Haiki+, focus su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti: al tavolo di TEHA Club il ruolo del riciclo per rafforzare la competitività industriale del Paese

La sicurezza degli approvvigionamenti, il recupero delle materie prime critiche e il ruolo dell’economia circolare nella competitività industriale italiana ed europea sono stati al centro della tavola rotonda “Materie prime e autonomia strategica: le sfide per l’industria”, organizzata da TEHA Club e svoltasi martedì 20 ottobre 2026 a Roma, presso Palazzo Ripetta.
All’incontro, dedicato alle sfide che attendono il sistema produttivo nazionale in uno scenario caratterizzato dalla crescente competizione geopolitica e dalla transizione energetica, hanno partecipato Giovanni Rosti, Amministratore Delegato di Haiki+, Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren, e Sergio Rinaldi, Chief Industrial Development Officer di KME Group. Il confronto ha approfondito le opportunità offerte dal riciclo e dalla valorizzazione dei materiali, temi centrali anche per Haiki+, attiva nel settore dell’economia circolare, in un contesto in cui il recupero delle risorse assume un’importanza crescente per ridurre la dipendenza dall’estero e sostenere lo sviluppo industriale.
Tra i principali temi affrontati, la necessità di rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento delle Materie Prime Critiche (MPC), fondamentali per le filiere ad alto contenuto tecnologico, dalla mobilità elettrica alle energie rinnovabili, fino alla difesa e alle tecnologie digitali. Secondo i dati illustrati durante l’incontro, l’Italia è il Paese UE maggiormente esposto ai rischi di fornitura delle materie prime critiche, dalle quali dipendono circa 675 miliardi di euro di produzione industriale, pari al 31% del PIL nazionale, contro una media europea del 22%.
A pesare è soprattutto la dipendenza dalle importazioni: la Cina rappresenta il principale fornitore dell’Unione europea, con una quota del 56% delle materie prime critiche, e punta a quadruplicare la propria capacità di riciclo delle batterie entro il 2030. In Italia, nell’ultimo decennio, le importazioni sono aumentate del 51% in valore e del 4,4% in volume, mentre l’attività estrattiva nazionale è diminuita del 75% dal 2000. Numeri che evidenziano la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento e valorizzare le risorse già presenti nel sistema produttivo.
Nel quadro delle strategie europee per ridurre la dipendenza dall’estero, un ruolo centrale è rappresentato dall’economia circolare. Con il Critical Raw Materials Act, l’Unione europea ha infatti individuato nel rafforzamento delle filiere delle materie prime uno dei pilastri della propria autonomia strategica, puntando anche sull’incremento della capacità di riciclo. Su questo fronte, l’Italia presenta competenze industriali rilevanti: il Paese si colloca al terzo posto nell’Unione europea per utilizzo circolare delle materie, con un tasso del 21,6%, su un mercato dei rifiuti dal valore di quasi 35 miliardi di euro.
In questo scenario si inserisce il ruolo di Haiki+, che, attraverso la partecipazione dell’Amministratore Delegato Giovanni Rosti, ha contribuito al confronto sulle prospettive del settore. La capacità di recuperare e reintrodurre materiali nei cicli produttivi rappresenta infatti un’opportunità per rafforzare la sicurezza delle forniture, ridurre le importazioni e sostenere la competitività dell’industria nazionale. Particolare attenzione è stata dedicata al riciclo dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), una fonte importante di materiali recuperabili per le filiere tecnologiche e industriali.
In Italia viene raccolto correttamente soltanto il 32,5% dei RAEE, un dato inferiore alla media europea del 37% e distante dal target UE del 65%. Il mancato recupero comporta una perdita economica stimata in 2,4 miliardi di euro all’anno. Un rafforzamento del sistema nazionale di raccolta e riciclo consentirebbe invece di soddisfare il 61% del fabbisogno italiano di materie prime critiche, con un risparmio potenziale di 1,6 miliardi di euro annui grazie alla riduzione delle importazioni. Durante il confronto è emersa anche l’importanza di valorizzare i materiali recuperabili dalle batterie esauste e dai pannelli fotovoltaici, oltre al piombo, risorsa essenziale per numerosi comparti industriali, tra cui mobilità e logistica.
Proprio sul piombo, una maggiore valorizzazione della capacità produttiva inutilizzata potrebbe contribuire a mettere in sicurezza circa 2,6 miliardi di euro di produzione industriale e quasi a raddoppiare il volume d’affari del settore nazionale. La tavola rotonda promossa da TEHA Club, con la partecipazione di Haiki+, Iren e KME Group, ha evidenziato come la disponibilità di materie prime rappresenti una delle principali sfide per il futuro dell’industria italiana ed europea.
