ProduttivItalia: ospitato a Rieti il Tavolo Nazionale della Produttività per il rilancio di imprese e natalità
Rimettere la produttività al centro dell’agenda politica e sociale italiana, partendo dal suo cuore geografico: Rieti, l’antico “Umbilicus Italiae“. È questo l’obiettivo che ha animato il Tavolo Nazionale della Produttività, svoltosi il 16 giugno presso lo spazio “100×Centro” su iniziativa del Centro Studi ProduttivItalia. L’evento ha riunito istituzioni, mondo politico, imprese e accademie per delineare un piano d’azione concreto sul futuro economico dei territori, partendo da una tesi inedita: esiste un legame diretto tra la bassa produttività delle nostre PMI e il calo demografico.
Il dibattito ha preso le mosse da una profonda contraddizione: un Paese ricchissimo di risorse naturali, storiche e culturali, ma intrappolato da trent’anni in un vicolo cieco strutturale. Una paralisi definita da quattro crisi finora affrontate in modo frammentato: una crescita della produttività aziendale ferma quasi allo 0% dal 1995; un tasso di fecondità tra i più bassi in Europa, crollato a 1,18 figli per donna nel 2024 contro la media continentale di 1,34; salari reali in calo del 3% rispetto al 1990; un debito pubblico di 3.112 miliardi di euro che costa 100 miliardi l’anno solo di interessi.
A scardinare l’approccio classico alle politiche pubbliche è stata l’anteprima della ricerca “Quando la produttività frena la natalità: il caso delle mPMI in Italia”. Lo studio, realizzato dal Centro Studi ProduttivItalia in collaborazione con il GSSI (Gran Sasso Science Institute) de L’Aquila, ha analizzato 6.828 comuni italiani raccogliendo 51.447 osservazioni tra il 2015 e il 2022.
Attraverso una rigorosa analisi causale, i dati hanno dimostrato che l’aumento di produttività nelle micro e piccole imprese influenza direttamente la natalità: per ogni incremento di 1.000 euro di valore aggiunto per lavoratore nelle mPMI, l’indice di fecondità comunale sale del 2% l’anno successivo, con picchi ancora più alti nei comuni periferici. La ricerca evidenzia, inoltre, che la sola disponibilità di asili nido non basta a stimolare le nascite se manca una base di stabilità economica e di lavoro di qualità per i giovani.
Marco Travaglini, Presidente del Centro Studi ProduttivItalia, ha rimarcato l’urgenza di un cambio di prospettiva: “La produttività non riguarda solo le macchine o i processi, ma riguarda come lavoriamo insieme, come comunichiamo e come costruiamo valore collettivo. È il primo vero problema sociale del nostro Paese. Parlare di produttività significa affrontare i nodi che pesano sulla vita delle persone: i salari reali, l’emigrazione dei giovani e il futuro del lavoro. Esiste un disallineamento profondo tra il mondo di che gestisce la tecnologia e la finanza e il mondo di chi produce ogni giorno sul territorio, prima causa della bassa produttività”.
Nel prendere la parola, Travaglini ha voluto liberare il concetto di produttività dalle rigide gabbie dei tecnicismi, per riportarlo alla sua essenza profondamente sociale. Il focus, ha spiegato, non deve limitarsi ai processi industriali o agli indicatori di bilancio, ma deve concentrarsi sulla capacità del sistema-Paese di riorganizzare il lavoro, far crescere la redditività, sostenere le buste paga, trattenere i talenti sul territorio e far tornare le persone a progettare una famiglia. Da questo punto di vista, la vera sfida italiana non è solo produrre di più, ma generare valore di maggiore qualità a livello locale. Ecco perché diventa indispensabile abbandonare l’illusione del modello economico “a goccia” (l’idea che la ricchezza creata in alto ricada naturalmente verso il basso) e superare le politiche puramente assistenziali. La priorità assoluta, ha concluso, è mettere imprese, produttori e professionisti nelle condizioni di creare nuovo valore, sviluppare competenze, e accrescere la propria autonomia e competitività.
