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Domenico Santoro: “Dal niente al successo senza chiedere il permesso”, l’intervista

Santoro (ESIM): “Il successo si conquista con fame, coraggio e senza chiedere il permesso”

Domenico Santoro: “Dal niente al successo senza chiedere il permesso”, l’intervista

Domenico Santoro firma un libro autobiografico in cui trasforma difficoltà, intuizioni e scelte coraggiose in una lezione di impresa e di vita

Dalle difficoltà degli inizi alla costruzione di un’impresa solida, dal vecchio cinema all’aperto trasformato in sede aziendale fino al passaggio generazionale ai figli: Domenico Santoro racconta ad Affaritaliani il percorso umano e imprenditoriale che lo ha portato a scrivere Dal niente al successo senza chiedere il permesso. Un’intervista in cui emergono sacrificio, determinazione, intuito e quella “fame” che, secondo Santoro, resta l’ingrediente indispensabile per superare gli ostacoli e costruire il proprio futuro.

L’intervista di Affaritaliani a Domenico Santoro

Il titolo del libro è Dal niente al successo senza chiedere permesso: qual è stato il momento in cui ha capito che, se avesse aspettato il “permesso” degli altri, sarebbe rimasto fermo? 

L’ho capito subito dopo aver costituito la mia società e dopo essermi confrontato con il mercato. Gli altri concorrenti, naturalmente, non gradivano la presenza di un nuovo soggetto. A quel punto mi è stato chiaro che dovevo farmi spazio e ritagliarmi il mio ruolo”.

Nel libro racconta una vita fatta di tanti lavori, sacrifici e ripartenze. Qual è stato il periodo più duro, quello che oggi riconosce come davvero decisivo per diventare l’uomo e l’imprenditore che è? 

Il periodo più duro è stato sicuramente l’inizio dell’attività. Avevo sempre bisogno di mezzi e risorse economiche per fronteggiare le varie situazioni. Dopo aver superato tante avversità con coraggio, passione e anche molta spregiudicatezza nell’affrontare i problemi, mi sono reso conto che proprio questi erano gli elementi chiave per raggiungere il successo”.

Tra le esperienze più dure lei racconta anche la leva militare in Sardegna. Che cosa le ha lasciato quel periodo, e in che modo ha contribuito a formare il suo carattere? 

Oggi lo considero un periodo neutro, ma all’epoca, con una moglie e dei figli a carico e senza la prospettiva di un lavoro stabile, ho vissuto grandi difficoltà anche a livello psicologico. È stato un periodo duro anche perché in quel periodo c’era molta crudeltà. Ritengo però che anche quella crudeltà, vissuta in quell’anno di ‘carcere’, come l’ho definito nel mio libro, sia servita a formarmi”.

Lei ha avuto anche un periodo in cui ha fatto il “sindacalista”, nel libro cita un episodio in cui, quando ancora lavorava ancora da dipendente, ha fatto un vero e proprio picchetto

Il clima, nell’azienda in cui lavoravo ai tempi, non era dei migliori: nelle stazioni in cui lavoravamo non venivamo trattati bene. Dopo aver subito tante angherie, a un certo punto si arriva alla reazione. Molti avevano paura di affrontare quella situazione; come ho scritto nel libro, quel giorno feci il picchetto da solo. Poi, piano piano, si unirono anche tutti gli altri”.

Parliamo di ESIM: nel libro racconta che l’azienda nasce in un vecchio cinema. Oggi, guardando alla strada fatta, che effetto le fa ripensare a quel punto di partenza? 

Provo un grande affetto per quel posto. Ci passo ancora molto spesso e, in un certo periodo storico, ho avuto la tentazione di acquistarlo. Mi piaceva l’idea di possedere quel vecchio cinema all’aperto. Ancora oggi mi suscita molta tenerezza e mi riporta alle origini”.

Lei arriva al mondo ferroviario quasi per caso, dopo tanti lavori diversi, ma proprio lì trova una “scintilla”. I primi lavori nel settore le hanno permesso di imparare un mestiere e competenze che allora in Italia non erano così diffuse. Secondo lei l’impegno e il duro lavoro pagano sempre, oppure nel suo percorso c’è stata anche una forte dose di intuizione? 

Ho sempre avuto una grande voglia di fare impresa. Il segnalamento ferroviario, ancora oggi, non è un’attività molto diffusa. Basti pensare che nello scenario italiano, tra gli albi fiduciari delle ferrovie, ci saranno una ventina di imprese. È un’attività altamente specialistica, che non si insegna a scuola. Il percorso fatto nelle imprese in cui lavoravo prima di costituire la ESIM mi hanno formato. Dopo la chiusura dell’impresa in cui lavoravo, più che un’intuizione fu una consapevolezza: capii che c’erano spazi per intraprendere un’attività industriale. Chiaramente, dirlo oggi sembra facile. Farlo allora, senza mezzi e partendo da zero, non è stato affatto semplice. Però, come ho detto prima, con coraggio, passione e spregiudicatezza nell’affrontare qualsiasi difficoltà, sono riuscito ad andare avanti”.

ESIM nasce da un’intuizione, ma poi cresce grazie a competenze, rischio e squadra. Qual è stato il passaggio più delicato: il primo cliente importante, la costruzione del team o il momento in cui ha capito che l’azienda poteva davvero diventare grande? 

