Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Corporate – Il giornale delle imprese » Edison ospita l’EFELA Nuclear Congress: focus su regole e futuro del nucleare

Edison ospita l’EFELA Nuclear Congress: focus su regole e futuro del nucleare

Mottura (Edison): “Nei prossimi dieci anni sarà necessario selezionare le tecnologie, individuare i siti e avviare il percorso autorizzativo. Si tratterà di un processo che richiederà tempo, perché sarà necessario qualificare le tecnologie”

Edison ospita l’EFELA Nuclear Congress: focus su regole e futuro del nucleare

Nucleare, a Palazzo Edison il confronto sulle nuove regole e sugli SMR

A Palazzo Edison esperti e autorità internazionali a confronto sui modelli normativi per il nucleare. Al centro autorizzazioni, sicurezza, filiera industriale e piccoli reattori modulari, mentre l’Italia prepara il nuovo quadro legislativo. Il ritorno del nucleare in Italia non passa soltanto dalla scelta delle tecnologie. Prima ancora di costruire nuovi impianti sarà necessario stabilire chi potrà autorizzarli, secondo quali procedure, con quali standard di sicurezza e attraverso quale autorità di controllo. È proprio su questo terreno che si concentra a Milano l’EFELA Nuclear Congress 2026, in corso il 3 e 4 settembre a Palazzo Edison.

Il congresso, organizzato da EFELA – European Federation of Energy Law Associations e ospitato da Edison e AIDEN – Associazione Italiana di Diritto dell’Energia, mette a confronto esperienze normative europee ed extraeuropee per capire come costruire un sistema regolatorio capace di accompagnare lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari. Un tema particolarmente attuale per l’Italia, dove il Parlamento sta discutendo la delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. Il provvedimento è stato approvato dalla Camera il 4 giugno ed è ora all’esame del Senato, dove la commissione competente ha concluso i propri lavori il 22 luglio.

Dal modello francese al Regno Unito: quali regole servono all’Italia

La prima giornata del Congresso è dedicata soprattutto al confronto internazionale. I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Piergiuseppe Biandrino, presidente di AIDEN, Vicente López-Ibor Mayor, presidente di EFELA, e Marinella De Focatiis, segretaria generale di EFELA e AIDEN, per poi entrare nel vivo del quadro giuridico internazionale ed europeo del nucleare. Sul tavolo ci sono le norme sulla sicurezza, la protezione degli impianti e la responsabilità civile per eventuali danni nucleari, insieme al ruolo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, IAEA, e alle regole previste dal trattato Euratom. Il passaggio successivo riguarda uno dei problemi centrali per qualsiasi Paese che voglia avviare o rilanciare un programma nucleare: il licensing, cioè l’insieme delle procedure necessarie per autorizzare tecnologie, siti e impianti.

A Milano vengono messi a confronto i sistemi di Francia, Finlandia, Regno Unito, Belgio, Svezia e Paesi Bassi. Non è un confronto soltanto teorico. Nel programma del Congresso viene indicato esplicitamente che l’analisi dei diversi modelli può essere particolarmente utile all’Italia proprio mentre il Paese è impegnato nella costruzione della propria infrastruttura giuridica.

Nucleare, la partita non riguarda soltanto i reattori

Accanto alle autorizzazioni c’è poi il tema della filiera industriale. Un programma nucleare richiede infatti imprese specializzate, componentistica, competenze tecniche e una catena di fornitura in grado di sostenere gli impianti per decenni. Il Congresso mette a confronto situazioni molto diverse: dalla Polonia e dall’Ungheria, impegnate nello sviluppo di nuovi progetti, fino a Germania e Spagna, dove il quadro politico ed energetico segue traiettorie differenti. Spazio anche a Slovenia e Italia, con l’intervento del presidente di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Il confronto internazionale serve quindi anche a rispondere a una questione concreta: quale modello può adottare l’Italia senza partire da zero, sfruttando le capacità industriali già presenti nel Paese ma adattandole alle tecnologie di nuova generazione.

SMR, perché i piccoli reattori sono al centro del dibattito italiano

La parte più direttamente legata al possibile ritorno dell’atomo in Italia è prevista nella seconda giornata. Venerdì 4 settembre il Congresso entrerà infatti nel dettaglio del quadro regolatorio italiano, con rappresentanti del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) e dell’Arera. Subito dopo il confronto si sposterà sugli Small Modular Reactors, gli SMR, reattori di dimensioni inferiori rispetto alle centrali nucleari tradizionali e concepiti con una maggiore standardizzazione e modularità.