Il confronto ha allargato il campo alle molteplici leve necessarie per innescare questa ripresa, coinvolgendo numerosi esperti. L’Onorevole Camilla Laureti, membro del Parlamento europeo, ha ricordato come il divario occupazionale femminile e la squilibrata distribuzione dei carichi di cura siano ostacoli insormontabili tra lavoro e famiglia. Alla dimensione sociale si è affiancata, inevitabilmente, quella politica. Per l’Onorevole Giulio Centemero (Capogruppo della Lega all’interno della Commissione Finanze della Camera dei deputati) è tempo di superare la logica della gestione quotidiana per abbracciare una visione a lungo termine: gli incentivi economici funzionano solo all’interno di politiche di sistema capaci di generare fiducia, ripensando le città come veri e propri hub di collaborazione e innovazione.
Sul fronte territoriale, Claudia Chiarinelli, Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Rieti, ha chiesto una progettualità libera dalla caccia al consenso immediato, suggerendo di vivere la prossimità con Roma come un’opportunità strategica e ricordando che la natalità non può essere spiegata solo con variabili economiche. Un concetto operativo ripreso da Mauro Antonini (Responsabile Attività Produttive della Lega a Roma), che ha lanciato l’idea di un “reddito di natalità“: un sostegno strutturale per arginare lo spopolamento e radicare le famiglie nelle comunità.
In territori complessi come l’Appennino, ha aggiunto il ricercatore Alessandro Bonifazi, la vera sfida tecnologica e di governance non è solo introdurre nuovi strumenti, ma creare modelli capaci di abbattere le frammentazioni e i confini amministrativi. In questa nuova architettura, la cultura gioca un ruolo da protagonista assoluta. Corinne Baroni, Direttore artistico della Fondazione Teatro Coccia di Novara, ha proposto di considerarla una vera e propria “infrastruttura immateriale“: non un semplice misuratore di spettatori e incassi, ma una rete vitale capace di generare appartenenza, relazioni e desiderio di futuro.
Serve, insomma, un cambio di paradigma profondo. Ne è convinto Piero Dominici, Professore dell’Università di Perugia ed esperto di sistemi complessi: produttività, innovazione e natalità non sono compartimenti stagni, ma fenomeni interconnessi che richiedono cooperazione e pensiero sistemico. Anche l’Intelligenza Artificiale, in quest’ottica, deve servire a espandere il nostro spirito critico, non ad appiattirlo. Ma come si traduce tutto questo nel tessuto economico? Danilo Broggi, Manager e membro del CTS di ProduttivItalia, ha puntato i fari sulla “produttività totale dei fattori”: la crescita non è solo affare delle singole aziende, ma dipende da digitalizzazione, infrastrutture e dall’efficienza della Pubblica Amministrazione.
A fargli eco il Professor Alessandro Giudici, Ordinario di Strategia Aziendale (Full Professor of Strategy) e Preside della Facoltà di Management presso la Bayes Business School, ha evidenziato la necessità di politiche differenziate per i sistemi iperlocali italiani, e Gabriele Ferrieri, Presidente ANGI, ha richiamato la carica sulla trasformazione digitale: serve colmare il gap in Ricerca e Sviluppo, mettere i giovani al centro dei processi imprenditoriali, frenare la fuga dei cervelli e snellire la burocrazia. Per il territorio reatino, la ricetta per invertire la rotta passa dai settori ad alto valore aggiunto (energia, chimica, farmaceutica), come illustrato da Marco Pezzopane (Presidente del Comitato Piccola Industria di Unindustria Rieti).
Un’urgenza di rinnovamento che investe in pieno anche i liberi professionisti. L’avvocato Italo Carotti, Tesoriere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Rieti, ha portato l’esempio del comparto legale: sottolineando che il problema non riguarda soltanto il reddito medio, ma il margine e il valore aggiunto prodotto. Tecnologie e intelligenza artificiale possono ridurre tempi amministrativi, standardizzare procedure e liberare energie per attività più qualificate.
La chiusura dei lavori ha guardato al domani. Dopo l’appello di Cosimo Dinoi (Presidente della ConfederazioneAEPI) per un maggiore allineamento dei corpi intermedi a favore del ricambio generazionale, le conclusioni sono state affidate a Marco Travaglini. Il Presidente del Centro Studi ha tirato le fila dell’incontro, definendolo il primo tassello di un cantiere molto più vasto: l’obiettivo è stringere una nuova, grande alleanza tra istituzioni, atenei, imprese, mondo della cultura e comunità locali. Per trasformare, finalmente, la produttività da fredda parola tecnica a coraggioso progetto sociale.
