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Ecomondo 2026, Acea Ambiente: innovazione ed economia circolare per valorizzare le risorse

Belcastro (Acea Ambiente): “Questa edizione rappresenta un’importante occasione di confronto con partner e collaboratori storici, ma anche un’opportunità per individuare nuove prospettive di sviluppo”

Ecomondo 2026, Acea Ambiente: innovazione ed economia circolare per valorizzare le risorse

Acea Ambiente alla fiera di Rimini tra sostenibilità, nuove tecnologie e appuntamenti dedicati alle sfide della transizione ecologica

Acea Ambiente è protagonista di Ecomondo 2026, il principale appuntamento europeo dedicato alla green e circular economy, giunto alla sua 29ª edizione. La partecipazione alla manifestazione di Rimini conferma l’impegno del Gruppo Acea nello sviluppo di modelli sostenibili per la gestione delle risorse, puntando sull’innovazione tecnologica, sul recupero dei rifiuti e sulla valorizzazione della materia.

Tra i principali operatori del settore a livello nazionale, Acea Ambiente gestisce oggi 20 impianti distribuiti sul territorio italiano e impiega circa 800 persone. Nel 2025 la società ha trattato oltre 1,6 milioni di tonnellate di rifiuti, operando lungo l’intero ciclo di recupero, trattamento e smaltimento. Numeri che testimoniano il ruolo dell’azienda nel percorso di trasformazione del settore ambientale e nella promozione di un modello industriale sempre più orientato all’economia circolare.

Al centro della partecipazione di Acea Ambiente a Ecomondo 2026 anche il dialogo tra industria, sostenibilità e arte contemporanea. Lo stand del Gruppo, situato nel Padiglione D3, ospita infatti “Set Point” (2017), opera dell’artista romano Giovanni de Cataldo, scelta per rappresentare simbolicamente il valore della trasformazione e del recupero delle risorse.

L’installazione nasce da un elemento di guardrail deformato durante un crash test, successivamente rivestito in feltro giallo fluorescente. Un oggetto industriale che, dopo aver esaurito la propria funzione originaria, acquisisce una nuova identità attraverso il linguaggio artistico.

L’opera si ispira al principio formulato da Antoine-Laurent de Lavoisier, secondo cui “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, richiamando uno dei concetti fondamentali dell’economia circolare: la possibilità di attribuire nuovo valore a materiali e risorse apparentemente giunti al termine del proprio ciclo di utilizzo. Un messaggio che riflette la visione di Acea Ambiente, impegnata a trasformare il recupero e la valorizzazione della materia in opportunità concrete per ridurre gli sprechi, favorire la sostenibilità e generare benefici per l’ambiente e per i territori.

La presenza di Acea Ambiente alla manifestazione si sviluppa anche attraverso un programma di convegni, panel tecnici e incontri istituzionali, dedicati alle principali sfide della transizione ecologica e dell’innovazione industriale. Tra gli appuntamenti in programma, il 3 novembre, l’amministratore delegato di Acea Ambiente, Gabriele Di Cintio, ha preso parte all’ESG CEO Summit 2026, momento di confronto tra i vertici delle principali aziende impegnate nell’integrazione dei criteri ESG all’interno delle proprie strategie di sviluppo.

Il 4 novembre, la società ha promosso il convegno “Estensione della normativa ETS alla termovalorizzazione. Impatti industriali, sfide tecnologiche e prospettive economiche”, dedicato alle possibili conseguenze dell’inclusione degli impianti di termovalorizzazione nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Un tema centrale per il futuro del settore, che pone al centro del dibattito le implicazioni industriali, le sfide tecnologiche e gli effetti economici legati all’evoluzione del quadro normativo europeo.

Il programma prosegue il 5 novembre con il convegno “Il lato fisico del cloud: la sfida ambientale dei data center”, dedicato alle ricadute ambientali e infrastrutturali legate alla crescente diffusione dei data center. L’incontro approfondisce in particolare le sfide connesse alla gestione sostenibile dell’energia, dell’acqua e dei materiali, considerando l’intero ciclo di vita delle infrastrutture digitali. Attraverso la partecipazione a Ecomondo 2026, Acea Ambiente ribadisce così il proprio impegno a favore di una transizione ecologica capace di coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo industriale, promuovendo una gestione delle risorse sempre più efficiente e orientata ai principi dell’economia circolare.

