HDI Global, la gestione dei sinistri industriali cambia volto tra supply chain globali, rischi sempre più complessi e prevenzione strategica
Nei distretti industriali italiani la natura dei sinistri sta cambiando profondamente. Non si tratta più soltanto di eventi isolati o circoscritti, ma di fenomeni sempre più complessi, capaci di generare effetti lungo l’intera filiera produttiva. È quanto emerge dall’analisi di Alessandro Panunzio, Manager Casualty Claims di HDI Global, secondo cui la gestione dei sinistri richiede oggi una visione più ampia, in grado di considerare non solo il danno diretto, ma anche le ricadute indirette sul business delle imprese.
L’intervista di Affaritaliani a Alessandro Panunzio, Manager Casualty Claims di HDI Global
“La natura dei sinistri è cambiata profondamente, soprattutto in termini di complessità e impatto sistemico”, spiega Panunzio. “Oggi non parliamo più di eventi isolati, ma di sinistri che possono avere effetti su tutta la filiera produttiva”.
Il fenomeno più evidente è quello dell’effetto a catena. Un’interruzione anche limitata può incidere sui fornitori, sui clienti e sui tempi di consegna, generando conseguenze economiche rilevanti. Per questo, sottolinea Panunzio, la gestione del sinistro non può più limitarsi alla valutazione del danno immediato, ma deve tenere conto delle implicazioni operative e commerciali che possono propagarsi lungo tutta la catena del valore.
A incidere su questa trasformazione sono soprattutto la globalizzazione delle supply chain e la crescente complessità produttiva. Da un lato, la globalizzazione ha reso i sistemi industriali più efficienti; dall’altro, li ha resi anche più vulnerabili. “Oggi basta che si blocchi un anello della catena, anche lontano, per creare problemi su tutto il processo produttivo”, osserva il manager.
La complessità tecnologica amplifica ulteriormente il rischio. Automazione e digitalizzazione rendono i sistemi più performanti, ma anche più sensibili a guasti, interruzioni o malfunzionamenti. Questo non significa necessariamente che aumenti la frequenza dei sinistri, ma piuttosto che cresca la loro complessità e, con essa, il potenziale impatto economico.
“Questo aumento del rischio non sempre si traduce in un aumento della frequenza dei sinistri”, precisa Panunzio, “ma sicuramente in un aumento della loro complessità, con impatti economici più rilevanti”.
Le criticità diventano particolarmente evidenti nella gestione dei sinistri complessi in ambito liability. La principale difficoltà, spiega Panunzio, è ricostruire le responsabilità in contesti produttivi sempre più articolati. Nel caso della responsabilità civile prodotti, ad esempio, un prodotto finito può includere componenti provenienti da più fornitori, anche esteri. Individuare dove nasce il difetto e come si distribuiscono le responsabilità lungo la filiera diventa quindi un passaggio decisivo, ma spesso complesso.
Non si tratta solo di un tema tecnico. La gestione di un sinistro complesso richiede anche il coordinamento di numerosi attori: clienti, broker, periti, legali e altri assicuratori. In questo scenario cambia anche il ruolo del claims handler.
“Oggi il claims handler non è più solo un tecnico, ma diventa un vero coordinatore”, sottolinea Panunzio. Deve saper ascoltare, prendere decisioni rapide e mantenere il controllo del processo. Le aziende, infatti, si aspettano risposte veloci, ma soprattutto un interlocutore capace di comprendere il loro business, non solo il singolo sinistro.
Sempre più centrale diventa anche il tema della prevenzione. Il dialogo continuo con il cliente è essenziale per ridurre l’impatto dei sinistri e anticipare i rischi prima che si trasformino in danni concreti. In ambito industriale, ad esempio, molte aziende stanno investendo in manutenzione predittiva e sistemi di monitoraggio degli impianti, strumenti che consentono di individuare anomalie prima che diventino guasti veri e propri, evitando fermi di produzione costosi.
Anche i rischi climatici stanno spingendo le imprese a rafforzare le misure di protezione, soprattutto per limitare i danni derivanti da eventi estremi. In questo contesto, il ruolo dell’assicuratore evolve: non più soltanto gestore del danno, ma partner capace di affiancare l’impresa nella prevenzione e nella continuità operativa.
“Oggi la prevenzione è un tema centrale, e parte da un dialogo continuo con il cliente”, afferma Panunzio. “Non si tratta più solo di intervenire dopo un sinistro, ma di lavorare insieme per intercettare i rischi prima”.
L’appartenenza a un gruppo internazionale consente inoltre a HDI Global di portare anche in Italia esperienze e competenze maturate in altri mercati. Un elemento importante in una fase in cui la gestione dei sinistri richiede strumenti sempre più evoluti, capacità di coordinamento e conoscenza approfondita dei processi industriali.
Per Panunzio, la direzione è chiara: la gestione claims deve diventare sempre più preventiva, integrata e orientata alla continuità operativa delle imprese. Perché, conclude, “il miglior sinistro è quello che non avviene o che viene contenuto”.