Il vecchio cinema cominciò a starmi stretto. Sentivo l’esigenza di creare un team forte ma gli spazi erano ridotti. La svolta è avvenuta quando sono passato, tra virgolette, ‘dalle stalle alle stelle’, creando una nuova sede che, come ho raccontato nel libro, aveva un’immagine molto positiva, con opere d’arte e una serie di elementi che trasmettevano solidità. Lì ho iniziato anche una selezione del personale per ricoprire diversi ruoli. L’immagine della nuova sede è stata determinante: se immagini un vecchio cinema all’aperto, chiunque entrasse si trovava davanti uno scenario un po’ apocalittico. La nuova sede, invece, ha dato un’impressione completamente diversa ed è stata fondamentale.

Ci racconta il periodo romano?

Per anni ho fatto il pendolare, perché a Roma ci sono il Ministero dei Trasporti e la sede principale di Ferrovie. Andavo e tornavo senza mai fermarmi. Un giorno, invece, rimasi a Roma per un paio di giorni e iniziai a girare la città. Rimasi stupefatto: mi piacque tantissimo. Mi trovavo vicino al Pantheon, al bar Di Rienzo, per prendere un caffè. Guardando il Pantheon, mi dissi che sarebbe stato bello avere una casa lì, e magari anche un ufficio. Non accadde il giorno dopo, ma nel giro di una settimana incaricai un’agenzia di cercarmi una casa a Roma, anche perché mi serviva un ufficio. L’ufficio poi l’ho preso di fronte agli Orti Sallustiani. In pratica, gli Orti Sallustiani erano il luogo in cui si fermava Nerone prima di entrare in città“.

Verso la fine del libro ripercorre anche il periodo del Covid, che per l’azienda e per molte persone è stato durissimo. Come ha vissuto quei mesi e qual è stata la decisione più difficile da prendere? 

La difficoltà maggiore, nei primi tempi della pandemia, è stata l’incertezza. Onestamente non si sapeva dove avrebbe portato quella situazione. Ho avuto molta paura per la mia famiglia, per le persone a me care e, allo stesso tempo, bisognava comunque andare avanti. In quel periodo non c’erano molte possibilità di lavorare, anche perché la stazione appaltante aveva molto personale fermo e tutto veniva monitorato quotidianamente. Sentivo forte il peso della responsabilità di mandare i miei dipendenti in cantiere. Dovevano avere tutte le dotazioni di sicurezza necessarie per non correre alcun pericolo. All’inizio non si capiva bene cosa stesse accadendo; oggi viene considerato, tra virgolette, un semplice raffreddore curabile, ma all’epoca non era così“.

Nel libro emerge anche il rapporto con i suoi figli: li ha formati in modo esigente, a volte duro, ma riconoscendone capacità e punti di forza, e oggi dice di esserne molto orgoglioso. Come stanno conducendo ESIM e che cosa vede nel futuro dell’azienda con loro?

Ho avviato il passaggio generazionale circa cinque o sei anni fa, anche perché i miei figli avevano già acquisito una notevole esperienza. Ho però preferito restare alla finestra: ho creato il passaggio generazionale e li ho monitorati nel tempo. Hanno costituito un consiglio di amministrazione, in cui mia figlia Patty è presidente, mentre Michele e Isabella sono amministratori delegati. Devo dire che, da quando si sono insediati, l’azienda è sempre in crescita. Sicuramente stanno facendo molto bene. Io continuo a fare il lavoro che mi è sempre piaciuto: le pubbliche relazioni, i contatti, il muovermi qua e là. È la cosa che amo di più.

Ad oggi riesce a godersi un po’ di più il suo grande amore, cioè il mare?

Diciamo in maniera diversa. Prima avevo una barca di 22 metri con equipaggio, ed era più complicato andare per mare con un’imbarcazione del genere. Adesso invece ho un gommone di undici metri, ormeggiato a due minuti di quad da casa mia. Salgo sul quad, lo lascio sul pontile e sono già sul gommone. In questo modo vivo il mare in maniera molto più autonoma, senza bisogno di marinai o altro“.

Lei racconta spesso il valore della disciplina, della fatica e anche degli errori. Guardando ai giovani di oggi, cosa direbbe a un ragazzo che parte da zero e non sa ancora da dove cominciare? 

Il primo consiglio è leggere il libro. Le caratteristiche fondamentali sono quelle di cui parlo spesso: coraggio, passione e molta spregiudicatezza. La spregiudicatezza ti aiuta a vincere le avversità e a superare gli ostacoli. L’unico problema, e lo dico con tristezza, è che oggi forse non ci sarebbe una platea così ampia pronta ad ascoltare questo messaggio. I tempi sono cambiati, è inutile negarlo: i giovani di oggi sono diversi. Però mai dire mai. Sicuramente c’è ancora qualcuno che ha voglia e ha fame. Io ritengo che, se non hai fame, in qualsiasi ambito, non arrivi da nessuna parte. Se rimani fermo ad aspettare sussidi, non arriverai mai da nessuna parte. Mi auguro che torni la voglia di fare, di essere indipendenti. Perché il problema è proprio questo: oggi è raro trovare qualcuno che non voglia dipendere da nessuno, ma soltanto da se stesso”.

Da buon imprenditore di successo ha sempre un nuovo progetto su cui lavorare? Quali sono i suoi sogni e le sue speranze per il futuro adesso?

A maggio dell’anno scorso ho attivato un sito industriale per la produzione di prefabbricati a uso ferroviario. È entrato in funzione a maggio dell’anno scorso e, tra l’altro, siamo anche i primi in Italia in questo settore. Ho fatto ingenti investimenti e acquistato macchinari completamente automatizzati, che richiedono poco personale ma permettono una produzione importante. Al momento non ho nulla di nuovo in mente, però, conoscendomi, se dovesse presentarsi un’occasione sarei pronto a coglierla e ad accettare un’altra sfida”.