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ANCE Brindisi, Contessa: “Le PMI chiedono di competere sulla qualità, non sulla dimensione”

L’intervista ad Angelo Contessa, presidente di ANCE Brindisi, sulle sfide delle PMI tra fine del PNRR, appalti pubblici e certezze normative per una concorrenza più equa

ANCE Brindisi, Contessa: “Le PMI chiedono di competere sulla qualità, non sulla dimensione”

ANCE Brindisi, l’intervista ad Angelo Contessa: “Le PMI chiedono di competere sulla qualità, non sulla dimensione”

Angelo Contessa, Presidente di ANCE Brindisi e amministratore del Consorzio Stabile Build, interviene sulle sfide del settore delle costruzioni: dalla crescita delle PMI durante il PNRR alla contrazione delle nuove gare, dai criteri premiali sempre più selettivi alle incertezze normative che interessano i consorzi stabili. Al centro, la necessità di garantire una concorrenza fondata sulle capacità delle imprese e non sulle loro dimensioni.

Presidente Contessa, partiamo dalla bellezza del costruire. Che cosa rappresenta questo mestiere e quale valore hanno le PMI nel settore delle costruzioni?

“Costruire significa trasformare idee e progetti in opere concrete, migliorare i territori e lasciare qualcosa alle generazioni future. È un mestiere fatto di competenze, passione e responsabilità. Le piccole e medie imprese custodiscono una parte fondamentale di questo patrimonio. Conoscono il cantiere, sanno affrontare le difficoltà e realizzare opere di qualità. Dobbiamo superare il pregiudizio secondo cui un’impresa più grande sia necessariamente migliore. La qualità si misura nelle competenze, nell’organizzazione e nei risultati, non nella dimensione aziendale“.

Il PNRR ha consentito alle PMI di crescere e strutturarsi. Oggi, però, le opportunità di lavoro si stanno riducendo. Non è un paradosso?

“È proprio il paradosso che stiamo vivendo. Il PNRR ha spinto le PMI, chiedendo loro uno sforzo straordinario in termini di investimenti in personale, attrezzature, qualificazioni e organizzazione. Le imprese hanno risposto dimostrando una grande capacità di affrontare cantieri complessi e rispettare cronoprogrammi particolarmente impegnativi. Oggi, con il progressivo esaurimento delle nuove gare legate al PNRR, rischiamo di disperdere questo patrimonio di competenze e investimenti. Abbiamo imprese più strutturate e competitive, ma un mercato che offre meno opportunità. Serve continuità negli investimenti pubblici, altrimenti rischiamo di perdere capacità produttiva, professionalità e occupazione“.

Alle minori opportunità si aggiungono criteri premiali sempre più stringenti nelle gare con offerta economicamente più vantaggiosa. Non si rischia di premiare la dimensione anziché la qualità?

“È una delle criticità più rilevanti. Nessuno mette in discussione la necessità di premiare la qualità, ma dobbiamo capire quale qualità stiamo valutando. Quando i punteggi premiali dipendono da esperienze pregresse molto specifiche o da strutture organizzative difficilmente accessibili alle PMI, rischiamo di favorire le imprese più grandi anziché quelle realmente capaci di eseguire i lavori. In alcuni casi, neppure la partecipazione in raggruppamento temporaneo consente di superare questi svantaggi. Si crea così una concorrenza formalmente aperta, ma sostanzialmente limitata. Le PMI non chiedono di abbassare gli standard di qualità. Chiedono di non confondere la qualità con la dimensione dell’impresa“.

Lei è anche amministratore del Consorzio Stabile Build. Perché il consorzio stabile rappresenta uno strumento fondamentale per la competitività delle PMI?

