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Intesa Sanpaolo, export manifatturiero italiano in crescita del 53%: meglio di Germania e Francia

De Felice (Intesa Sanpaolo): “Negli ultimi venticinque anni l’Italia ha rafforzato significativamente la propria presenza sui mercati internazionali, con una propensione all’export passata dal 25,6% del 2000 al 31,6% del 2025”

Intesa Sanpaolo, export manifatturiero italiano in crescita del 53%: meglio di Germania e Francia

Intesa Sanpaolo, l’industria italiana batte Germania e Francia: export a +53% in dieci anni

L’industria italiana rafforza la propria presenza sui mercati internazionali. Tra il 2016 e il 2025, le esportazioni manifatturiere sono cresciute del 53%, superando Germania, Francia e Spagna. È quanto emerge dall’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, presentata da Gregorio De Felice, Chief Economist del Gruppo, al Festival dell’Impresa di Bergamo. Una crescita che prosegue anche nel 2026, nonostante le pressioni energetiche e le incertezze economiche.

Nel dettaglio, l’export manifatturiero italiano ha registrato un incremento del 53% a prezzi correnti, contro il 33,3% della Germania, il 34,7% della Francia e il 51,4% della Spagna. Tra il 2015 e il 2025, il valore delle esportazioni di manufatti è aumentato di 216 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 109 miliardi registrati nel decennio precedente. Nel 2025, le esportazioni manifatturiere hanno raggiunto 611,4 miliardi di euro, su un totale nazionale di 643,2 miliardi.

Il trend positivo trova conferma nei primi otto mesi del 2026, quando le esportazioni italiane sono aumentate del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il saldo commerciale ha raggiunto 34,7 miliardi di euro, sostenuto dall’avanzo del manifatturiero, pari a 82,9 miliardi, che ha compensato il deficit energetico. Tra i settori più dinamici figurano la filiera dei metalli, con un incremento del 26,4%, l’automotive (+10,4%) e l’elettronica (+5,9%). In controtendenza il comparto del mobile, che ha registrato una flessione del 5,8%.

“Negli ultimi venticinque anni l’Italia ha rafforzato significativamente la propria presenza sui mercati internazionali, con una propensione all’export passata dal 25,6% del 2000 al 31,6% del 2025“, ha dichiarato Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo. Secondo l’economista, la competitività del sistema produttivo italiano si fonda sulla qualità delle produzioni, sulla capacità di innovazione e sul contributo delle PMI, responsabili di una quota prossima alla metà delle esportazioni nazionali.

L’analisi ha approfondito anche il ruolo delle filiere produttive bergamasche, caratterizzate da una forte integrazione territoriale. La distanza media dei fornitori delle imprese manifatturiere della provincia è di appena 94 chilometri, mentre il 58% dei rapporti di fornitura è considerato strategico. Emergono però alcune criticità sul fronte del capitale umano. Nel 2024, la provincia di Bergamo ha registrato un saldo migratorio negativo di 521 giovani laureati nei confronti dell’estero, evidenziando la necessità di rafforzare la capacità del territorio di attrarre e trattenere talenti qualificati.

Sul piano nazionale, la carenza di competenze rappresenta inoltre un ostacolo alla diffusione dell’intelligenza artificiale: il 58,6% delle imprese che hanno valutato questa tecnologia senza adottarla indica proprio la mancanza di competenze interne tra le ragioni principali. Guardando alle prospettive economiche, De Felice prevede un’inflazione al 3,3% nel 2026 e al 2,9% nel 2027, mentre energia e tensioni geopolitiche restano tra i principali fattori di rischio. Per sostenere la crescita, sarà quindi fondamentale continuare a investire in innovazione, formazione e diversificazione dei mercati, cogliendo anche le opportunità offerte da India, Nord Africa e altre economie extraeuropee.

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