Il programma prevede l’analisi del ruolo della European SMR Industrial Alliance, delle procedure di pre-licensing e dei sistemi autorizzativi adottati o studiati negli Stati Uniti, in Canada e negli altri Paesi europei. Tra gli interventi sono previsti quelli di rappresentanti di Nucleareurope, NUWARD, newcleo, GE Vernova e dell’Università di Calgary. È proprio attorno agli SMR che si concentra una parte importante delle prospettive italiane. Il punto, però, è che la disponibilità della tecnologia da sola non basta. Per poter arrivare alla realizzazione degli impianti serviranno regole certe, procedure autorizzative definite e un’autorità dotata delle competenze necessarie a valutare e certificare le tecnologie.

La legge sul nucleare e il prossimo passaggio al Senato

Sul piano politico, il percorso italiano è già iniziato. Il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, presentato dal Governo, prevede la costruzione del nuovo quadro normativo attraverso successivi decreti legislativi. Dopo il via libera della Camera del 4 giugno, il testo è passato al Senato. La commissione ha concluso l’esame il 22 luglio e il provvedimento deve quindi completare il suo iter parlamentare.

È una fase decisiva perché dalla legge delega dovranno poi discendere molte delle regole operative necessarie per un eventuale programma nucleare: governance, autorizzazioni, sicurezza, vigilanza, ricerca, gestione degli impianti e procedure ambientali sono tra gli ambiti indicati dal provvedimento. Il Congresso di Milano si inserisce dunque proprio mentre l’Italia deve decidere come trasformare l’indirizzo politico sul nucleare in un sistema concretamente applicabile. Il confronto con Paesi che hanno già centrali operative, stanno costruendo nuovi impianti o stanno sperimentando procedure per gli SMR permette di mettere sul tavolo modelli differenti prima che venga definita l’architettura italiana. Ed è probabilmente questo il punto centrale delle due giornate di Palazzo Edison: prima ancora di capire quando potrà tornare il nucleare in Italia, bisogna stabilire con quali regole potrà farlo.

L’intervista di Affaritaliani a Lorenzo Mottura, Executive Vice President della Divisione Strategy, Corporate Development & Innovation di Edison

Quando sarà completato il quadro regolatorio, potremo effettivamente avviare in Italia lo sviluppo del nucleare. Il percorso italiano si baserà sull’utilizzo degli SMR, i reattori modulari di piccola taglia, che si adattano bene al tessuto industriale del Paese e saranno complementari alle fonti rinnovabili. Nei prossimi dieci anni sarà necessario selezionare le tecnologie, individuare i siti e avviare il percorso autorizzativo. Si tratterà di un processo che richiederà tempo, perché sarà necessario qualificare le tecnologie che, una volta approvate, potranno poi essere utilizzate in maniera standardizzata per lo sviluppo dei diversi impianti“, ha dichiarato Lorenzo Mottura, Executive Vice President della Divisione Strategy, Corporate Development & Innovation di Edison, ai microfoni di Affaritaliani.

Mottura ha continuato: “Verosimilmente, l’avvio della costruzione degli impianti potrebbe avvenire all’inizio degli anni Trenta, con la realizzazione del primo impianto tra il 2034 e il 2035. Da lì dovrebbe partire un percorso di sviluppo che, entro il 2050, potrebbe portare il nucleare a coprire circa il 10-20% della domanda elettrica nazionale. Per quanto riguarda il quadro regolatorio, la legge delega è già stata approvata alla Camera ed è attesa l’approvazione del Senato. L’obiettivo è arrivare al via libera entro la fine dell’estate, tecnicamente entro il 23 settembre. Una volta approvata la legge delega, saranno presentati i decreti legislativi, che sono già in fase di elaborazione. Il ministro Pichetto Fratin ha indicato la fine dell’anno come possibile scadenza“.

Questo rappresenterà l’inizio di un quadro regolatorio che dovrà poi essere completato per consentire l’effettivo sviluppo del nucleare. In questo percorso avrà un ruolo fondamentale l’istituzione, o l’evoluzione dell’attuale autorità, di un organismo di sicurezza dotato di tutte le competenze necessarie per autorizzare le diverse tecnologie che l’Italia deciderà di adottare. Questo è uno dei passaggi più delicati del percorso. L’auspicio è che l’autorità possa essere costituita e dotata delle necessarie competenze tra il 2027 e l’inizio del 2028. Se riuscirà a diventare pienamente operativa nel 2028, potremo puntare ad avere il primo elettrone prodotto da energia nucleare nel 2034 o nel 2035. L’Autorità nazionale per la sicurezza rappresenta quindi un elemento decisivo del percorso“, ha concluso Mottura.