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JobMentis, l’AI entra nella ricerca di lavoro: la startup costruita da un solo founder

L’AI viene utilizzata come leva operativa per svolgere funzioni diverse, mentre il controllo, il giudizio e la visione complessiva del progetto restano nelle mani della persona

JobMentis, l’AI entra nella ricerca di lavoro: la startup costruita da un solo founder

JobMentis, la solo-company AI-powered che rivoluziona la ricerca di lavoro: oltre 30 strumenti per candidati e career coach

L’intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il modo in cui si lavora, ma anche quello in cui nascono e vengono sviluppate le aziende. E JobMentis prova ad applicare questa trasformazione proprio a uno dei settori maggiormente coinvolti dall’AI: quello della ricerca di lavoro e del recruiting. Il progetto è stato sviluppato da Sylvain Querné, che racconta di aver lavorato per circa un anno da solo alla costruzione della piattaforma. Il risultato è un ecosistema che oggi comprende più di 30 strumenti AI-powered, oltre 110 mila pagine web e diverse migliaia di utenti registrati. Secondo Querné, un lavoro che fino a pochi anni fa avrebbe richiesto un team di più persone e tempi decisamente più lunghi.

Alla base di JobMentis c’è anche una riflessione sul nuovo modello delle cosiddette solo-company, imprese che grazie all’intelligenza artificiale possono essere avviate e sviluppate almeno nelle prime fasi da una sola persona. Querné definisce questo approccio “vibe business”, prendendo in prestito il concetto di “vibe coding” diventato popolare nel mondo dello sviluppo software. L’AI viene utilizzata come leva operativa per svolgere funzioni diverse, mentre il controllo, il giudizio e la visione complessiva del progetto restano nelle mani della persona. “L’AI non ti dà maggiori competenze”, sottolinea Querné, spiegando come il valore continui a risiedere soprattutto “nel giudizio umano, nel senso critico e nella capacità di tenere le fila”.

La stessa logica viene applicata alla ricerca di lavoro. Gran parte delle tecnologie sviluppate negli ultimi anni nel recruiting è infatti destinata alle imprese: dai software ATS per la gestione delle candidature ai sistemi di analisi delle competenze e di automazione dei processi. JobMentis sceglie invece di concentrarsi sull’altro lato del mercato, quello dei candidati e dei career coach. L’intelligenza artificiale ha reso molto più semplice produrre un curriculum, scrivere una lettera di presentazione o inviare numerose candidature, ma il rischio è quello di ottenere l’effetto opposto: un numero crescente di profili standardizzati e più difficili da distinguere.

Secondo i dati citati nel documento, un report globale Mitratech/Greenhouse indica che il tempo medio necessario alle aziende per completare un’assunzione sarebbe passato dai 31 giorni del 2023 ai 44 del 2026. Il tema si inserisce inoltre in un mercato del lavoro caratterizzato da un basso livello di coinvolgimento. Lo State of the Global Workplace di Gallup, basato sui dati 2025 e pubblicato nel 2026, indica che soltanto l’11% dei lavoratori italiani risulta attivamente coinvolto nel proprio lavoro, mentre circa la metà dichiara di essere alla ricerca di una nuova occupazione. “Non ci si può impegnare soltanto per trovare un’altra azienda, una qualunque”, osserva Querné. L’obiettivo, secondo il fondatore, dovrebbe essere individuare un’organizzazione compatibile non solo con l’esperienza professionale, ma anche con aspirazioni, caratteristiche e valori del candidato.

JobMentis punta quindi a diventare una sorta di Career Operating System, una piattaforma nella quale raccogliere le informazioni sulla propria esperienza professionale e utilizzarle nelle diverse fasi della ricerca di lavoro. Al centro c’è la Career Memory, una memoria professionale che comprende curriculum, esperienze, obiettivi e caratteristiche personali. Queste informazioni vengono utilizzate dagli strumenti della piattaforma per personalizzare le attività successive. Tra le funzionalità disponibili ci sono test di personalità, analisi e ottimizzazione del CV e del profilo LinkedIn, simulazioni di colloquio, strumenti per il networking e la gestione delle candidature e supporto alla negoziazione dello stipendio. La piattaforma mette inoltre a disposizione una banca dati con oltre 105 mila domande utilizzate nei colloqui di lavoro.

L’idea è evitare che il candidato debba ripartire da zero per ogni posizione. Quanto emerge da una simulazione di colloquio, ad esempio, può essere riutilizzato per migliorare il curriculum o preparare una candidatura successiva. In questo modello resta centrale anche il ruolo del career coach: la tecnologia raccoglie dati e mette a disposizione strumenti, mentre alla componente umana rimangono l’ascolto, l’interpretazione e l’orientamento nelle decisioni. La filosofia dichiarata è quindi quella di utilizzare l’intelligenza artificiale non per inviare decine di candidature il più rapidamente possibile, ma per prepararne meno e renderle più mirate, partendo dalle competenze e dalle esperienze effettivamente maturate dal candidato.

L’AI non porta via il lavoro: lo sta trasformando”, sostiene Querné. Una trasformazione che riguarda anche il suo stesso progetto: il modello della solo-company, ammette infatti il fondatore, potrebbe non essere definitivo. Con la crescita di JobMentis potrebbe tornare anche l’esigenza di costruire un team e recuperare quel confronto quotidiano che l’intelligenza artificiale, da sola, non può sostituire.