ANBI: presentata oggi a Roma l’annuale Assemblea Nazionale dei 142 consorzi di bonifica e irrigazione, focus su acqua e cambiamento climatico
La gestione delle risorse idriche in un’epoca di profondi stravolgimenti climatici è diventata un’emergenza non più rimandabile per il Sistema Paese. Questo è l’inequivocabile messaggio che emerge dalla conferenza stampa di presentazione dell’Assemblea Nazionale 2026 dell’ANBI.
L’annuale Assemblea Nazionale, che raccoglie i ben 142 Consorzi di bonifica ed irrigazione italiani, si terrà l’1 e 2 Luglio 2026 a Roma. Sotto il titolo “L’acqua è strategia: il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace”, i consorzi si riuniranno con i massimi vertici istituzionali per un confronto serrato su diplomazia nel Mediterraneo, coesione territoriale e innovazione agricola. Un appuntamento di altissimo profilo, animato da Ministri (Tajani, Foti, Lollobrigida) e leader delle associazioni di categoria.
Durante la presentazione è intervenuto Massimo Crespi, Presidente di Radarmeteo & Hypermeteo. I dati da lui presentati ci mostrano come il Nord Italia sia diventato, a tutti gli effetti, un hot spot mondiale per l’aumento del rischio grandine. Ma l’analisi di Crespi si spinge oltre, fino al Polo Nord, definito “nuovo crocevia strategico mondiale” dove si intrecciano gli appetiti cinesi e americani, e dove persino la nostra intelligence osserva da vicino. L’analisi snocciola dati economici devastanti: con un innalzamento termico di 2 gradi perderemo il 15% del turismo internazionale; con 3 gradi le rese agricole crolleranno del 20%; con 4 gradi l’80% delle nostre stazioni invernali dovrà dire addio alla neve. E la soluzione? L’Italia ha un disperato bisogno di un sistema di monitoraggio unitario per smettere di rincorrere le emergenze.
Il climatologo Massimo Crespi ha spiegato come l’aumento delle temperature globali stia stravolgendo i nostri “schemi” storici. L’ anticiclone delle Azzorre è stato definitivamente marginalizzato, lasciando il campo aperto alle continue incursioni dell’anticiclone africano. L’Italia è sprovvista di una visione climatica unitaria: le decisioni vengono prese affidandosi a un debole “collage” di dati frammentati forniti dalle singole ARPA regionali. Una carenza gravissima per una Nazione che ospita, dal Nord al Sud, climi dolomitici e la macchia mediterranea.
Nei prossimi giorni, complice l’arrivo de El Niño, farà lo stesso caldo (circa 26 gradi) ad Agrigento e a Cortina d’Ampezzo, a oltre 1200 metri di quota, mentre sia in Cadore che a Catanzaro si toccheranno i 29 gradi. Un caldo anomalo che segue una primavera risultata la terza più calda di sempre in Europa e la seconda in Italia dal 1950. Questo ha letteralmente polverizzato le riserve di neve sulle Alpi: l’indice SWE (Snow Water Equivalent) segna infatti un deficit che supera il 60% in Lombardia e sprofonda tra il -67% e il -81% in Piemonte.
“Facile era ed è prevedere le conseguenze di tale situazione, confermate da quanto sta avvenendo sui corpi idrici del distretto padano ed in quello delle Alpi Orientali: falde sotterranee in costante decrescita”, evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.
“La perdurante insufficienza di invasi non ha permesso di raccogliere buona parte della pioggia caduta sul Nord nei mesi di gennaio e febbraio. Nel solo Veneto, dove il comparto agricolo è già ora in sofferenza, tale quantità, nel primo bimestre dell’anno, è stimabile in poco meno di 1 miliardo di metri cubi d’acqua! Avvio concreto del Piano Invasi Multifunzionali, da noi proposto con Coldiretti ed efficientamento della rete idraulica devono diventare scelte strategiche per il futuro del Paese”, ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.
