Dojo punta sull’integrazione per rivoluzionare i pagamenti digitali per la crescita del cashless, l’intervista al General Manager per l’Italia Antonio di Berardino
Tra obblighi normativi, diffusione dei pagamenti cashless e nuove tecnologie, il mercato dei sistemi di pagamento in Italia sta attraversando una fase di trasformazione profonda. L’integrazione tra Pos, registratori telematici e software gestionali sta infatti cambiando il modo in cui esercenti e attività commerciali organizzano il lavoro quotidiano, con un impatto che va ben oltre la semplice transazione economica.
In questo scenario si inserisce l’esperienza di Dojo, fintech internazionale specializzata nei pagamenti digitali, che punta su integrazione, automazione e flessibilità per accompagnare le imprese italiane nella transizione digitale. Ne abbiamo parlato con Antonio Di Berardino, General Manager per l’Italia di Dojo, che spiega come il settore stia evolvendo rapidamente: dalla crescente diffusione dei QR code ai sistemi self-service, fino all’embedded finance e ai nuovi modelli di business resi possibili dalla digitalizzazione dei pagamenti.
L’intervista di Affaritaliani ad Antonio Di Berardino, General Manager per l’Italia di Dojo
Negli ultimi mesi il tema del collegamento tra POS e Registratori Telematici è entrato al centro del dibattito tra imprese, esercenti e operatori fintech. Spesso i commercianti si trovano a gestire strumenti e sistemi poco integrati tra loro. Dal vostro osservatorio, quali saranno gli impatti concreti di questa normativa per commercianti e consumatori? Quanto conta oggi offrire un ecosistema connesso che metta in dialogo pagamenti, banca e sistemi di cassa?
“Il tema è, secondo è estremamente attuale. Molti clienti continuano a chiedere chiarimenti su come adeguarsi alla normativa e ammette che, quando si parla di Agenzia delle Entrate, si crea inevitabilmente un po’ di apprensione”. Al di là dell’obbligo normativo, però, Di Berardino vede soprattutto un’opportunità. “Gli esercenti hanno la possibilità di approfittare di questo passaggio per migliorare il modo in cui lavorano”, spiega. Il collegamento tra Pos, registratori telematici e sistemi di cassa può infatti semplificare i flussi operativi e ridurre attività spesso lunghe e ripetitive.
Il riferimento è in particolare a pub, ristoranti, discoteche e locali che lavorano fino a tarda sera, dove la chiusura dei conti può richiedere tempo extra dopo l’orario di lavoro. “L’integrazione facilita questo aspetto e semplifica molto la vita agli esercenti”, sottolinea Di Berardino. Per il manager, chi saprà cogliere questa trasformazione potrà introdurre modelli di gestione più efficienti e, di conseguenza, creare nuove occasioni di business. “La grande opportunità è questa: usare un obbligo pensato anche per un maggiore controllo fiscale come leva per rendere l’attività più moderna ed efficace”.
Il mercato dei pagamenti sta vivendo una fase di forte evoluzione. Secondo il recente report Ambrosetti House, in Italia il transato cashless ha superato i 500 miliardi di euro, ma il nostro Paese resta ancora sotto la media europea per numero di transazioni pro capite. Quale ritiene sia oggi il ruolo di un operatore come Dojo nel supportare la crescita degli esercenti e delle PMI italiane? Quali sono oggi i principali ostacoli culturali o strutturali che frenano una piena diffusione dei pagamenti digitali?
“Sul fronte dei pagamenti digitali, l’Italia sconta ancora una certa diffidenza culturale. C’è una passione storica per il contante che appartiene un po’ a tutti gli italiani”, osserva. Tuttavia, aggiunge, il cambiamento è in corso e procede a un ritmo sempre più rapido, favorito sia dalle norme che limitano l’uso del contante sia dalla diffusione di nuovi strumenti di pagamento. In questo scenario, il ruolo di operatori come Dojo è contribuire a superare la barriera di diffidenza verso i servizi digitali. “Dobbiamo far capire che il pagamento digitale non è un ostacolo, ma un supporto all’attività commerciale”, afferma Di Berardino.
Un esempio concreto riguarda i tassisti. Per chi lavora di notte, spiega, ridurre la quantità di contante a bordo significa aumentare la sicurezza. “Pagare in digitale vuol dire lavorare meglio e in maggiore sicurezza”, sottolinea. Il digitale, secondo Di Berardino, non va raccontato solo come uno strumento per accettare pagamenti, ma come una leva per rendere più efficiente l’intero processo di business. “Non si tratta soltanto di transare: si tratta di evolvere una parte dell’attività, rendendola più digitale, più efficace e più efficiente”.
Resta una resistenza culturale, ma il mercato sta cambiando. Di Berardino osserva che anche gli esercenti con una lunga tradizione alle spalle sono sempre più curiosi e disponibili a capire come funzionano i nuovi strumenti. “C’è una curiosità latente che sta avvicinando molti operatori ai pagamenti digitali”, racconta. Il tema dell’integrazione è centrale. Collegare sistemi di cassa, pagamenti e gestionali permette di creare un ecosistema capace di far evolvere l’attività commerciale. Nella ristorazione, ad esempio, l’uso di QR code, tablet e chioschi digitali sta rendendo più semplice ordinare, pagare e chiudere il tavolo in autonomia.
