Fondazione Pfizer, gli italiani trascurano la prevenzione: il 61,7% fa pochi controlli medici
Sette italiani su dieci temono di perdere la propria autonomia e autosufficienza, ma la consapevolezza dell’importanza della prevenzione non sempre si traduce in comportamenti concreti. È quanto emerge dall’indagine “La salute nel tempo: atteggiamenti, valori e scenari del futuro”, realizzata da AstraRicerche per Fondazione Pfizer e presentata il 4 novembre 2026. La ricerca, condotta su 1.004 italiani tra i 18 e i 60 anni, evidenzia un divario significativo tra intenzioni e comportamenti: sebbene l’85,6% degli intervistati affermi di occuparsi attivamente della propria salute, il 61,7% presenta un livello nullo o basso di regolarità nei controlli preventivi, mentre soltanto l’11,4% raggiunge un livello elevato.
Secondo l’indagine, il 70,3% degli intervistati teme la perdita di autonomia e autosufficienza, associando il concetto di salute alla possibilità di mantenere una vita indipendente. A influenzare questa percezione sono anche le esperienze personali e familiari. Il 53,9% del campione convive direttamente, o attraverso una persona cara, con una patologia seria, cronica o invalidante. Inoltre, il 20,5% assiste attualmente una persona non autosufficiente, mentre il 36,3% ha vissuto questa esperienza negli ultimi cinque anni. Complessivamente, il 56,8% degli intervistati ha avuto o sta vivendo un’esperienza continuativa di cura.
“La mission di Fondazione Pfizer è contribuire a migliorare la salute e la qualità di vita delle persone, sostenendo iniziative capaci di generare un impatto concreto nella comunità“, ha dichiarato Barbara Capaccetti, Presidente di Fondazione Pfizer, sottolineando l’importanza di promuovere una cultura della prevenzione accessibile e continuativa.
La ricerca evidenzia inoltre che per il 46,9% degli intervistati l’attenzione alla salute è stata attivata o intensificata dopo una patologia personale, quella di una persona cara o l’esito di un controllo medico. La prevenzione tende quindi a diventare una priorità quando il rischio viene percepito come concreto, anziché rappresentare un’abitudine consolidata. Eppure, oltre tre quarti del campione riconoscono l’importanza di un’alimentazione equilibrata, dell’attività fisica, della qualità del sonno e della gestione dello stress per favorire un invecchiamento in buona salute. “I risultati mettono in luce un doppio paradosso“, ha spiegato Cosimo Finzi, Direttore e Amministratore Delegato di AstraRicerche, evidenziando come gli italiani conoscano i comportamenti utili a tutelare la propria salute, ma fatichino a tradurli in controlli periodici e abitudini costanti.
Un altro aspetto dell’indagine riguarda il rapporto tra innovazione tecnologica e salute. Il 50,5% degli intervistati ha già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per cercare informazioni sanitarie, interpretare referti o valutare sintomi. Nonostante questa diffusione, la fiducia nelle capacità diagnostiche degli algoritmi resta limitata. Di fronte a una diagnosi elaborata dall’AI, il 46,1% sceglierebbe di affidarsi al medico, il 23,3% all’intelligenza artificiale, mentre il 30,6% rimarrebbe incerto. Resta comunque elevata la fiducia nella ricerca scientifica: il 68,3% considera scienza e medicina gli strumenti migliori per affrontare i problemi di salute, mentre il 62,1% ritiene che i progressi scientifici contribuiranno a migliorare la vita delle persone.
I risultati dell’indagine rappresentano il punto di partenza di una nuova fase delle attività di Fondazione Pfizer, che intende rafforzare il proprio impegno nella diffusione della cultura della prevenzione, con particolare attenzione alle persone fragili e alle nuove generazioni. In questa direzione si inserisce anche il bando per le proposte di finanziamento sostenuto dalla Fondazione. Nel 2026, i progetti presentati entro la fine di novembre saranno valutati anche per la loro attinenza alla prevenzione, mentre dal 2027 questo tema sarà esplicitamente inserito nel bando. L’obiettivo è contribuire a ridurre la distanza tra consapevolezza e comportamenti concreti, promuovendo una prevenzione continuativa che permetta di preservare nel tempo non soltanto la salute, ma anche l’autonomia e la qualità della vita.
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