Altrettanto allarmante è la situazione del fiume Po. A Pontelagoscuro la portata è scesa sotto la soglia critica dei 450 metri cubi al secondo. Questo significa che le barriere non tengono più e l’acqua salata del mare sta risalendo i rami del Delta, costringendo i consorzi a bloccare l’irrigazione per non avvelenare i campi di sale. Un disastro che nel 2022 è costato al Paese 4 miliardi di euro e che oggi spaventa l’intero agroalimentare settentrionale.
“Sta accadendo quanto da tempo paventato a causa del diverso manifestarsi degli eventi atmosferici, dell’insufficiente manto nevoso in quota e dell’anticipato caldo estivo con le correlate necessità colturali. Il timore è che quanto si sta registrando in Polesine sia prologo ad una situazione d’emergenza idrica, interessante l’importante areale dell’agroalimentare nell’Italia Settentrionale, già colpito dalla grande siccità del 2022; da allora tale fenomeno è costato annualmente 4 miliardi di euro all’economia del sistema Paese”, ha commentato Franceso Vincenzi, Presidente di ANBI.
L’altra faccia della medaglia vede invece 810 eventi estremi da inizio anno, tra questi figurano grandinate eccezionali con chicchi fino a 7,5 centimetri di diametro nel Torinese, e il recente tornado a Roma, che ha spazzato via alberi con venti a oltre 100 chilometri all’ora. Tutto ciò è generato da un Mar Mediterraneo diventato una pentola a pressione, con temperature dell’acqua nell’area occidentale arrivate a superare di oltre 5 gradi la media storica di fine maggio. Questi violenti sbalzi termici e ciclonici hanno riempito a dismisura gli invasi meridionali: i bacini calabresi del Menta e dell’Alaco sono colmi al 95% e 96%, l’invaso campano di Conza è al 97%, e in Basilicata le dighe trattengono oltre 331 milioni di metri cubi d’acqua, pari all’84% del riempimento autorizzato.
Quello che è emerso durante la conferenza stampa di oggi rappresenta una “Italia Spaccata in Due”. Partendo dal disastro idrico del Nord: in Piemonte le precipitazioni sono inferiori del 23% e manca quasi metà della neve (-47%), in Lombardia il deficit di riserva nivale crolla a -58% e in Veneto piove il 39% in meno rispetto all’anno idrogeologico precedente. Mettendo a confronto questi dati con quelli dedicati al Sud, si rimane sbalorditi. Troviamo una Puglia che registra un clamoroso +60% di acqua negli invasi della Capitanata, una Sicilia a +65%, e bacini calabresi (come il Menta e l’Alaco) che sfiorano il 95% della loro capacità di riempimento. Mai come in ora l’Italia appare divisa in due mondi climatici opposti, rappresentando una sfida strutturale per la gestione delle risorse idriche nazionali nel 2026.
“Ancora una volta abbiamo tutti i dati necessari ad intervenire in prevenzione, evitando di pagare molto di più per riparare i danni, senza considerare il rischio di vittime. Ora, però, bisogna passare dalle parole ai fatti, perché anche i progetti ed una parte significativa delle risorse ci sono!“, ha dichiarato Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.
“E’ il Sud quest’anno la cassaforte idrica d’Italia, confermando la tendenza meteorologica ad alternare stagioni siccitose e ricche d’acqua. Alla politica chiediamo l’attenzione del buon padre di famiglia, perché è evidente la necessità di aumentare la resilienza delle comunità e delle economie locali, efficientando le opere idrauliche esistenti, realizzando nuovi invasi per trattenere le acque di pioggia sul territorio, creando le reti utili a trasportare l’acqua da un territorio all’altro, secondo necessità”, ha commentato Franceso Vincenzi, Presidente di ANBI.