L’intervista di Affaritaliani a Salvatore Belcastro, Direttore Generale Acea Ambiente

Che cosa rappresenta per Acea Ambiente l’edizione 2026 di Ecomondo?

“Anche questa edizione rappresenta un’importante occasione di confronto con partner e collaboratori storici, ma anche un’opportunità per individuare nuove prospettive di sviluppo. Il mercato, già rispetto allo scorso anno, è cambiato significativamente ed è quindi fondamentale saper cogliere le opportunità emergenti, anticipando le evoluzioni del settore e posizionandosi in modo strategico rispetto ai nuovi scenari”, ha dichiarato Belcastro.

Parlando di economia circolare, quale ruolo può svolgere la valorizzazione energetica dei rifiuti nel rafforzare l’autonomia energetica del Paese?

“La necessità di raggiungere una maggiore autonomia energetica non può prescindere dalla valorizzazione sostenibile delle risorse disponibili. In quest’ottica, la gestione dei rifiuti deve superare la contrapposizione che si è creata nel tempo tra riciclo e valorizzazione energetica, riconoscendo questi due ambiti come complementari. È fondamentale disporre di un sistema infrastrutturale in grado di gestire sia le frazioni non recuperabili sia quei materiali che, a causa dell’evoluzione delle condizioni di mercato, non trovano più possibilità di collocazione”, ha detto Belcastro.

“Per raggiungere questo obiettivo è necessario attrarre nuovi investimenti, garantendo un quadro di regole chiaro e stabile lungo l’intero ciclo di vita degli impianti, dalla progettazione e realizzazione fino alla gestione operativa. In questo contesto, la valorizzazione energetica dei rifiuti può contribuire a rafforzare l’autonomia energetica, sfruttando una risorsa che comprende anche una componente non fossile e garantendo, allo stesso tempo, un servizio di pubblica utilità essenziale per i cittadini”, ha concluso Belcastro.

L’intervista di Affaritaliani a Giorgio Custodi, Responsabile Coordinamento Tecnico Acea Ambiente su ETS

Acea Ambiente dedica un appuntamento di Ecomondo 2026 al tema dell’ETS e della termovalorizzazione. Qual è il messaggio principale che volete trasmettere?

“Acea Ambiente ritiene senz’altro utile e doveroso dedicare ogni sforzo alla riduzione delle emissioni di CO₂. Per raggiungere questo obiettivo, cercheremo di combinare la massima ottimizzazione del rendimento energetico dei nostri termovalorizzatori con lo sviluppo di sistemi di cattura in grado di intercettare, almeno parzialmente, la CO₂ di origine fossile prodotta dalla termovalorizzazione dei rifiuti”, ha detto Custodi.

Quali potrebbero essere le principali conseguenze industriali ed economiche dell’estensione del sistema ETS agli impianti di termovalorizzazione?

“L’effetto principale sarebbe un incremento dei costi di gestione, legato al pagamento delle quote di emissione oppure, per evitare tale onere, agli investimenti necessari per la cattura della componente fossile della CO₂ emessa. Questi rappresentano gli impatti più significativi. Sarà inoltre necessario sviluppare sistemi sempre più adeguati per la misurazione e la certificazione della CO₂ emessa al camino, oltre a intensificare le analisi sui rifiuti in ingresso, per determinarne il contenuto di carbonio fossile. Sono queste, sicuramente, le conseguenze più dirette”, ha dichiarato Custodi.

Che cosa vi aspettate da questa edizione di Ecomondo, anche rispetto al confronto sull’applicazione del sistema ETS?

“Ci aspettiamo che emerga una maggiore consapevolezza del fatto che il sistema ETS non possa gravare esclusivamente sui gestori degli impianti di termovalorizzazione. Attualmente, infatti, questi ultimi sono individuati giuridicamente come i soggetti responsabili delle emissioni e, di conseguenza, come i destinatari degli oneri previsti dal sistema. In realtà, però, il contenuto di carbonio fossile responsabile della produzione di CO₂ deriva dall’intera filiera: dai produttori iniziali di materiali e imballaggi alle abitudini di consumo dei cittadini, dall’evoluzione della raccolta differenziata fino agli impianti che si occupano del recupero dei materiali. Vorremmo quindi che l’eventuale applicazione dell’ETS prevedesse una distribuzione più equa degli oneri lungo tutta la filiera, secondo un principio di maggiore giustizia e responsabilità condivisa”, ha detto in conclusione Custodi.

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