Economia
Oro da record, ma nel 2026 il rally rallenta: ecco perché la corsa potrebbe fermarsi qui. Le previsioni
Dopo un anno così forte è difficile immaginare un’altra corsa simile: le banche d’investimento restano comunque moderatamente ottimiste

Oro da record nel 2025, ma per il 2026 l’entusiasmo si spegne: ecco perché le previsioni frenano la corsa
Il 2025 è stato l’anno dell’oro: da gennaio il prezzo è salito di quasi il 70%, il balzo più forte dal 1979. Numeri che non si vedono spesso e che raccontano una cosa semplice: quando l’incertezza sale, l’oro torna a fare l’oro, e anche a fine anno, mentre molti asset rallentano, il metallo giallo continua a essere comprato come copertura contro rischi e tensioni gepolitiche negli Stati Uniti, dallo scontro tra Donald Trump e la Fed ai timori sulla tenuta dell’economia globale.
Il contratto spot ha toccato negli ultimi giorni quota 4.497 dollari l’oncia prima di ripiegare leggermente, restando comunque su livelli record; anche l’argento segue la scia, sopra i 70 dollari, segnale che la domanda per i metalli rifugio resta forte. Ma il rally seguirà lo stesso corso anche il prossimo anno? Per il 2026 il mercato scommette su almeno due tagli dalla Fed, e questo sicuramente favorirà l’oro: tassi più bassi significano rendimenti reali più deboli e quindi meno concorrenza da parte delle obbligazioni. A questo si aggiunge il ruolo delle banche centrali, che continuano ad acquistare oro per diversificare le riserve e ridurre l’esposizione al dollaro.
Ed è proprio il dollaro uno dei pezzi chiave del puzzle. Nel 2025 la valuta americana si è indebolita in modo significativo, con l’indice US Dollar sceso sui minimi dal 2018. Come osserva Gabriel Debach di eToro, il tema della dedollarizzazione non è rimasto uno slogan: il congelamento delle riserve russe prima e le politiche commerciali aggressive poi hanno aumentato la percezione del rischio politico legato al biglietto verde, e quando cresce il dubbio sull’indipendenza della banca centrale e sulla stabilità della valuta, il mercato reagisce in modo prevedibile: meno dollari, più oro.
Tuttavia, guardando al 2026, dopo un anno così forte è difficile immaginare un’altra corsa simile per il metallo giallo. Secondo il World Gold Council molte delle spinte viste nel 2025 resteranno in campo, ma i prezzi hanno già incorporato gran parte delle aspettative su crescita, tassi e dollaro: l’oro appare quindi correttamente valutato e potrebbe muoversi in un range ristretto, con variazioni limitate.
Le banche d’investimento restano comunque moderatamente ottimiste. Goldman Sachs vede un prezzo medio intorno ai 4.900 dollari l’oncia nel 2026, J.P. Morgan spinge anche oltre i 5.200 dollari, mentre altre case stimano livelli più vicini agli attuali, segnalando però una possibile volatilità. Molto dipenderà dall’economia americana: un rallentamento più marcato e tagli dei tassi più aggressivi darebbero nuova spinta all’oro; al contrario, una crescita forte e un dollaro in recupero potrebbero ridurne l’appeal.