“Il cliente finisce di mangiare, paga e se ne va. È un’esperienza più semplice, più autonoma e con meno stress”, spiega Di Berardino. Questa autonomia riduce anche il tempo medio di permanenza nel locale e consente una maggiore rotazione dei tavoli. “Se libero un tavolo più velocemente, posso far entrare più persone e aumentare il fatturato”. Lo stesso principio vale anche nel retail. In alcuni negozi, ad esempio nel beauty o nella profumeria, il pagamento può già avvenire direttamente durante l’assistenza al cliente, senza passare dalla cassa tradizionale. Questo elimina code, riduce la gestione fisica del contante e aumenta la sicurezza.
Secondo Di Berardino, l’automazione non deve essere letta soltanto come riduzione del personale. “Non significa necessariamente tagliare risorse, ma usarle meglio: invece di avere una persona ferma in cassa, puoi impiegarla in attività che producono valore”. Il punto, conclude, è far capire agli esercenti che la tracciabilità non è l’unico tema. “I sistemi di pagamento aiutano a fare meglio qualcosa. È una trasformazione simile a quella avvenuta quando siamo passati dalle macchine da scrivere ai computer”. Dojo, aggiunge Di Berardino, può portare in Italia anche l’esperienza maturata in mercati più evoluti, come quello britannico. “Abbiamo un punto di vista privilegiato, perché possiamo fare leva su un Paese che ha già vissuto questa trasformazione e presentarci in Italia con soluzioni più avanzate”.
Guardando ai prossimi 3-5 anni, quale scenario immagina per il mercato italiano dei pagamenti digitali? E quali condizioni servono perché l’Italia possa colmare il gap con gli altri grandi Paesi europei?
“Guardando ai prossimi tre-cinque anni, ci sarebbero diversi assi di sviluppo per il mercato italiano dei pagamenti digitali. Il primo riguarda la capacità di integrazione. Oggi esistono due scuole di pensiero: sistemi chiusi e sistemi aperti”, spiega Di Berardino. Secondo il manager, alcuni operatori propongono soluzioni preconfezionate e poco flessibili, mentre Dojo ha scelto un approccio diverso. “Vogliamo essere aperti a tutti i sistemi gestionali presenti in Italia, così da permettere al cliente di integrarsi senza dover cambiare tutta la propria strumentazione”.
L’obiettivo è semplificare, non complicare. Di Berardino chiarisce che l’approccio di Dojo è quello di inserirsi in modo fluido nelle infrastrutture già esistenti. “Il cliente deve poter continuare a lavorare come prima, ma meglio, senza stravolgere la propria modalità operativa”. Un secondo fronte è quello dell’automazione. Chioschi, QR code e soluzioni self-service sono, secondo Di Berardino, un trend ormai irreversibile. “Il modello di business delle attività commerciali va sempre più verso l’automazione per creare efficienza”, afferma. Accanto a questo, si svilupperà sempre di più l’embedded finance, cioè l’integrazione di servizi finanziari all’interno delle piattaforme di pagamento. Oggi prestiti e prodotti finanziari sono ancora prevalentemente appannaggio delle banche, ma il quadro è destinato a cambiare. “I sistemi di pagamento giocheranno un ruolo sempre più importante e questo, secondo me, diventerà uno dei veri punti di svolta”. La velocità del cambiamento dipende anche dalla natura tecnologica delle fintech. “Le infrastrutture che abbiamo alle spalle sono flessibili e adattabili, e questo ci permette di adottare nuove tecnologie molto più rapidamente rispetto al mondo bancario tradizionale”, spiega Di Berardino.
Le banche, al contrario, devono spesso confrontarsi con sistemi complessi e stratificati, più difficili da aggiornare e mettere in sicurezza. Le aziende più innovative, invece, possono contare su infrastrutture cloud e su processi di sviluppo più agili. “Quando arriva un nuovo trend, il mercato fintech riesce ad allinearsi molto più rapidamente rispetto al passato”. In chiusura, Di Berardino riassume così la filosofia di Dojo: “Vogliamo semplificare al massimo la vita del cliente, senza chiedergli di stravolgere la propria attività”. Il sistema, spiega, nasce per adattarsi alle esigenze dell’esercente, non il contrario. “Non chiediamo al cliente di fare grandi investimenti o di cambiare tutto. Lo aiutiamo a lavorare meglio con quello che ha e ad accompagnarlo nel suo sviluppo”. Una flessibilità che, secondo il manager, è decisiva perché ogni attività ha bisogni diversi: dal tassista al ristorante, dal bar al negozio. “La nostra tecnologia deve potersi adattare alle esigenze specifiche di ciascun cliente. È questa la possibilità che vogliamo offrire al mercato italiano”.




