Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Corporate – Il giornale delle imprese » Zurich, la ricerca SWG fotografa la consapevolezza degli italiani sul TFR

Zurich, la ricerca SWG fotografa la consapevolezza degli italiani sul TFR

Antonini (Zurich Investments Life): “I dati raccontano un Paese consapevole del valore della pianificazione finanziaria, ma che fatica a tradurla in scelte concrete”

Zurich, la ricerca SWG fotografa la consapevolezza degli italiani sul TFR

Zurich, quattro italiani su dieci non conoscono ancora la previdenza complementare

Zurich, la ricerca SWG fotografa la consapevolezza degli italiani sul TFR

Con l’entrata in vigore della riforma del Trattamento di Fine Rapporto (TFR), una ricerca realizzata da SWG per Zurich restituisce l’immagine di un Paese che riconosce l’importanza della pianificazione finanziaria, ma che fatica ancora a trasformare questa consapevolezza in decisioni concrete.

Da oggi, infatti, i lavoratori neoassunti del settore privato dispongono di 60 giorni di tempo dall’assunzione per scegliere la destinazione del proprio TFR: lasciarlo in azienda – oppure, nei casi previsti, nel Fondo di Tesoreria INPS – oppure conferirlo a una forma di previdenza complementare. Qualora non venga espressa alcuna preferenza, entrerà in funzione il meccanismo del silenzio-assenso, che comporterà il trasferimento automatico del TFR maturando al fondo pensione di riferimento.

Proprio in questo scenario emerge un livello di conoscenza ancora insufficiente. Secondo l’indagine, condotta su un campione rappresentativo di 2.068 italiani tra i 18 e i 64 anni, circa quattro persone su dieci dichiarano di non essersi mai informate sul tema della previdenza complementare, mentre quasi un lavoratore dipendente su tre non sa che è possibile trasferire il proprio TFR dall’azienda a un fondo pensione. Lo studio evidenzia inoltre differenze significative tra le diverse generazioni sia in termini di conoscenze sia di comportamenti.

Attualmente il 45,5% dei lavoratori dipendenti lascia il TFR in azienda, il 30,2% lo destina a un fondo pensione e il 13,3% lo conferisce al Fondo di Tesoreria INPS. Per la grande maggioranza degli italiani il TFR rappresenta soprattutto una forma di tutela economica: il 90,6% lo considera infatti un “tesoretto” da utilizzare in caso di necessità. Questa percezione si riflette nella preferenza, espressa dal 64,3% degli intervistati, per il mantenimento del TFR in azienda, una scelta che diventa ancora più diffusa tra i Baby Boomer, dove raggiunge il 69,9%. I più giovani mostrano invece una maggiore propensione a utilizzare il TFR come strumento di investimento: il 59,5% della Gen Z sceglierebbe infatti di destinarlo a un fondo pensione per ottenere un rendimento, rispetto a una media complessiva del 47%.

L’indagine mette però in luce come la conoscenza dello strumento rimanga ancora disomogenea. Se l’89,6% dei lavoratori sa che è possibile richiedere un anticipo del TFR per esigenze specifiche, come l’acquisto della prima casa, importanti spese sanitarie o altre necessità rilevanti, soltanto il 50,8% dichiara di conoscerne realmente il funzionamento. Il livello di informazione si riduce ulteriormente tra i più giovani: il 42% della Gen Z non è a conoscenza della possibilità di trasferire il TFR in un fondo pensione e, all’interno di questa fascia, il 12,5% ammette di non sapere con precisione che cosa sia il Trattamento di Fine Rapporto.

I dati raccontano un Paese consapevole del valore della pianificazione finanziaria, ma che fatica a tradurla in scelte concrete, con esigenze molto diverse a seconda dell’età. La riforma del TFR avvicina questo tema alla vita quotidiana di milioni di lavoratori, a partire dai più giovani, e rende ancora più importante colmare la distanza tra consapevolezza e decisione. In uno scenario caratterizzato da profondi cambiamenti demografici e da una crescente longevità, sviluppare una maggiore cultura della pianificazione significa aiutare le persone a costruire con consapevolezza il proprio benessere di lungo periodo. È una sfida che coinvolge l’intero sistema e alla quale anche il settore assicurativo può contribuire attraverso consulenza, educazione e soluzioni adeguate ai diversi bisogni delle persone“, ha commentato Renato Antonini, Amministratore Delegato di Zurich Investments Life.

