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Nucleare, Pichetto Fratin: “Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese”

Il ministro: “Non siamo autonomi sull’energia, prendiamo il 15-20% dal nucleare francese. Bisogna guardare al futuro, prima che ci travolga”

Nucleare, Pichetto Fratin: “Non si fa quello che è popolare, ma ciò che è giusto per il Paese”
Gilberto Pichetto Fratin

Ieri alla Camera è arrivato il primo “sì” sul Nucleare, ma la strada è ancora molto lunga per pensare di cambiare le attuali leggi. “Non si fa quello che è popolare, – spiega il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin a Il Corriere della Sera – ma ciò che è giusto per il Paese. Oggi non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese. E i tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro, prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi”.

Pichetto spiega il suo progetto sul nucleare: “Non avremo – dice il ministro – grandi centrali, come quelle smantellate, ma moduli a zero emissioni e di piccola taglia (Smr). Un reattore da 300 MegaWatt è grande quanto tre o quattro campi da calcio (lo standard misura 105 metri per 68, ndr). Per avere la stessa quantità di energia bisogna attivare impianti fotovoltaici per un’estensione pari a 3 mila campi da calcio. Referendum? Nessuna paura. Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere. Se la richiesta è puntare sulle rinnovabili, noi in tre anni abbiamo già fatto anche di più di quanto richiesto dal cronoprogramma per il 2030, installando più di 22 gigawatt”. L’Ue ha concesso all’Italia più deficit per investire in energia, ma non da fonti fossili. Il governo studia il piano di intervento, rispettando però i paletti di Bruxelles.