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Economia
Open Innovation Summit, Digital Magics: “Il new normal parte dall’innovazione”

Si è tenuto iggi l’ Open Innovation Summit 2020, l’evento annuale organizzato da Digital Magics in collaborazione con 24 ORE Eventi, in occasione del quale l’ecosistema dell’innovazione e delle startup, istituzioni e aziende hanno posto l'accento sul ruolo della trasformazione digitale per rilanciare l’Italia dopo l’emergenza coronavirus.

Molti i rappresentati delle istituzioni, dell’ecosistema dell’innovazione, delle aziende, degli investitori, degli incubatori e i talenti che stanno facendo startup in Italia, fra cui Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Davide Dattoli, founder e CEO Talent Garden, Luigi Gubitosi, vicepresidente Confindustria, e Gianpaolo Manzella, sottosegretario allo sviluppo economico del MISE, che si sono confrontati sui temi chiave dell’Open Innovation, a partire da una riflessione che coinvolge il Governo e le sue modalità di dare supporto al settore delle startup: potente, variegato e fondamentale per la ripresa, ma al contempo fragile.

“L’edizione 2020 del GIOIN si colloca in un particolare momento storico del sistema Paese che deve pensare a un consistente e concreto piano di rilancio che ponga come priorità gli investimenti nel digitale e nell’innovazione tecnologica che decine di migliaia di startup e PMI innovative stanno sviluppando”, ha commentato Layla Pavone Chief Innovation Marketing e Communication Officer. “È urgente e non abbiamo più tempo da perdere, anche perché questa emergenza sanitaria ha dimostrato come l’innovazione tecnologica che parte dal basso, possa portare a soluzioni impensabili che in una situazione di normalità non avrebbero mai potuto emergere così prepotentemente. L’Open Innovation è la modalità che potrà far fare un salto importante alle nostre aziende che hanno un grande bisogno di digitalizzare i loro processi ed è per questo che va sostenuta”.

Il digitale ci ha accompagnato nei mesi del lockdown, consentendo a molte aziende di continuare la loro attività, agli studenti di proseguire le lezioni e, generalmente, di mantenere un contatto continuo con il resto della società, il che significa continuare tutto sommato a vivere.  I modelli della didattica online, dello smart working, delle nuove tecnologie che ci hanno fatto sentire interconnessi, sono senza dubbio ancora da ridiscutere, con l’obiettivo sempre più stringente di condurre verso un “umanesimo digitale”: la centralità della persona è infatti una prerogativa fondamentale che deve guidare la trasformazione digitale, senza la quale potremmo incappare in uno squilibrio sociale ed economico rilevante.

Come ha sottolineato Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, siamo davanti a un bivio: “Chi non poteva accedere a un servizio digitale non poteva più partecipare alla vita sociale del nostro paese, la crisi pandemica ci ha portato davanti a una scelta molto forte: o arretriamo o avanziamo.”

Avanzare, come sembra suggerire la Ministra, deve essere uno sforzo condiviso, perché nessuno può essere lasciato indietro: “Spesso mi chiedo: ma il senso comune ha percepito la portata di questo cambiamento? Tutti noi siamo chiamati a porre in essere nuovi modelli che oggi più che mai si basano sulla digitalizzazione del paese, delle aziende e della pubblica amministrazione”

La spinta verso l’innovazione è una sfida che si vince, secondo Marco Gay, solo mettendo “a fattor comune” gli sforzi e la voglia di innovare: “l’ecosistema dell’innovazione e delle start up può dare quello scatto necessario al paese per rialzarsi.  Questa nuova normalità ha visto entrare il digitale con forza e quasi prepotenza nella vita di cittadini e imprese e il coraggio e la voglia dell’innovazione, se messe a fattor comune, rappresentano l’inizio di un cambiamento. Grazie al talento e l’innovazione si può prendere il paese e portarlo nel futuro.”

Il new normal , si costituisce intorno alla digitalizzazione,  alla robotica, alla connettività ma anche alla  sicurezza cybernetica, come auspica infatti Alberto Fioravanti , Presidente e CTO Digital Magics : “Il nostro settore potrebbe fare in modo che la prossima volta saremo pronti ad affrontate una crisi come questa con la tecnologia, reagendo con l’ innovazione e la creatività”.

Determinante la sinergia tra le startup e le aziende italiane, come si evince dal susseguirsi delle tavole rotonde.  Un esempio di questo circolo virtuoso è Poste Italiane, sempre più prossima a diventare un'azienda ecosistemica. Melany Libraro, Responsabile Customer Experience Transformation di Poste Italiane, ha sottolineato a questo proposito: “Guardiamo all’innovazione in maniera ampia perché siamo un istituto di pagamenti ma anche di logistica: abbiamo guardato a 1000 startup e ne abbiamo 15 con le quali stiamo prevedendo possibili collaborazioni. Vogliamo continuare a fare questo scouting perché l’idea è di apportare sempre più realtà, perché vediamo la spinta innovativa che possiamo prendere delle startup, e viceversa anche quello che possiamo dare noi a loro”.

Sono innumerevoli i settori coinvolti nella trasformazione digitale, così come l’agricoltura, con la cosiddetta “agritech”, come evidenziato da Marco Hannapel, Presidente di Philip Morris Italia, che ha spiegato: “Nel nostro settore l’ innovazione riguarda tantissimi ambiti: parte dall’agritech ( fitofarmaci, ottimizzazione dell’energia, utilizzo di persone e macchine) e dall’Industria 4.0, dalla lotta contro l’illecito fino ai prodotti innovativi come il tabacco riscaldato”.

