L’Ocse rivede al rialzo le stime del Pil italiano per il 2021 e il 2022: +4,5% per l’anno in corso, +4,4% per il prossimo. A incidere, secondo quanto emerge dall’Economic Outlook, l’accelerazione del piano vaccinale e l’allentamento delle restrizioni. Il debito in rapporto al Pil si attesterà quest’anno al 189,7% per poi scendere nel 2022 al 187,4% mentre il deficit/Pil sarà pari all’11,4% quest’anno per poi diminuire al 6,4% nel 2022. Il tasso di disoccupazione sarà al 9,8% nel 2021 e al 9,7% nel 2022. In rialzo i consumi privati dopo il crollo dello scorso anno, sceso a -10,7%: per quest’anno le stime prevedono un aumento del 3,1% mentre per il 2022 del 5,2%.
Secondo l’Ocse “un ulteriore sostegno della politica fiscale stimolerà la crescita nella seconda metà del 2021 e preserverà la capacità produttiva, aumentando tuttavia anche il livelli del debito pubblico. Una crescita globale più rapida sosterrà il rimbalzo del settore manifatturiero, delle esportazioni e degli investimenti; questi ultimi beneficeranno anche di maggiori interventi pubblici. I consumi si riprenderanno con l’eliminazione delle restrizioni alla mobilità e con la ripresa della crescita dell’occupazione. Gli attuali alti livelli di risparmio privato scenderanno gradualmente”. Ci vorrà più tempo invece per una piena ripresa del mercato del lavoro: “I nuovi posti, soprattutto per le persone poco qualificate, le donne e i giovani, torneranno solo nel 2022”, evidenzia l’Ocse.
Il governo punta a “promuovere una crescita più verde, digitalizzata e inclusiva, utilizzando i fondi Ue insieme a generosi incentivi per le assunzioni e gli investimenti. Le riforme strutturali che favoriscono la crescita sono destinate ad accompagnare questi sforzi. L’attuazione efficace del piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr) richiede la realizzazione dell’ambizione annunciata di un settore pubblico orientato agli obiettivi, digitalizzato e agile”, evidenzia l’Economic Outlook dell’organizzazione parigina. “Le priorità sono l’attuazione delle riforme, degli investimenti pubblici e della giustizia civile, la riduzione della burocrazia e della complessità fiscale, il sostegno alla concorrenza e l’aumento dell’efficienza delle politiche di formazione e di collocamento”.