Continua l’impegno di ANBI nel Piano Invasi Multifunzionali. L’obiettivo è abbandonare l’epoca delle grandi dighe per passare a una rete di bacini, attraverso strutture perfettamente integrate col paesaggio, con un bassissimo impatto ambientale e tempi di realizzazione ed autorizzazione rapidissimi. La logica è semplice: creare una rete per trattenere l’acqua in eccesso quando i nubifragi flagellano il territorio, immagazzinandola per rilasciarla dolcemente nei mesi di secca, servendo i cittadini, l’agricoltura e le reti energetiche. Una soluzione concreta per fare in modo che l’acqua smetta di essere un’emergenza e torni a essere, per l’appunto, una strategia.
Le dichiarazioni di Franceso Vincenzi, Presidente di ANBI, ai microfoni di Affaritaliani
“Quest’anno l’assemblea di ANBI vuole argomentare e vuole essere protagonista sul tema dell’acqua, sia in termini di infrastrutture e digitalizzazione, ma anche e soprattutto per quanto riguarda il ruolo dell’acqua in termini di pace, sicurezza territoriale e coesione sociale. Lo facciamo in due giorni importanti a Roma, parlando con il Parlamento, con il Governo, ma soprattutto con gli stakeholder. Vogliamo affrontare questo tema mettendo in risalto quello che è il modello irriguo italiano, un modello che viene invidiato nel mondo e che deve essere sostenuto, perché crediamo che la collegialità nella gestione e nell’utilizzo dell’acqua sia un modello virtuoso che riduce gli sprechi, riduce le inefficienze e soprattutto aumenta la coesione sociale e territoriale”, ha dichiarato Vincenzi.
“Abbiamo poi bisogno di rilanciare quello che è il piano degli investimenti di fronte alla crisi climatica, e lo facciamo parlando di fondi di coesione. Dopo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, abbiamo bisogno di un’altra importante quantità di risorse per incrementare la resilienza rispetto alla siccità e alla crisi climatica. Dobbiamo aumentarla anche in un’ottica di maggiore capacità di trattenimento dell’acqua ed è per questo che continuiamo a insistere sulla necessità, nel nostro Paese, di costruire una rete di invasi che ci permetta di essere resilienti non solo per l’agricoltura, ma anche per tutti gli altri usi necessari, dalla produzione di energia elettrica all’uso antropico, consentendoci così di migliorare la resilienza del nostro territorio”, ha continuato Vincenzi.
“I nostri fiumi, ormai sotto gli occhi di tutti, non sono più fiumi ma torrenti. L’apporto di acqua proveniente dallo scioglimento della neve è sempre in calo perché, purtroppo, nevica male e soprattutto nevica poco nei periodi invernali. Questo ci preoccupa molto perché, non avendo le infrastrutture pronte, dovremo abituarci a periodi di siccità sempre più lunghi. Dobbiamo evitarlo infrastrutturandoci, digitalizzando i sistemi e vincendo la sfida della sostenibilità ambientale”, ha concluso Vincenzi.
Le dichiarazioni di Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, ai microfoni di Affaritaliani
“I dati più importanti emersi oggi sono l’amarezza di chi vi sta parlando e di chi constata che, secondo dati ufficiali, negli ultimi vent’anni abbiamo registrato 3 miliardi e mezzo di euro di danni all’anno causati dal mancato contrasto al dissesto idrogeologico. A questi si aggiungono 4 miliardi di euro di danni all’agroalimentare italiano negli ultimi quattro anni. D’altra parte, noi abbiamo presentato progettualità al PNSI per 7,3 miliardi di euro, tutte esecutive e finalizzate a raccogliere l’acqua che cade. Quest’anno non è caduta neve, soprattutto al Nord, ma l’acqua è caduta, così come è caduta al Sud. Ebbene, quest’anno quell’acqua avremmo potuto raccoglierla, passando dall’11% al 40% della capacità di accumulo e senza mettere a rischio un terzo del PIL di questo Paese, rappresentato da quel bacino padano che oggi è in profonda sofferenza”, ha evidenziato Gargano.