In un contesto segnato dalla crescente domanda di risorse strategiche e dalle tensioni sulle catene di fornitura, il rafforzamento dell’economia circolare emerge come una leva per coniugare sostenibilità, competitività industriale e autonomia strategica. Una prospettiva nella quale Haiki+, attraverso le proprie attività nel settore del recupero e della valorizzazione dei materiali, si inserisce in un comparto sempre più importante per il futuro produttivo del Paese.
L’intervista di Affaritaliani a Pietro Colucci, Presidente Haiki Metals
Haiki Metals, con i suoi impianti di Paderno Dugnano e Marcianise, può rappresentare un presidio strategico per la sicurezza degli approvvigionamenti in Europa. Qual è la vostra visione industriale e quali sono le principali sfide per il settore?
“Il sistema di filiera dei metalli rientra pienamente negli obiettivi europei di tutela delle filiere critiche. Parliamo di materiali che non vengono più necessariamente estratti dalle miniere, ma che possono essere recuperati da prodotti giunti a fine vita e reimmessi sul mercato come materie prime seconde“, ha spiegato Pietro Colucci, Presidente di Haiki Metals. Un sistema che non riguarda soltanto il piombo, ma comprende numerosi altri materiali strategici, dal rame al silicio recuperabile dai pannelli fotovoltaici, fino all’argento, all’antimonio e allo stagno. Una filiera articolata, la cui tutela assume un’importanza crescente per la competitività del sistema industriale nazionale.
Secondo Colucci, una delle principali criticità riguarda oggi la disponibilità dei materiali da avviare al recupero. Il principio europeo della libera circolazione delle merci, pur rappresentando un elemento fondamentale del mercato unico, sta alimentando una competizione tra operatori industriali di diversi Paesi, con possibili conseguenze sulla tenuta della filiera italiana. “Il rischio è mettere in difficoltà il sistema industriale nazionale, compromettendo non soltanto i livelli occupazionali, ma anche la disponibilità delle materie prime seconde necessarie alle nostre produzioni. Penso ai produttori di batterie, sia al litio sia al piombo, ma anche alle aziende che utilizzano il piombo per realizzare sistemi di protezione dalle radiazioni in ambito radiologico“.
La questione, dunque, è anche di politica industriale. Per il Presidente di Haiki Metals è necessario trovare un equilibrio tra la libera circolazione dei materiali a livello europeo e la salvaguardia delle capacità produttive nazionali, evitando che la concorrenza per l’approvvigionamento possa indebolire un comparto costruito nel corso degli anni. “Se venisse meno la filiera del recupero, rischieremmo di perdere tutto il valore aggiunto creato in questi anni. In Italia operano circa 6.000 impianti dedicati a queste attività: un patrimonio industriale che deve essere tutelato“.
Da qui l’appello alle istituzioni italiane ed europee affinché individuino soluzioni capaci di garantire la tenuta della filiera, salvaguardando occupazione, competenze e capacità produttiva. “Chiediamo al legislatore italiano ed europeo di individuare un punto di equilibrio tra la giusta circolazione delle materie prime seconde e la tutela della filiera nazionale. Come Haiki Metals siamo naturalmente a disposizione per contribuire a questo percorso“.
L’Europa sta costruendo le basi industriali per raggiungere i propri obiettivi di autonomia strategica? E cosa serve affinché l’Italia possa trasformare l’economia circolare in un vantaggio competitivo, valorizzando il ruolo di operatori come Haiki Metals?
“Il legislatore europeo, attraverso il Green Deal e il principio della responsabilità estesa del produttore, ha avviato un meccanismo virtuoso di circolarità. Chi immette nuovi prodotti sul mercato è chiamato a partecipare anche alla gestione del loro fine vita, favorendo il recupero dei materiali e la loro reintroduzione nei processi produttivi“.
Un cambiamento che, secondo Colucci, ha modificato profondamente il valore attribuito ai rifiuti, oggi considerati sempre più una risorsa industriale. Un percorso nel quale l’Europa si è dimostrata particolarmente avanzata, pur dovendo fare i conti con le oscillazioni dei mercati e con una concorrenza internazionale che non sempre segue le stesse regole.
Il Presidente di Haiki Metals richiama, ad esempio, il caso della plastica riciclata, che può diventare meno competitiva rispetto a quella vergine quando il prezzo del petrolio diminuisce sensibilmente. Dinamiche analoghe possono interessare anche altri materiali, rendendo il mercato delle materie prime seconde particolarmente volatile.
