HDI Global, responsabilità civile d’impresa: intelligenza artificiale, software e supply chain globali ridisegnano il rischio assicurativo
La Responsabilità Civile d’impresa non può più essere considerata una materia statica. Per anni il settore si è mosso all’interno di un perimetro relativamente stabile, costruito su rischi prevalentemente materiali, processi produttivi più lineari e rapporti commerciali meno complessi. Oggi, però, questo scenario è profondamente cambiato. A sottolinearlo è Stefano Canelli, Head of Long Tail Business di HDI Global, secondo cui il mercato assicurativo è chiamato a interrogarsi sull’adeguatezza delle coperture in un contesto in cui imprese, tecnologie e modelli produttivi evolvono con grande rapidità.
L’intervista di Affaritaliani a Stefano Canelli, Head of Long Tail Business di HDI Global
Le aziende, spiega Canelli, operano ormai in un mondo digitale, globalizzato e fortemente interconnesso. I prodotti incorporano software, le decisioni sono sempre più spesso supportate da dati e algoritmi, le filiere produttive attraversano continenti e cresce il peso dei danni non materiali. In questo nuovo quadro, la responsabilità non è più sempre riconducibile a una sola causa facilmente identificabile, ma può nascere dall’interazione tra tecnologia, organizzazione e operatività aziendale.
Il tema, dunque, non è mettere in discussione il valore delle polizze tradizionali. Molte coperture continuano a svolgere efficacemente il proprio ruolo sui rischi classici. Il punto, piuttosto, è capire se gli strumenti assicurativi siano ancora allineati a rischi che hanno cambiato natura. “Se cambia il modo in cui le imprese producono, vendono e gestiscono le relazioni con clienti e fornitori, non basta più adattare le coperture esistenti”, osserva Canelli. Serve ripensare il modo in cui il rischio viene interpretato e valutato.
Tra i fattori che stanno trasformando il settore pesano in modo particolare la nuova normativa europea sulla responsabilità da prodotto e l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali. Due aspetti che, secondo Canelli, sono strettamente collegati.
La responsabilità da prodotto è nata in un’epoca in cui il prodotto era essenzialmente un bene fisico, delimitato e facilmente identificabile. Oggi, invece, molti prodotti sono sistemi complessi: macchine connesse, dispositivi intelligenti, software integrati, aggiornamenti da remoto e servizi digitali. La nuova direttiva europea sulla responsabilità da prodotto recepisce questa evoluzione, ampliando il concetto stesso di prodotto e includendo anche software, aggiornamenti e servizi digitali.
Di conseguenza, anche il concetto di difetto si amplia. Non si tratta più soltanto di un guasto meccanico o di un vizio materiale, ma anche di un errore di programmazione, di un aggiornamento non corretto o di una componente digitale non adeguatamente governata.
A rendere il quadro ancora più articolato è la diffusione dell’intelligenza artificiale, ormai presente in numerosi processi aziendali: controllo qualità, manutenzione predittiva, logistica, gestione dei dati e automazione delle decisioni. Questa evoluzione introduce una domanda centrale: chi risponde quando un algoritmo prende una decisione errata? Il produttore del software, il fornitore della tecnologia, l’azienda che lo utilizza o l’operatore che interviene nel processo?
“La tecnologia non elimina la responsabilità: spesso la rende soltanto più difficile da individuare”, sottolinea Canelli.
Un altro cambiamento rilevante riguarda la crescita dei danni patrimoniali puri. Accanto ai danni materiali aumenta infatti il peso di conseguenze economiche come fermo produzione, perdita di profitto, interruzione dell’attività e perdita di opportunità non direttamente collegate a un danno materiale.
In un sistema produttivo sempre più dipendente da sistemi digitali e supply chain globali, anche un evento apparentemente circoscritto può generare effetti economici molto rilevanti. Un errore software, un’interruzione di sistema o un’anomalia in un processo automatizzato possono propagarsi lungo tutta la catena del valore, producendo conseguenze difficili da delimitare.
Questi fenomeni mettono sotto pressione modelli assicurativi costruiti su una logica diversa, in cui il danno era tangibile, immediatamente localizzabile e più facilmente misurabile. Oggi, invece, il danno può essere immateriale, diffuso e con impatti estesi nel tempo e nello spazio.
Per Canelli, la questione centrale non è più semplicemente essere assicurati, ma esserlo in modo coerente rispetto a rischi che stanno evolvendo. La vera domanda che il mercato assicurativo dovrebbe porsi è se il sistema stia cambiando con la stessa velocità dei rischi.
Prodotti intelligenti, software incorporati nei beni, intelligenza artificiale, supply chain globali e danni sempre più immateriali stanno ridisegnando il concetto stesso di responsabilità d’impresa. In questo scenario, il mercato assicurativo è chiamato a compiere un salto di qualità: non solo aggiornare le coperture, ma ripensare il modo in cui il rischio viene valutato, definito e gestito.
“Per anni ci siamo chiesti: qual è il rischio da assicurare?”, conclude Canelli. “Oggi la domanda è diversa: le attuali coperture sono ancora allineate ai rischi che le imprese affrontano realmente?”.
La sfida dei prossimi anni sarà costruire strumenti capaci di evolvere alla stessa velocità delle imprese e della tecnologia. Perché la Responsabilità Civile d’impresa non è più un terreno statico, ma un sistema in continua trasformazione.
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