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OpenAI, Sam Altman: “Bisogna accettare anche le cose negative per godere dei benefici di questa nuova tecnologia”

Visione opposta rispetto al rivale Anthropic che parla di “rischio per l’umanità” e necessità di “rallentare”

OpenAI, Sam Altman: “Bisogna accettare anche le cose negative per godere dei benefici di questa nuova tecnologia”
Open AI CEO Sam Altman speaks at the OpenAI DevDay 2026 conference, Tuesday, Sept. 29, 2026, in San Francisco. (AP Photo/Jeff Chiu) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Cosa sta succedendo con l’intelligenza artificiale? Se anche i due colossi tech di questa nuova formula non concordano, ecco che per la “gente comune” diventa ancora più complicato decifrare il prossimo futuro dell’IA e le conseguenze sull’umanità. OpenAI infatti sostiene cose ben diverse rispetto ad Anthropic che aveva parlato di necessità di “rallentare con lo sviluppo” e lanciato messaggi inquietanti tipo “umanità a rischio“.

Il Ceo di OpenAI, Sam Altman, ha affermato che persiste una differenza fondamentale di visione tra la sua azienda e la rivale Anthropic in merito alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, sostenendo in un’intervista a Politico che i benefici della tecnologia giustificano l’accettazione di alcuni rischi e che l’IA dovrebbe rimanere ampiamente accessibile al pubblico. “Crediamo che il mondo debba accettare che accadano cose negative per i benefici che questa tecnologia offre alle persone e per il potere decisionale che hanno”, ha spiegato Altman. Il Ceo di OpenAI ha poi aggiunto di non accettare “i rischi veramente catastrofici”, tra cui la possibilità di “una grave perdita di controllo a favore dell’intelligenza artificiale”.

A lanciare l’allarme era stato Jacob Coxon, 27 anni, ricercatore britannico che ha lavorato per Anthropic e OpenAI e che ha deciso di dimettersi denunciando una competizione tecnologica ormai troppo veloce rispetto alle garanzie di sicurezza. Secondo Coxon, sistemi di IA sempre più autonomi e capaci di auto-migliorarsi potrebbero raggiungere capacità “sovrumane”, fino a rappresentare un rischio esistenziale entro la fine del decennio. Un allarme rilanciato anche da altri ricercatori del settore e che riapre il confronto sui limiti da imporre alla corsa all’IA.