“L’innovazione è cambiata negli anni e si è ramificata in tre processi: quella tradizionale dei centri di ricerca, che restano importantissimi ma ai quali si aggiungono esperienze differenti, come il co-design, che consiste nel lavorare con le realtà della meccatronica e dell’industria 4.0 locale, sviluppando sia le imprese italiane sia le multinazionali che ne attingono. Il terzo processo è senz’altro quello dell’open innovation, sul quale puntiamo molto. Tutti e tre i processi di innovazioni sono fondamentali, ma combinandoli riusciamo ad avere risultati più rapidi ed efficaci”.

Nel pomeriggio è intervenuto Luigi Gubitosi, Vicepresidente di Confindustria e Amministratore delegato di Telecom Italia (TIM), citando la pubblicità della Bell del 1919, con la quale la compagnia telefonica statunitense suggeriva come bastasse un loro dispositivo, anche nel mezzo della quarantena di allora causata dall’epidemia della Spagnola, per sentirsi meno isolati. L’amministratore delegato di TIM evidenzia quindi la centralità del digitale nella comunicazione contemporanea, sottolineando: “la consapevolezza della forza del digitale è una delle cose che ci lascia questa epidemia. Il cuore digitale del nostro paese non ha mai smesso di pulsare, abbiamo affrontato uno stress test importante e abbiamo reagito bene considerando che abbiamo fatto un salto avanti di anni in poco tempo”, in questo salto in avanti, ancora una volta fondamentale risulta “garantire la parità di accesso. Mi piacerebbe dire alla fine della mia presidenza che Il digtial divide non esiste più”; centrale in tal senso l’investimento su infrastrutture e competenze.

La trasformazione è stata senza dubbio ampia e ha toccato ambiti fondamentali: “pensiamo alla didattica a distanza: per i millenials è evidente che il salto è stato facile, più difficile forse per gli anziani e i professori, che si sono però adattati. Per quanto riguarda l’aria del lavoro abbiamo implementato tantissimo lo smart working. Sui processi produttivi le tecnologie si stanno moltiplicando, il che aiuta anche il distanziamento sociale e credo che avremo anche in questo campo ulteriori opportunità di sviluppo.  La gestione dei dati è estremamente importante anche nella sanità: con il 5G si stanno sviluppando numerose tecnologie che cambierà nel profondo questo settore”

Continua Gubitosi: “Il new normal sarà fatto da tanto più digitale: si tratta di assestarci in una situazione intermedia tra il passato e il picco del Covid-19: non può esserci solo smart  working e DAD, perché si perderebbe il contatto umano, ma ci sarà una intermediazione”

“Riteniamo che il nostro paese sia pronto a questa accelerazione ulteriore e sono chiamati tutti i protagonisti della filiera. Gli economisti chiamano queste fasi creative disrumption, io credo che ora sia arrivato il momento della creatività. Si tratta di avere progettualità, non di tappare buchi, ma di reinventare e creare”.

L’AD individua infine le sfide più imminenti: “Le nostre tecnologie sono in grado di creare valore se integrate al meglio nelle realtà del nostro paese. Oltre alla connettività a banda larga dovremmo far crescere l’internet of things che fornirà nuovi strumenti per potenziare Il tessuto produttivo; un altro obiettivo quello di sensibilizzare le imprese sulla cyber security, ancora più importante con lo smartworking”.  

“Sono confidente che tutto il settore darà un grandissimo impulso all’innovazione e costruiremo un paese migliore”, conclude il Vicepresidente di Confindustria.

Enrico Resmini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di CDP Venture Capital SGR – Fondo Nazionale Innovazione, ha messo in evidenza: “Focalizziamo la nostra attenzione sulle start up e le PMI innovative e siamo molto attenti a sostenere la vera innovazione, bisogna infatti trovare degli angoli di intervento ad alto impatto”.

La contaminazione tra start up e aziende, continua Resmini : “è per noi un asse fondamentale sul quale vogliamo costruire, coinvolgendo le aziende nei programmi di accelerazione e venture capital.  Siamo un fondo nazionale e dobbiamo darci l’obiettivo di avere un sistema molto ampio”

“La bella notizia è che abbiamo tante start up in Italia, molte anche nate durante il lockdown, ma la sfida è quella di lavorare sulla qualità.  E’ vero che, in qualità di fondo, abbiamo a disposizione un capitale importante da veicolare sul mercato, ma è solo un impulso primario: dobbiamo essere bravi a portare a bordo altri investitori, internazionali e nazionali, pubblici e privati” continua l’AD, che ribadisce: “Serve anche il capitale umano, oltre a quello economico, perché abbiamo bisogno di creare e investire su giovani imprenditori; siamo operativi e abbiamo lavorato per mettere al punto una macchina articolata, definendo una strategia pragmatica: vogliamo far accadere le cose in tempi rapidi e già in questi mesi abbiamo continuato a deliberare operazioni e investimenti”.

L’approccio è quindi di tipo qualitativo: “Bisogna essere rapidi ma anche selettivi: dobbiamo avere il coraggio di selezionare quelle startup che hanno un prodotto robusto e che possono riprendere a correre sui mercati”.  

Oltre all’accelerazione, emerge con forza che imprescindibile sarà la qualità e la direzione dell’innovazione, che deve essere capace di attecchire al meglio in un Paese, che, come si evince dall’Open Innovation Summit di quest’anno, ha una gran voglia di rialzarsi e di reinventarsi, puntando ancora una volta sulla creatività e sulla resilienza, qualità che continuano a contraddistinguerlo.

 

 

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