L’8° Tavolo (Nazionale) della Produttività rappresenta solo il primo passo. I risultati dello studio GSSI, uniti ai dati di altri sette filoni di ricerca in cantiere con atenei di prestigio (che toccano temi cruciali quali la sicurezza sul lavoro con La Sapienza, la digitalizzazione con il Polimi, la produttività nel mondo dei servizi con l’Università del Molise e l’innovazione con l’Università della Tuscia ), convergeranno in un documento strategico. L’obiettivo di ProduttivItalia è consegnare al prossimo esecutivo un piano di riforme rigoroso, fondato interamente su evidenze scientifiche.
Un percorso riassunto in chiusura con una citazione di Sant’Agostino: “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno per come stanno le cose e il coraggio di cambiarle”. Dallo sdegno per i dati della stagnazione trentennale, il Tavolo di Rieti ha scelto di proporre il coraggio di un programma concreto.
Le dichiarazioni di Marco Travaglini, Presidente del Centro Studi ProduttivItalia, ai microfoni di Affaritaliani
“Oggi a Rieti si è tenuto il primo Tavolo Nazionale della Produttività. Nazionale perché vogliamo veramente allargare il tema a tutta Italia. Ne abbiamo fatti già otto, in giro per l’Italia, in meno di un anno, da dicembre 2024 a ottobre 2025. Abbiamo deciso, qui il 16 giugno, di istituire una manifestazione più nazionale per dare spazio a questa parola, “produttività”, una parola che sembrerebbe tecnica ma che oggi è emersa, tramite il contributo di tutti, come una parola più sociale, qualcosa che dovrebbe essere sulla bocca, nel pensiero e nelle azioni di tante persone”, ha dichiarato Travaglini.
“Abbiamo presentato il primo dato fondamentale, cioè che la produttività è una delle cause principali della bassa fecondità e della bassa natalità del nostro Paese. Il titolo dell’evento è stato infatti emblematico: “Italia riproduttiva”, proprio per manifestare il fatto che la produzione delle imprese, delle piccole e medie imprese, è fortemente correlata alla nostra bassa natalità. È un pensiero forte che dobbiamo cercare di prendere in considerazione. Spero di avere modo, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, di metterlo al centro dell’attenzione”, ha concluso Travaglini.
Le dichiarazioni di Italo Carotti, Tesoriere del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Rieti, ai microfoni di Affaritaliani
“Giornata bellissima di studio e di approfondimento sul rapporto tra produttività e natalità. Dal mio punto di vista, cioè il punto di vista delle professioni ordinistiche, dell’avvocatura in particolare, rilevo che una grande difficoltà dei miei colleghi negli ultimi anni è proprio quella di avere un calo della produttività. Non manca il lavoro, non mancano gli incarichi, i mandati e le attività professionali sul campo; ciò che manca è la capacità di portare a compimento quel lavoro in tempi ragionevoli, perché oggi occorre impiegare tantissimo tempo per realizzarlo. Questo significa poco margine, poco valore aggiunto, poca fiducia nel futuro e, quindi, naturalmente, rimandare tutte quelle decisioni che sono comprare una casa, mettere su famiglia, fare figli e via dicendo”, ha affermato Carotti.
“Quali possono essere le soluzioni sul territorio, in particolare nel nostro comune? Probabilmente creare una rete di professionisti e di professionalità che permetta, intanto, di aumentare la produttività partendo dall’abbassare i costi: quindi mettere in comune strumenti che possono essere il co-working, la condivisione, l’utilizzo delle ultime tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Quindi abbassare i costi, abbassare il tempo che occorre per produrre un certo quantitativo di ricchezza e, quindi, avere più fiducia nel futuro”, ha concluso Carotti.
Le dichiarazioni di Piero Dominici, Professore dell’Università di Perugia ed esperto di sistemi complessi, ai microfoni di Affaritaliani
“Allora, una giornata senz’altro generativa, che ha avuto come motivo profondo, secondo me, oltre all’incontro di campi disciplinari, soprattutto l’incontro di esperienze lavorative, professionali e di vita, che, come ricordo sempre, non può mai essere lasciata fuori dai nostri ambiti esperienziali, lavorativi o professionali. Sono emerse, ancora una volta, le ragioni profonde di un’innovazione che rischia, in questa fase di ipervelocità, di automazione e di radicalizzazione dei processi di simulazione e di intelligenza artificiale (le cui formule e definizioni potrebbero essere molteplici e le più svariate) di rimanere un’innovazione tecnologica, assolutamente esclusiva per pochi, per élite che potrebbero, in maniera più o meno illuminata, cogliere questa opportunità”, ha affermato Dominici.
