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Mundys, torna “Fly Me to the Moon”: nove storie per raccontare i futuri in arrivo

Riccardo Luna: “Dalla salute mentale ai robot umanoidi, dall’AI alla cybersecurity, sono storie diverse ma unite dalla stessa domanda: come vogliamo vivere nel futuro che stiamo costruendo?”

Mundys, torna “Fly Me to the Moon”: nove storie per raccontare i futuri in arrivo
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Mundys, dalla robotica all’AI: la seconda stagione del podcast “Fly Me to the Moon” guarda alle trasformazioni che stanno cambiando società e lavoro

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Intelligenza artificiale, robotica, cybersecurity, salute mentale, sovranità tecnologica, scuola e futuro del lavoro sono al centro della nuova stagione di “Fly Me to the Moon – Futuri in arrivo”, il podcast ideato e promosso da Mundys e condotto dal giornalista Riccardo Luna. Nove puntate dedicate alle persone, alle tecnologie e alle idee che stanno già contribuendo a ridisegnare il nostro modo di vivere e di immaginare il futuro. 

Prodotta da MoST, la seconda stagione è stata registrata all’interno dell’Innovation Hub dell’aeroporto di Roma Fiumicino, il primo acceleratore di startup in Europa situato nel cuore di un aeroporto. Il racconto parte dalla tecnologia, ma mette soprattutto al centro le persone che la progettano, la studiano e la utilizzano per affrontare alcune delle principali sfide del presente.

“Il futuro non è qualcosa che semplicemente arriva: è qualcosa che possiamo scegliere e contribuire a costruire”, spiega Riccardo Luna. “In questa seconda stagione abbiamo incontrato persone che stanno già lavorando su alcuni dei cambiamenti più profondi della nostra società. Dalla salute mentale ai robot umanoidi, dall’AI alla cybersecurity, sono storie diverse ma unite dalla stessa domanda: come vogliamo vivere nel futuro che stiamo costruendo?”. 

Tra gli ospiti della nuova stagione c’è Andrea Pezzi, imprenditore, autore e comunicatore, che affronta il tema dell’intelligenza artificiale e della sovranità tecnologica europea. Al centro della conversazione, il rischio che l’AI non si limiti ad automatizzare il lavoro ma concentri dati, competenze e potere nelle mani delle grandi piattaforme, e la necessità per l’Europa di sviluppare infrastrutture, capacità computazionale e modelli propri, mantenendo la responsabilità umana sulle decisioni. 

Sul rapporto tra tecnologia, conoscenza e persone interviene anche Enrica Porcari, prima Chief Information Officer del CERN, che riflette sul rischio di una concentrazione dell’innovazione nelle mani di pochi e sulla necessità di preservare pensiero critico, creatività e autonomia nell’utilizzo dell’AI. 

La robotica umanoide è invece al centro della puntata con Daniele Pucci, ex ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e fondatore di Gen Robotics. Dalle fabbriche ai magazzini, fino alle possibili applicazioni negli ospedali e nelle abitazioni, i robot umanoidi aprono nuove prospettive ma anche interrogativi sul futuro del lavoro, sul welfare e sulla capacità dell’Europa di competere con Stati Uniti e Cina. 

A immaginare un orizzonte ancora più lontano è Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che guarda al 2100 e al possibile impatto di robot, AI, medicina preventiva e ricerca scientifica sulla società e sulla qualità della vita. Una trasformazione che, secondo Metta, dipenderà anche dalle scelte compiute oggi in termini di investimenti nella ricerca, democrazia e capacità europea di sviluppare un proprio modello di innovazione. 

Non soltanto tecnologia. Silvia Wang, cofondatrice di Serenis, affronta il rapporto tra salute mentale, nuove generazioni e intelligenza artificiale, distinguendo le possibili funzioni di supporto dell’AI dalla psicoterapia vera e propria, che continua a fondarsi sulla relazione umana.  Il tema delle nuove generazioni torna con Francesca Cavallo, che concentra l’attenzione sull’educazione dei ragazzi, sugli stereotipi legati alla maschilità e sul ruolo sempre più rilevante di social, algoritmi e intelligenza artificiale nella costruzione dell’identità. 

Con Chiara Burberi, fondatrice di Redooc, lo sguardo si sposta invece sulla scuola e sulle competenze. La diffusione dell’intelligenza artificiale tra gli studenti apre infatti una nuova domanda sul ruolo dell’istruzione e sulle modalità con cui apprendere e sviluppare autonomia in un mondo nel quale ogni ragazzo può avere accesso immediato a strumenti capaci di rispondere a quasi ogni domanda. 

Spazio anche alla cybersecurity e alla dimensione geopolitica con Gianni Cuozzo, fondatore di Exein, che affronta il tema della guerra ibrida e della dipendenza europea da tecnologie straniere, mentre Andrea Colamedici parte da un esperimento editoriale realizzato con l’AI per interrogarsi sul passaggio dalla post-verità alla post-realtà e sul modo in cui gli algoritmi possono contribuire a costruire percezioni differenti della realtà. 

Con la seconda stagione, “Fly Me to the Moon” prosegue così il percorso avviato da Mundys mettendo in dialogo scienza, tecnologia, impresa e cultura, con l’obiettivo di trasformare l’innovazione da argomento per specialisti a una conversazione capace di coinvolgere un pubblico più ampio.

I nove nuovi episodi, della durata di circa 30-50 minuti, sono disponibili sulle principali piattaforme di ascolto e sui canali digitali, tra cui Spotify, Apple Podcast e YouTube, oltre che sulla pagina web del Corriere della Sera, sul sito dedicato a “Fly Me to the Moon” e sui canali social del Gruppo.