chi è già vicino al limite di sostenibilità, la certezza può valere più del possibile risparmio futuro. La scelta deve reggere anche se la previsione sui tassi si rivela sbagliata.

    Chi ha acceso un mutuo fisso quando i tassi erano alti farebbe bene a cercare subito una surroga?

    Verificare le offerte ha senso. La convenienza, però, dipende dalla distanza fra il tasso del proprio contratto e quello concretamente ottenibile oggi.

    La surroga permette di trasferire il mutuo presso un altro istituto senza costi per il cliente, mantenendo invariato il debito residuo. Ma una rata inferiore non equivale necessariamente a un risparmio complessivo. Se la riduzione derivasse soprattutto dall’allungamento della durata, si potrebbe finire per pagare più interessi nel tempo.

    La recente flessione degli IRS rispetto ai massimi di settembre offre un motivo per verificare le condizioni disponibili, ma non garantisce che tutte le offerte siano diventate più convenienti.

    Se la rata diventa insostenibile, che cosa può fare una famiglia prima di saltare un pagamento?

    Contattare la banca ai primi segnali di difficoltà è il passaggio più importante. Intervenire prima che si accumulino arretrati permette di valutare con maggiore margine le possibili soluzioni (rinegoziazione delle condizioni, eventuale allungamento della durata, opzioni contrattuali di sospensione e coperture assicurative già sottoscritte).

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