Le parole di Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’Energia
“Il voto di oggi al Senato con l’approvazione definitiva del ddl nucleare è una svolta storica per il futuro del Paese e per il rafforzamento del mix energetico nazionale”. Lo afferma Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’Energia, commentando il via libera definitivo al provvedimento. “Diamo atto al Governo e al Parlamento dell’accelerazione su un fronte che riteniamo strategico per la competitività del Paese. Dopo anni di assenza dalle politiche energetiche, il nucleare oggi può rappresentare una leva fondamentale per rafforzare l’indipendenza energetica italiana, stabilizzare i costi dell’energia e accompagnare l’industria verso gli obiettivi di neutralità climatica”, sottolinea Regina.
Secondo Confindustria, il costo dell’energia nucleare è meno soggetto alla volatilità dei mercati perché dipende in larga parte dalla costruzione dell’impianto e solo marginalmente dalla sua gestione e dal prezzo del combustibile. Le stime più recenti indicano un costo di generazione compreso tra 70 e 110 dollari per MWh, in linea con le altre tecnologie decarbonizzate e, secondo l’associazione degli industriali, significativamente inferiore agli attuali valori dell’elettricità.
Per Confindustria si tratta inoltre di costi iniziali che potrebbero ridursi ulteriormente grazie alla produzione in serie e alla standardizzazione dei progetti, rendendo i prezzi ancora più competitivi e soprattutto meno esposti alle oscillazioni del mercato. “Il settore industriale potrà contribuire attivamente a questa sfida”, prosegue Regina. In Italia, sottolinea Confindustria, oltre 70 aziende operano già nel settore nucleare e coprono diversi segmenti della filiera, dalla progettazione dei reattori alla produzione di componenti, fino alla manutenzione degli impianti. “Questo patrimonio industriale e scientifico rappresenta una solida base per rilanciare il programma nucleare nazionale, che stimiamo porterà circa 117 mila nuovi posti di lavoro e un impatto economico annuale che può superare i 50 miliardi di euro, pari a circa il 2,5% del Pil”, conclude Regina.


