Borghi Digitali Sostenibili, da Pitigliano un modello per l’innovazione dei piccoli Comuni
Come trasformare la tecnologia in uno strumento concreto per rendere più innovativi, sostenibili e attrattivi i piccoli Comuni italiani? È questa la sfida al centro di “Borghi Digitali Sostenibili”, il progetto promosso da ENEA, Open Fiber e Comune di Pitigliano, presentato questa mattina a Roma, presso l’Associazione Civita. Il punto di partenza del progetto è Pitigliano, in provincia di Grosseto, scelto come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto nel quale sperimentare un nuovo modello di innovazione urbana e territoriale. Qui la presenza di un’infrastruttura in fibra ottica FTTH realizzata da Open Fiber costituisce la base tecnologica sulla quale sviluppare e testare una serie di servizi rivolti all’amministrazione, al territorio e ai cittadini. La sfida è costruire un modello replicabile, capace di accompagnare anche gli altri piccoli Comuni italiani in un percorso di innovazione proporzionato alle loro caratteristiche, alle loro necessità e al livello di maturità tecnologica raggiunto.
Ad aprire i lavori è stata Simonetta Giordani, Segretario generale dell’Associazione Civita, che ha ricordato le origini e la missione dell’associazione. “La nostra associazione è nata dal recupero di un borgo. Il suo fondatore, un banchiere, aveva intuito che il patrimonio diffuso rappresentasse un elemento dell’identità competitiva del Paese e potesse essere anche uno strumento di inclusione sociale”. Da quarant’anni, ha spiegato Giordani, Civita lavora per mettere in relazione imprese, enti pubblici e istituzioni, nella convinzione che proprio queste alleanze possano contribuire a generare valore per i territori: “Le imprese sono i soggetti che più di tutti devono saper ricercare e adattarsi al cambiamento, perché da questa capacità dipende anche la loro sopravvivenza. Allo stesso tempo, sono interessate ai nostri territori anche come aree di sviluppo e di business. I borghi italiani rappresentano un patrimonio straordinario, ma hanno bisogno di essere sostenuti e accompagnati nelle trasformazioni in corso”.
La tecnologia è condizione per rendere attrattivi i borghi, così come sottolineato da Lucia Borgonzoni, Sottosegretario al Ministero della Cultura, che ha posto l’accento sulla necessità di andare oltre il recupero fisico degli spazi e di creare le condizioni perché i territori possano tornare a essere realmente abitati e vissuti: “Abbiamo investito per recuperare gli spazi e nelle imprese culturali, che però devono continuare a vivere. La digitalizzazione rappresenta una componente essenziale di questa strategia. Recuperare un borgo non significa infatti soltanto restaurare edifici o valorizzare il patrimonio culturale: significa anche garantire servizi, connessioni e opportunità a chi sceglie di vivere in questi luoghi. Chi va ad abitare in un borgo se non può comunicare con il resto del mondo? Se non ha sicurezza dal punto di vista sanitario? Cosa fa la telemedicina senza connessione?”. Rendere un borgo attrattivo significa quindi costruire un ecosistema capace di offrire servizi adeguati e nuove possibilità, anche attraverso gli strumenti digitali.
Giulia Monteleone, Direttrice del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA, che ha evidenziato il ruolo della ricerca e dell’innovazione nel sostenere la trasformazione dei territori. “Sviluppiamo tecnologie e modelli a supporto della penetrazione delle nuove tecnologie e affianchiamo un percorso di transizione digitale, energetica e ambientale”, ha detto. Una transizione che, soprattutto nei piccoli centri, richiede un approccio integrato: innovazione tecnologica, efficientamento energetico, nuovi servizi e capacità di mettere in rete amministrazioni, imprese, ricerca e comunità locali possono diventare gli elementi di una nuova strategia di sviluppo territoriale.
Nicoletta Gozo, della Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche Rinnovabili di ENEA, ha evidenziato una delle principali criticità che caratterizzano oggi i piccoli Comuni: il divario tra la velocità con cui si sviluppano le innovazioni e la capacità delle amministrazioni di adottarle. “Esiste un gap troppo alto, una disparità che dipende dal livello di capacità del mondo che produce o propone innovazioni e dal livello di capacità degli amministratori. Siamo partiti dalla definizione di una soglia minima di innovazione e di un set di servizi essenziali, con l’obiettivo di accompagnare le amministrazioni verso un primo livello di maturità tecnologica e organizzativa. All’interno del modello è stato inoltre sviluppato un sistema di monitoraggio minimo del territorio, pensato per fornire alle amministrazioni strumenti utili a conoscere e governare meglio le trasformazioni in corso”, ha detto Gozo.
Pitigliano borgo sostenibile
Dalla riflessione generale sulla necessità di rendere i borghi più connessi e attrattivi, l’incontro è entrato nel vivo con la presentazione del progetto Borghi Digitali Sostenibili, nato con l’obiettivo di definire un modello replicabile per accompagnare i piccoli Comuni nei percorsi di innovazione digitale, energetica e territoriale. In questo scenario, Pitigliano è stato individuato come territorio pilota, rappresentativo sia delle difficoltà sia delle potenzialità che caratterizzano molti piccoli Comuni italiani.
