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Rifiuti, l’intervista al Direttore Generale di Cisambiente Confindustria Leonessi: “Da emergenza a risorsa industriale, il settore vale quasi 50 miliardi”

La fondatrice di Cisambiente Confindustria spiega ad Affaritaliani come l’industria ambientale italiana sia diventata una filiera strategica tra riciclo, energia, materie prime e nuove tecnologie

Rifiuti, l’intervista al Direttore Generale di Cisambiente Confindustria Leonessi: “Da emergenza a risorsa industriale, il settore vale quasi 50 miliardi”

Cisambiente Confindustria, l’intervista al Direttore Generale Leonessi: “I rifiuti sono una risorsa strategica per l’industria italiana”

Il settore dei rifiuti non può più essere letto soltanto attraverso la lente dell’emergenza. Oggi rappresenta una vera infrastruttura industriale del Paese, una leva per l’economia circolare e una risorsa strategica per la produzione, l’energia e lo sviluppo di nuove filiere. È il messaggio che emerge dall’intervista a Lucia Leonessi, Fondatrice e Direttore Generale di Cisambiente Confindustria, associazione diventata negli anni uno dei principali punti di riferimento dell’industria ambientale italiana.

Ho fondato Cisambiente insieme a 11 industriali, oggi siamo oltre 1.500”, ha ricordato Leonessi, sottolineando come la crescita dell’associazione rifletta l’evoluzione del comparto. Quello che un tempo veniva percepito come semplice gestione del problema dei rifiuti è diventato oggi un settore complesso, capace di generare valore industriale, occupazione e innovazione.

Secondo il Direttore Generale, il rifiuto ha assunto un significato “strategico” e “infrastrutturale” nell’economia del Paese. L’associazione, ha spiegato, rappresenta una quota molto rilevante delle imprese italiane del settore e può contare su un fatturato indotto complessivo di quasi 50 miliardi di euro, quasi una manovra”, come ha evidenziato la direttrice generale.

Negli ultimi anni il comparto si è trasformato profondamente. Accanto ai servizi tradizionali sono cresciute attività legate alla produzione di biogas, biometano, idrogeno, recupero di materie prime seconde, valorizzazione energetica e gestione di materiali strategici. “Oggi c’è produzione di biogas, materiali strategici che ritornano alla produzione, materie prime, terre rare” , ha spiegato Leonessi, evidenziando anche il ruolo del Pnrr nella realizzazione di nuovi impianti.

Il Direttore Generale di Cisambiente ha poi respinto una lettura esclusivamente negativa del sistema italiano. L’Italia, ha osservato, è spesso descritta come un Paese forte nel riciclo ma frenato dalla burocrazia. Tuttavia, secondo la Fondatrice di Cisambiente, il confronto con altri Paesi europei mostra un quadro più articolato. “Non è poi così penalizzante lavorare in Italia” , ha affermato, pur riconoscendo che il vero nodo resta quello delle autorizzazioni.

Per Leonessi occorre rendere più rapide alcune pratiche, ma senza sacrificare la qualità dei controlli. “Preferisco un’autorizzazione italiana più lenta e più attenta a un’autorizzazione semplificata e disattenta”, ha sottolineato. Il punto, secondo il Direttore, è trovare un equilibrio tra semplificazione e tutela, partendo da un presupposto: “Dell’industria italiana ci si può fidare”.

Sul fronte della produzione dei rifiuti, Leonessi legge in chiave positiva il dato relativo al 2024, che segnala una produzione nazionale di rifiuti urbani di poco superiore a 29,9 milioni di tonnellate, in crescita del 2,3%. “Se aumenta la quantità di rifiuti vuol dire che è aumentata la produzione”, ha spiegato, aggiungendo che potrebbe anche trattarsi del risultato di una raccolta più attenta, capace di intercettare rifiuti che in passato finivano fuori dai circuiti legali.

La chiave, secondo il Direttore Generale, è cambiare definitivamente prospettiva: non parlare più soltanto di materia prima seconda, ma di vera e propria materia prima. La plastica, ad esempio, può rientrare nei cicli produttivi come polimero, mentre ciò che non può tornare alla produzione può essere valorizzato energeticamente. In questo quadro si inserisce il tema del Css, il combustibile solido secondario, definito da Leonessi un “carbone bianco” prodotto in Italia dagli scarti non recuperabili.

Secondo la direttrice generale, il Css può contribuire alla decarbonizzazione, sostituendo progressivamente combustibili più inquinanti. “Costa 25 volte meno del carbone classico e inquina cinque volte meno”, ha affermato, sottolineando come la valorizzazione energetica degli scarti possa rappresentare una risorsa economica e ambientale.

Tra le filiere con il maggiore potenziale ancora inespresso, Leonessi indica in particolare il tessile e i Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Il tessile, ha spiegato, è una filiera fondamentale per l’Italia, sia per la possibilità di recuperare filati sia per la valorizzazione energetica dei materiali non recuperabili. “Se venissero canalizzati, sarebbe un immenso lavoro per le prossime generazioni”, ha osservato.

Ancora più evidente, secondo Leonessi, è il potenziale dei Raee. Vecchi elettrodomestici, dispositivi elettronici e soprattutto cellulari custoditi nei cassetti contengono materie rare e strategiche in quantità significative, sottolineando come il recupero di questi materiali possa aprire un mercato importante per il Paese.

L’intervista ha toccato anche il tema delle emergenze ambientali e della percezione pubblica dell’industria del settore. La Fondatrice di Cisambiente Confindustria invita a non drammatizzare ogni allarme, ma al tempo stesso richiama l’attenzione su materiali e sostanze che meritano studio e monitoraggio. In particolare, si è soffermata sui Pfas, composti chimici utilizzati in numerosi ambiti industriali e di consumo, sui quali esistono ancora molte incertezze.

Non c’è prova che facciano male, ma non c’è nemmeno certezza che facciano bene”, ha osservato Leonessi, invitando alla cautela. Il tema, ha spiegato, riguarda anche la capacità del sistema industriale italiano di sviluppare soluzioni alternative e tecnologie di trattamento. Dalla carta da forno biodegradabile alle sperimentazioni sui depuratori per trattenere queste sostanze, l’Italia può giocare un ruolo da protagonista anche nella transizione verso materiali più sicuri.

Per il Direttore Generale, la chimica italiana e le biotecnologie rappresentano un punto di forza da valorizzare. L’obiettivo è prevenire l’inquinamento, proteggere le falde e trasformare anche le criticità ambientali in occasioni di sviluppo industriale e tecnologico. Il messaggio finale è chiaro: l’industria ambientale italiana non è più solo il settore chiamato a gestire scarti ed emergenze, ma una componente centrale della politica industriale del Paese. Dai rifiuti urbani ai materiali strategici, dal tessile ai Raee, dal biometano al Css, la sfida è costruire un sistema capace di recuperare valore, ridurre l’impatto ambientale e rafforzare la competitività nazionale. “Più rifiuto c’è, più può tornare in alcune parti alla produzione e in altre diventare energia”, ha sintetizzato Lucia Leonessi. Una visione che ribalta il paradigma tradizionale: il rifiuto non come costo o problema, ma come ricchezza da organizzare, canalizzare e trasformare.

L’intervista di Affaritaliani a Lucia Leonessi, Fondatrice e Direttore Generale di Cisambiente Confindustria