“È un percorso lento, ma ormai irreversibile. L’Europa ha dato indicazioni molto chiare e adesso occorre costruire un’organizzazione industriale capace di gestire la raccolta, il trattamento e la trasformazione dei materiali, intervenendo sulle specificità di ciascuna filiera“.
Le opportunità riguardano un numero molto ampio di comparti, dal tessile ai metalli, fino ai rifiuti elettronici, dai quali è possibile recuperare anche oro e altri metalli preziosi. Un sistema che comprende centinaia di tipologie di rifiuti e che richiede investimenti, competenze tecnologiche e capacità industriali specializzate. In questo scenario, Haiki Metals contribuisce allo sviluppo della filiera del recupero dei metalli, un’attività che, oltre ai benefici ambientali, assume un valore strategico per un continente come l’Europa, caratterizzato da una disponibilità limitata di numerose risorse minerarie.
“Il nostro lavoro non consiste soltanto nel recuperare materiali, ma anche nel rendere un servizio alla società. Riportiamo sul mercato risorse che altrimenti dovrebbero essere estratte dalle miniere, riducendo la dipendenza da Paesi esteri e contribuendo alla sicurezza degli approvvigionamenti“.
A dimostrare quanto questa dipendenza possa incidere sull’industria, Colucci cita il caso dell’antimonio, metallo strategico la cui produzione è fortemente concentrata in Cina. Le restrizioni alle esportazioni cinesi hanno determinato forti aumenti delle quotazioni, arrivate, secondo quanto riferito dal Presidente, a circa 60.000 euro per tonnellata, prima di ridiscendere verso i 20.000 euro in seguito alla riapertura del mercato. Un esempio di come le tensioni geopolitiche e le dinamiche speculative possano avere conseguenze dirette sui costi e sulla continuità delle produzioni industriali europee.
“Rendere l’Europa più autonoma nell’approvvigionamento delle materie prime significa garantirle una maggiore sicurezza strategica. Su questo il legislatore europeo ha dimostrato lungimiranza. Haiki Metals fa la propria parte all’interno di questo progetto, contribuendo a costruire un sistema industriale più circolare, competitivo e meno dipendente dall’estero“.
L’intervista di Affaritaliani a Giovanni Rosti, Amministratore Delegato Haiki+
“Incontri come questo sono fondamentali perché ci consentono di avere una visione complessiva, grazie al confronto tra imprenditori di settori diversi e alla presenza del viceministro, che ha illustrato gli orientamenti del Governo e ha preso atto delle criticità che interessano il nostro comparto”, ha spiegato Giovanni Rosti, Amministratore Delegato di Haiki+.
Secondo Rosti, l’Italia ha compiuto progressi significativi nel settore del riciclo e del recupero di materia, costruendo negli ultimi vent’anni una filiera industriale importante, che presenta tuttavia ancora ampi margini di miglioramento. Accanto alle opportunità di sviluppo, emergono infatti rischi concreti legati soprattutto alle condizioni di mercato in cui operano le imprese del settore.
“Il nostro Paese ha fatto un percorso importantissimo nel mondo del riciclo, ma non lo ha ancora portato fino in fondo. Il rischio è che gli enormi sforzi compiuti negli ultimi dieci o vent’anni vengano vanificati dalla mancanza di mercati corretti e realmente competitivi per chi si occupa di recupero dei materiali“. Una delle principali criticità riguarda proprio la concorrenza tra materie prime riciclate e materie prime da estrazione, che rischia di penalizzare gli operatori dell’economia circolare e gli investimenti realizzati per sviluppare le filiere nazionali.
Il problema, sottolinea l’AD di Haiki+, non è soltanto economico e industriale, ma anche ambientale: l’eventuale indebolimento delle filiere del recupero potrebbe infatti compromettere la capacità del Paese di gestire correttamente i rifiuti. “Se queste filiere venissero smantellate, ci troveremmo di fronte a rischi ambientali concreti, con rifiuti che non saremmo più in grado di trattare e smaltire. Ci sono tante prospettive positive per il futuro, ma anche criticità che il Paese deve affrontare“.
Da qui la necessità, secondo Rosti, di un intervento normativo capace di sostenere la competitività del settore e tutelare gli investimenti già effettuati dalle imprese, creando le condizioni per proseguire il percorso di sviluppo dell’economia circolare. “La legislazione deve affrontare questi rischi e dare risposte agli imprenditori che hanno investito molto in questi anni e che continuano a investire. È fondamentale preservare quanto costruito e mettere il settore nelle condizioni di continuare a crescere“.
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