“Il consorzio stabile consente alle PMI di superare i limiti dimensionali, aggregando competenze, risorse, qualificazioni e capacità organizzative in una struttura comune e duratura. Non è una semplice sommatoria di imprese, ma un modello di organizzazione industriale che permette loro di crescere insieme e competere in un mercato sempre più complesso. Per la mia esperienza, rappresenta uno dei più importanti strumenti pro-concorrenziali a sostegno delle PMI. Senza aggregazioni realmente efficaci, rischiamo di concentrare progressivamente il mercato degli appalti nelle mani di pochi grandi operatori, spesso aventi governance finanziaria, impoverendo il tessuto imprenditoriale tradizionale e riducendo la concorrenza“.

Il Correttivo al Codice dei contratti pubblici, D.Lgs. 209/2024, ha modificato l’articolo 67, alimentando dubbi interpretativi sulla qualificazione dei consorzi stabili. Quali sono le principali criticità?

“Le modifiche all’articolo 67 hanno aperto una stagione di incertezze interpretative, soprattutto sulle modalità di utilizzo dei requisiti da parte delle imprese consorziate. Il problema non è soltanto giuridico, ma profondamente imprenditoriale. Non possiamo chiedere alle PMI di investire in strutture aggregative stabili e poi lasciare nell’incertezza le regole con cui queste possono operare. Interpretazioni differenti generano contenziosi, costi e difficoltà nella programmazione. Il consorzio stabile nasce per favorire la partecipazione e la concorrenza, non per diventare uno strumento esposto a continui dubbi applicativi. Serve un quadro normativo chiaro e coerente“.

La legge annuale sulle PMI del 2026 è intervenuta nuovamente sull’articolo 67. Non è evidente la volontà del legislatore di sostenere le PMI e valorizzare gli strumenti di aggregazione?

“Ritengo che il segnale del legislatore sia significativo. La legge annuale sulle PMI del 2026, n. 34 dell’11 marzo, è intervenuta sulla disciplina dei consorzi stabili, assimilandoli ai consorzi di cooperative e di imprese artigiane nell’ambito dell’articolo 67, comma 5, del Codice dei contratti pubblici, confermando l’attenzione verso strumenti che favoriscono l’aggregazione delle PMI. Ma questa volontà deve trovare piena coerenza nell’applicazione delle norme. La tutela delle PMI non può rimanere una dichiarazione di principio, ma deve tradursi in reali opportunità di partecipazione al mercato, superando le incertezze interpretative che rischiano di indebolire proprio gli strumenti attraverso i quali possono competere“.

Quale messaggio vuole rivolgere alle stazioni appaltanti e alle istituzioni per garantire una concorrenza realmente aperta?

“Dobbiamo riportare al centro la capacità di costruire. Le stazioni appaltanti devono premiare la qualità delle soluzioni tecniche, l’organizzazione del cantiere, la sicurezza, l’efficienza e la capacità esecutiva, attraverso criteri proporzionati e pertinenti. Alle istituzioni chiediamo continuità negli investimenti pubblici e certezza normativa per i consorzi stabili. Non vogliamo un mercato protetto, ma un mercato nel quale le imprese qualificate possano competere realmente. Perché una concorrenza che penalizza progressivamente le PMI non rafforza il mercato: lo impoverisce“.

Presidente Contessa, se le PMI hanno dimostrato di saper costruire e il legislatore ha riconosciuto la necessità di sostenerle, non è arrivato il momento di fare definitivamente chiarezza?

“Assolutamente sì. È arrivato il momento di trasformare i principi in regole chiare e opportunità concrete. Le PMI hanno investito, sono cresciute e hanno dimostrato sul campo il proprio valore. Ora dobbiamo consentire loro di continuare a contribuire allo sviluppo del Paese. Servono gare che premino le reali capacità esecutive e una disciplina dei consorzi stabili che ne valorizzi pienamente la funzione pro-concorrenziale, superando le incertezze interpretative. Non chiediamo privilegi né scorciatoie, ma il diritto di competere sulla base delle nostre competenze. La qualità non ha dimensione. Le PMI non chiedono privilegi, chiedono il diritto di dimostrare quanto valgono. È da questo principio che deve ripartire il futuro delle costruzioni italiane“.