“Ne avrebbe tratto beneficio l’agricoltura, ne avrebbe tratto beneficio l’ambiente. Pensate che l’acqua del mare è penetrata per 20 chilometri nel delta del Po. Non avremmo avuto problemi di coesione tra le diverse utenze: quelle energetiche, i rivieraschi, gli operatori del turismo, l’agricoltura stessa, ma anche il settore dell’acqua potabile. Io credo che il Piano Invasi sia un’esigenza per il Paese, un’esigenza che costa molto meno dei danni che il Paese è chiamato a pagare. Credo che oggi un Paese che ha già fatto delle cose debba assumere la decisione di farne ancora di più e con un ritmo assolutamente più elevato rispetto a quello che si è dato finora”, ha continuato Gargano.
Le dichiarazioni di Massimo Crespi, Presidente di Radarmeteo & Hypermeteo, ai microfoni di Affaritaliani
“In Italia l’impatto del riscaldamento globale è particolarmente negativo per due motivi. Innanzitutto, il Mediterraneo è un’area climaticamente molto fragile; inoltre, l’Italia, come Paese, non dispone di una struttura istituzionale pienamente organizzata per rispondere in maniera adeguata al riscaldamento globale. Le istituzioni, infatti, risultano un po’ frammentate in questo ambito. Bisogna quindi cercare di mettere insieme tutte le risorse disponibili, che non sono soltanto meteorologiche o climatiche, ma anche sociali, politiche e organizzative. Dobbiamo, in sostanza, ricreare una solida capacità di risposta a questo fenomeno”, ha commentato Crespi.
“In Italia il cambiamento climatico determinerà un aumento delle temperature in tutto il Paese, perché il cambiamento climatico si manifesta principalmente attraverso l’aumento delle temperature. I danni maggiori riguarderanno soprattutto l’area del Nord per quanto concerne le infrastrutture e l’area tirrenica, dove si concentrano importanti investimenti infrastrutturali”, ha continuato Crespi.
“Tuttavia, il danno più significativo interesserà il Sud, dove esiste il rischio che oltre il 17% del territorio sia soggetto a processi di desertificazione. Senza considerare, poi, la scomparsa di una parte consistente del patrimonio naturalistico e le conseguenze sul settore turistico, oltre a una serie di effetti collaterali, come il raddoppio delle morti dovute all’eccessivo riscaldamento, soprattutto nei Paesi con una popolazione anziana”; ha concluso Crespi.
Le dichiarazioni di Giorgio Piazza, Presidente dell’Associazione Deltamed, ai microfoni di Affaritaliani
“Siamo qui a Roma per la conferenza stampa in preparazione dell’assemblea dell’ANBI sul tema che è all’ordine del giorno: la siccità, l’acqua e i cambiamenti climatici. Come DeltaMed, seguiamo da oltre vent’anni tutte le problematiche riguardanti l’ambiente, l’economia e le questioni legate all’intrusione del cuneo salino in questi meravigliosi territori fronte mare che sono i delta e le lagune”, ha dichiarato Piazza.
“La nostra associazione ha, come dicevo prima, da oltre vent’anni una collaborazione, anche a livello internazionale, con altre realtà che vanno dalla Spagna alla Francia, dalla Grecia al Nilo e quindi all’Egitto, dove ci sono appunto queste zone umide che rappresentano una ricchezza, ma che vanno tutelate e che, con il cambiamento climatico e l’innalzamento del livello del mare, stanno subendo una fortissima pressione”, ha continuato Piazza.
“Noi vogliamo portare la nostra esperienza anche in questo ambito, che è quello della discussione dell’Associazione Nazionale delle Bonifiche, per dare dei suggerimenti, collaborare e vedere se, attraverso le esperienze e le professionalità presenti all’interno di DeltaMed, possiamo dare il nostro contributo e riuscire a trovare soluzioni intelligenti e praticabili, che diano ristoro non solo a questi territori molto fragili, ma anche a tutta l’agricoltura e alle persone che abitano soprattutto lungo le coste del nostro Paese, nonché degli altri Paesi del Mediterraneo”, ha concluso Piazza.

