Opas Intesa su Mps, ecco perché Giorgetti non apprezza
Le, per certi versi incredibili, rimostranze di Giancarlo Giorgetti sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps non possono e non devono stupire. Già qualche settimana fa avevamo parlato di un legame forte tra il titolare del MEF e Jérôme Grivet, vice amministratore delegato di Crédit Agricole. Ora la vicenda si arricchisce di un ulteriore dettaglio.
Dunque, poiché il ministro ha da sempre a cuore le sorti di BancoBpm, e teme che se Intesa si prende il Monte, UniCredit può tornare all’attacco di Piazza Meda, il ministro prova a convincere i francesi a salire ancora nel capitale di BancoBpm convinto che due feriti (per lui) siano meglio di un morto.
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Non manca qualche ulteriore dettaglio: pare infatti che Giorgetti e Grivet siano stati costantemente in contatto anche durante l’ultimo cda della banca milanese. E che ora, complice l’assemblea annuale dell’Ivass, si cerchi di fare uno sgambetto a Carlo Messina sfruttando norme di Antitrust in materia di polizze vita.
L’idea sarebbe quella di sostenere che dall’acquisizione di Mps (e quindi, a cascata, di Mediobanca che a sua volta detiene oltre il 13% di Generali) si crei un profilo troppo ingombrante per l’Antitrust. Ma secondo quanto risulta ad Affaritaliani, l’intenzione di Intesa Sanpaolo non è quello di creare un polo assicurativo in Italia in tandem con Generali, ma gestire le sinergie che ci sono all’estero, soprattutto nell’Europa centro-occidentale che vede una presenza meno robusta dell’istituto guidato da Carlo Messina.
In tutto ciò, molti analisti fanno notare che la stessa UniCredit, una volta conclusa l’operazione su Commerzbank in Italia dovrà tornare all’attacco anche in Italia. Ma come? Due alternative: la prima, rimettere nel mirino BancoBpm, una via stretta ma non impossibile dopo la pax tra Andrea Orcel e il governo con la rinuncia al ricorso sul golden power; la seconda, più affascinante ma tortuosa, sarebbe quella di un’operazione su Generali, magari con uno “scambio” con Delfin tra azioni del Leone e di UniCredit.
Un’operazione tutta da definire (Generali vale in Borsa oltre 50 miliardi) ma che potrebbe sparigliare le carte. Orcel ha un anno, prima dell’assemblea del 2027 per la sua riconferma, per dimostrare che il soprannome di CR7 dei banchieri non è campato per aria.

