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Economia

di Nicolò Boggian

Il primo paradosso è senz’altro la proposta di abolire l’Imu. In un momento in cui la disoccupazione giovanile tocca il suo picco e in cui una buona fetta di Pmi italiane stanno per saltare definitivamente lasciando a spasso migliaia di lavoratori la proposta principale su cui si dibatte, è la cancellazione dell’Imu.

Proposta sacrosanta per le famiglie sotto un certo reddito, ma non sarebbe meglio utilizzare quei soldi per ridurre il costo del Lavoro o per investire in Istruzione e in Ricerca?

Più volte abbiamo spiegato come molte aziende italiane hanno dei grossi problemi di competitività e uno di questi problemi è proprio la tassazione sul Lavoro.

Sono aziende che, anche per loro stessa colpa, hanno sempre prodotto per il mercato interno, speso poco per ricerca e sviluppo e hanno lavorato poco per la loro crescita e, per questo motivo, si trovano ora strette nella morsa di un mercato interno in flessione da molti trimestri e aziende straniere che sanno mixare abilmente produzione, marketing, marchi e presenza commerciale su scala globale.

Abbattere il costo del Lavoro servirebbe chiaramente a rendere queste imprese più competitive ed il nostro ambiente economico più attraente. Perché allora quest’ostinazione del ’abolizione dell’Imu? Perché non diminuire i costi dell’energia o della burocrazia?

L’altro paradosso è la continua litania del Lavoro che non c’è.

Più che l’effettiva diminuzione del lavoro, mi sembra invece che, come succede per le tante aziende che non riescono ad innovare, crescere ed internazionalizzarsi e rimangono prigioniere della paura culturale di cambiare, allo stesso tempo abbiamo troppi cittadini, parti sociali ed istituzioni che non riescono ad interpretare la realtà in cui vivono e quindi non approfittano delle opportunità del nostro tempo.

L’opportunità principale, per essere chiari, è senz’altro l’allargarsi del mercato.

Così come l’Ad di Luxottica, Andrea Guerra, ripete quasi ossessivamente che per la sua azienda la crisi non esiste perché si trova ad avere due miliardi di consumatori potenziali in più, allo stesso modo, oggi, per una persona che parla almeno una seconda lingua – l’inglese- e utilizza correttamente internet e gli strumenti informatici ci sono tantissime opportunità che fino a vent’anni fa non esistevano.

Il mondo non è mai stato così piccolo, aperto e uguale.

Ovunque si utilizzano gli stessi mezzi di comunicazione, si parla la stessa lingua, si hanno le stesse abitudini, perché non approfittarne.

Non solo con l’opportunità di spostarsi, ma con la possibilità di accedere a idee, prodotti che possiamo portare in Italia creando lavoro e opportunità.

Si può certo ammettere che la “competizione globale” ci presenta il rischio di rimanerne schiacciati e, certamente dobbiamo pretendere che il nostro Stato, crei delle condizioni migliori per lavorare e un welfare più equo che aiuti chi resta indietro, ma come non capire l’opportunità che ci si propone.

Abbiamo a 2/3 ore di volo mercati che crescono senza sosta, penso a Polonia, Romania e Turchia, con stili di vita sempre più simili al nostro.

Ci sono tantissime aziende cinesi, indiane, brasiliane che sono pronte ad entrare nel nostro mercato portando idee e opportunità. Riconoscere queste opportunità non significa non vedere i pericoli del nostro futuro, ma è importante per iniziare a capire e orientarsi in una realtà che è cambiata.

Rifiutare di volerla vedere è davvero paradossale. Le tante aziende italiane che esportano e che non sono mai cresciute come in questo momento l’hanno capito bene.

A queste aziende, vero traino del Paese, non serve il taglio del costo del lavoro o il taglio dell’Imu, ma è utile però un contesto socio/economico e dei lavoratori che capiscano allo stesso modo la situazione e sappiano contribuire a questo scopo. Non possono invece tollerare zavorre e limiti culturali se non vogliono farsi soffiare il lavoro da qualcun altro.

A queste imprese serve invece un sistema educativo, d’informazione e di formazione al passo con i tempi, meno provinciale e più cosciente della realtà. Eliminare l’Imu servirà invece solo a tirare avanti ancora un po’, ma non a cambiare pagina, cosa che invece è alla nostra portata e cui tutti noi dobbiamo finalmente mirare per riprenderci il lavoro e le opportunità che ci sono.

 

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