“Pitigliano rappresenta un caso emblematico. Il Comune, noto anche come la ‘Piccola Gerusalemme‘, dispone oggi di un’infrastruttura in fibra ottica che raggiunge oltre il 98% del territorio comunale. Il borgo è diventato, di fatto, un laboratorio per sperimentare un modello potenzialmente replicabile su scala più ampia. L’obiettivo è sfruttare l’infrastruttura digitale come abilitatore di una trasformazione più ampia, capace di integrare servizi, monitoraggio, sostenibilità energetica e nuove modalità di gestione del territorio”, ha detto Francesca Parasecolo di Open Fiber che, in qualità di gestore e concessionario nell’ambito dei progetti di Infratel Italia, opera anche nei territori classificati come aree a fallimento di mercato, dove la realizzazione delle infrastrutture di connettività assume un valore particolarmente strategico.
Monitorare il territorio
Un altro elemento centrale del modello riguarda la conoscenza e il monitoraggio del territorio. Su questo tema è intervenuto André Herrero, Senior Researcher dell’INGV, che ha approfondito le opportunità e l’importanza del monitoraggio del territorio per la prevenzione. La disponibilità di dati e sistemi di monitoraggio può infatti consentire ai piccoli Comuni di conoscere meglio il proprio territorio, individuare eventuali criticità e sviluppare strumenti di prevenzione più efficaci, trasformando la tecnologia in una risorsa concreta per la sicurezza e la resilienza delle comunità.
La dimensione energetica è stata affrontata dalla professoressa Guglielmina Mutani del Politecnico di Torino, che ha illustrato possibili soluzioni per una pianificazione energetica sostenibile, sottolineando come la transizione energetica rappresenti una componente fondamentale del modello di borgo sostenibile: l’obiettivo è mettere in relazione infrastrutture, consumi, produzione di energia e caratteristiche del territorio, costruendo strategie che siano allo stesso tempo sostenibili e applicabili alla realtà dei piccoli Comuni. A completare il quadro l’intervento di Roberta Rita Pezzetti, Direttrice scientifica del Centro di Ricerca Smarter dell’Università dell’Insubria, dedicato alla scalabilità del modello, alla replicabilità tecnologica e alla sostenibilità sociale: la sfida è, infatti, capire come trasformare l’esperienza pilota in un modello adattabile a realtà diverse, tenendo conto delle specificità dei territori.
In questa prospettiva è stato presentato l’Urban Check-Up Model (UCUM) e il lavoro di clusterizzazione dei piccoli Comuni, strumenti pensati per individuare caratteristiche, bisogni e livelli di maturità differenti e consentire quindi di proporre soluzioni coerenti con le esigenze di ciascun territorio. Soddisfatto anche il Sindaco di Pitigliano, Giovanni Gentili: “L’idea di portare la fibra ottica nelle aree bianche è stato uno dei più grandi investimenti degli ultimi anni per favorire il controesodo e per dare la possibilità di restare nei paesi dell’entroterra. Per i piccoli Comuni la disponibilità di una connessione veloce può diventare una condizione necessaria per mantenere servizi, attività economiche e opportunità professionali”.
Una governance multilivello per un modello nazionale
Perché l’esperienza di Pitigliano possa trasformarsi in un modello nazionale, l’innovazione dei borghi deve essere accompagnata da una governance multilivello, capace di mettere in relazione istituzioni, amministrazioni locali, infrastrutture, competenze e risorse. Su questo tema si sono confrontati Daniela Faraoni, Presidente di Infratel; Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy; e Luca Rigoni, Responsabile delle Relazioni Istituzionali e della Programmazione del Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri.
A seguire, il Panel Istituzionale Locale ha approfondito strumenti e risorse economiche per accompagnare, a livello regionale, la trasformazione digitale dei territori. Sono intervenuti Dora Di Francesco, Capo Servizio Contratti istituzionali di sviluppo e di investimento territoriale del Dipartimento per la Coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri; Antonella Galdi, Responsabile Area innovazione tecnologica, cultura, politiche giovanili, mobilità sostenibile, TPL, transizione energetica e statistica di ANCI; Francesco Romizi, Capo Segreteria dell’Assessore al Lavoro e all’Innovazione tecnologica della Regione Toscana; Alessandro Dagnino, Assessore all’Economia della Regione Siciliana; Franco Lucente, Assessore ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile della Regione Lombardia; e Giancarlo Righini, Assessore al Bilancio, alla Programmazione economica, all’Agricoltura e alla Sovranità alimentare della Regione Lazio.
A chiudere i lavori, un video messaggio di Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione: La digitalizzazione è una componente fondamentale per i piccoli borghi e la connettività rappresenta una leva per la rinascita delle aree interne. Consentire a chi vive in questi territori di essere connesso significa permettergli di partecipare pienamente alla vita della comunità. Pitigliano rappresenta un modello e uno strumento di sviluppo per i territori. Il valore del progetto sta soprattutto nella sua replicabilità: un’esperienza che può essere esportata e che si inserisce pienamente nella strategia degli interventi del PNRR per rafforzare i territori”.
Un’idea condivisa da Giuseppe Gola, Amministratore delegato di Open Fiber, che ha evidenziato la necessità di trasformare l’esperienza di Pitigliano in un modello industriale e replicabile su larga scala. “È un progetto fondamentale, ma ora dobbiamo industrializzarlo e trasformarlo in un vero e proprio prodotto a scaffale. Dobbiamo esportare il modello di Pitigliano. La sfida è ancora grande: non tutti i territori sono connessi alla fibra e in molti casi si continua a utilizzare il rame. C’è ancora molto da fare, ma dobbiamo trasformare la rete in un’infrastruttura realmente di massa. È una sfida importante, ma ce la faremo”.


