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Economia
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"Nel momento più difficile della storia della nostra Repubblica abbiamo il dovere e la responsabilità, a partire dalle parti sociali, di stringere un patto dei produttori". Lo ha detto il presidente di Piccola Industria Confindustria Vincenzo Boccia in un convegno in corso a Torino. "Un patto - ha proseguito - tra tutti gli attori della fabbrica con il quale ci si impegna per ricostruire il paese e contribuire alla nascita di una nuova rivoluzione industriale. Un patto che deve basare le sue fondamenta sulla corresponsabilità di tutti per la convergenza e la competitivita', per essere un Paese che vive di confronto e non muore di conflitto".

Le parti sociali, ha continuato, "noi e le organizzazioni dei lavoratori siamo chiamati a un ruolo di grande responsabilità consapevoli dell'emergenza e della necessita' di dare un colpo di reni, di reagire immediatamente e recuperare quello spirito di comunità che abbiamo perso. Insieme per salvare le fabbriche e il paese, insieme per tornare a quello spirito del Dopoguerra che porti a passare dagli interessi alle esigenze del paese che ci guidi - insieme - a scrivere un'Agenda della competitività consapevoli della certezza che una nazione senza fabbriche e' una nazione senza lavoratori e senza imprenditori".

A rendere necessario il patto è lo stato di salute delle aziende italiane: "Solo negli ultimi sei anni hanno cessato la loro attività più di 70 mila imprese manifatturiere e, quel che più preoccupa, stiamo assistendo ad un ritmo di chiusure in crescita, al pari delle sofferenze bancarie. Per noi imprenditori vedere una fabbrica che chiude è come avere un lutto in famiglia". E come ogni lutto che si rispetti, esige il suo minuto di silenzio: Boccia lo ha chiesto alla platea. Sessanta secondi di silenzio per "denunciare l'immobilismo in cui si trova attualmente il Paese e l'irresponsabilità che emerge dalla situazione attuale. C'è chi ancora non ha capito che dobbiamo salvare il paese". Boccia si è rivolto a quei partiti che, nonostante gli appelli del presidente della Repubblica, restano "indifferenti alla situazione di emergenza economica e ai gravi danni che il paese subisce. Se i partiti non capiscono i rischi che stiamo correndo, se continuano a rifiutarsi di lavorare assieme, abbiamo di fronte una difficoltà enorme".

Il prezzo già pagato dall'economia italiana è salato: "Si sono persi 1,4 milioni di posti di lavoro, i disoccupati sono raddoppiati, toccando i 3 milioni. Solo nel 2012 ogni giorno hanno chiuso i battenti 41 imprese manifatturiere. Il nostro Pil - ha proseguito Boccia - è sceso di oltre l'8% dal 2007 e questo, in termini di ricchezza prodotta, significa aver perso più di 100 miliardi di euro in valore assoluto con un Pil per abitante che e' tornato ai livelli del 1997 ossia quelli di 16 anni fa".

In mattinata c'era stata l'apertura del segretario Cgil Susanna Camusso: "Penso sia necessario e possibile trovare una posizione comune tra le associazioni imprenditoria e quelle sindacali per avere almeno un'agenda delle emergenze da affrontare". La priorità è "fare qualcosa per il lavoro e quindi anche per le imprese, per frenare quella che appare una vera e propria slavina sociale di fronte alla quale non viene posto nessun ostacolo".
 

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