“Ecco, si è tentato, insieme come comunità, probabilmente come rete, di ragionare e di pensare a come costruire le condizioni di un’innovazione che è soltanto in parte tecnologica, ma che deve essere anche sociale e culturale e, quindi, uso una parola abusata oggi, che devo dire non mi ha mai fatto impazzire, “inclusiva”, perché rischia di essere ancora una volta l’ennesimo slogan, come dire, a buon mercato. Ecco, dobbiamo ragionare su come costruire le condizioni di un cambiamento che, ancora una volta, mi ripeto, rischia di essere per pochi”, ha continuato Dominici.
“E allora, quando parliamo di mutamento, di innovazione, di processi innovativi, dobbiamo maturare fino in fondo la consapevolezza che si tratta di questioni, di temi e di processi complessi e che, come ripeto sempre, non vuol dire più difficili o grandi o che sfuggono al controllo. Questa dimensione complessa e multidimensionale dei problemi implica e richiama la loro natura sistemica e relazionale”, ha dichiarato Dominici.
“Dove voglio arrivare? Finché non mettiamo mano, in maniera seria, radicale e profonda, ai processi educativi e formativi e alle istituzioni educative e formative, manteniamo in vita le condizioni profonde e strutturali che ostacolano la possibilità di una lettura e di un’analisi differente del cambiamento e, quindi, la co-creazione delle condizioni di questo cambiamento”, ha concluso Dominici.
Le dichiarazioni di Marco Pezzopane, Presidente del Comitato Piccola Industria di Unindustria Rieti, ai microfoni di Affaritaliani
“Questa giornata è stata la prima pietra di un percorso che ci auguriamo duri per molti anni qui a Rieti. Il tema della produttività è un tema che coinvolge le imprese quotidianamente, quindi poterne parlare in un territorio comunque simbolico, come quello colpito dalle vicende sismiche di ormai dieci anni fa, è sicuramente interessante”, ha affermato Pezzopane.
“Ci auguriamo che tutti gli stakeholder, quindi politici, amministrazioni, parti datoriali e sindacali, possano accogliere questo stimolo che è emerso oggi da questa piazza e che, come dicevo, negli anni a venire si implementi sempre di più questo tema, che riguarderà purtroppo tutti noi. Se pensiamo al fatto che nel 2040 mancheranno circa 5 milioni di lavoratori, perché la popolazione si sta via via invecchiando, si capisce bene che questo è un tema che sicuramente deve essere affrontato e risolto”, ha concluso Pezzopane.
Le dichiarazioni di Gabriele Ferrieri, Presidente ANGI, ai microfoni di Affaritaliani
“Innovazione e territori, imprese e molto altro all’interno di questa importante manifestazione promossa da ProduttivItalia, Entrobordo, al quale, come Associazione Nazionale Giovani Innovatori, abbiamo dato il nostro contributo e supporto. Un momento importante di confronto tra istituzioni, aziende ed esperti del settore, per evidenziare l’importanza di sostenere gli investimenti, la competitività e supportare le microimprese, considerando anche i numeri che evidenziano la necessità di un cambio di marcia per il nostro ecosistema paese, guardando sia alla crescita della produttività imprenditoriale del nostro ecosistema industriale (elemento fondamentale per crescere anche in termini di prodotto interno lordo), sia, soprattutto, a guardare con maggiore propositività il nostro percorso, considerando anche gli altri Paesi europei che ci stanno evidenziando alcune lacune che l’Italia deve cercare di intercettare, facendo di necessità virtù”, ha affermato Ferrieri.
“E mettendo al centro la valorizzazione dei giovani, delle competenze e della trasformazione digitale, ma soprattutto un percorso virtuoso che possa vedere l’Italia protagonista di questa rivoluzione tecnologica e digitale, al fianco degli innovatori e con incentivi e contributi soprattutto per chi oggi vuole fare impresa, vuole crescere e vuole innovare”, ha concluso Ferrieri.