Lo studio analizza anche il rapporto degli italiani con il risparmio e gli investimenti, evidenziando comportamenti differenti a seconda delle fasce d’età. Oggi un italiano su quattro (25,6%) possiede prodotti di investimento con l’obiettivo di valorizzare i propri risparmi, una quota che sale tra i Baby Boomer (32,4%) e la Gen X (29,7%). Nonostante ciò, permane una forte preferenza per la liquidità, che assume modalità differenti nelle diverse generazioni: il 21% dei Baby Boomer conserva parte del denaro in contanti, il 22% della Gen Z preferisce lasciarlo sul conto corrente e il 16% dei Millennial utilizza prevalentemente strumenti di “salvadanaio” virtuale.

La disponibilità ad assumere rischi negli investimenti cresce invece tra i più giovani. La propensione verso strumenti a rischio medio-alto riguarda infatti il 23,3% della Gen Z e il 23,5% dei Millennial, mentre si riduce al 16,9% nella Gen X e all’11,5% tra i Baby Boomer. Tuttavia, questa maggiore apertura non è accompagnata da un livello di preparazione adeguato: il 69,8% degli italiani dichiara infatti di possedere una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento, percentuale che sale al 78,1% tra gli appartenenti alla Gen Z.

Anche gli ostacoli alla pianificazione finanziaria cambiano in base all’età. Per Baby Boomer e Gen X il principale limite è rappresentato dalla disponibilità economica, indicata rispettivamente dal 41,5% e dal 36,6% degli intervistati, mentre la stessa motivazione riguarda il 25,3% della Gen Z. Tra i più giovani emerge invece una componente emotiva più marcata: il 31,3% considera la pianificazione finanziaria una fonte di stress, contro una media generale del 22,9%. A questo si aggiunge una criticità condivisa da tutte le generazioni, ovvero la mancanza di una cultura della pianificazione e di una prospettiva orientata al lungo periodo, segnalata dal 33,7% degli italiani.

L’indagine evidenzia inoltre una diffusa difficoltà nel reperire informazioni semplici e affidabili su questi temi. La percezione di non riuscire a trovare contenuti adeguati al proprio livello di conoscenza riguarda il 73% della Gen Z, il 69% dei Millennial, il 63% della Gen X e il 56% dei Baby Boomer. Parallelamente cambiano anche i canali utilizzati per informarsi: tra i più giovani cresce il ricorso ai social network, dove il 13% della Gen Z e il 12% dei Millennial seguono esperti e influencer del settore, mentre il 17,4% della Gen Z utilizza già assistenti basati sull’intelligenza artificiale come punto di riferimento. Rimane però significativa la quota di popolazione che non si informa affatto, pari al 20%.

Nonostante l’evoluzione delle fonti informative, il consulente bancario, finanziario o assicurativo continua a rappresentare il principale punto di riferimento per gli italiani. Il 28,4% degli intervistati indica infatti questa figura come prima fonte di informazione, una percentuale che cresce sensibilmente tra le generazioni più mature, raggiungendo il 45% dei Baby Boomer e il 32% della Gen X. Più in generale, il 76,8% degli italiani attribuisce a banche e compagnie assicurative un ruolo importante nella diffusione della cultura del risparmio e dell’investimento e nel supporto alle famiglie nella comprensione di questi temi, con risultati sostanzialmente omogenei tra tutte le generazioni.

La ricerca è stata realizzata da SWG con metodologia CAWI su un campione rappresentativo di 2.068 persone tra i 18 e i 64 anni. La rilevazione è stata effettuata tra il 18 e il 31 marzo 2026.