La pensione di settembre 2026 sarà ridotta del 5% per alcuni titolari di prestazioni collegate al reddito che non hanno comunicato all’Inps i dati reddituali relativi al 2022. La trattenuta era già presente ad agosto.
Pensioni settembre 2026: chi troverà il 5% in meno sulla pensione
Non è previsto un taglio generalizzato delle pensioni a settembre. La trattenuta riguarda esclusivamente chi percepisce prestazioni pensionistiche collegate al reddito e non ha fornito all‘Inps le informazioni reddituali richieste per il 2022.
La conferma arriva direttamente dall’Inps, che nella comunicazione sul cedolino di agosto ha spiegato che la trattenuta viene applicata sia sulla mensilità di agosto sia su quella di settembre 2026.
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L’importo trattenuto corrisponde al 5% dell’importo lordo della pensione erogata nel mese di luglio 2026.
Nel cedolino compare una specifica causale relativa alla mancata comunicazione del reddito ai sensi dell’articolo 35, comma 10-bis, del decreto legge 207 del 2008.
L’intervento non riguarda quindi tutti i pensionati che hanno presentato il modello 730 o che hanno effettuato una normale dichiarazione dei redditi. L’Inps incrocia i dati disponibili presso l’Agenzia delle Entrate con quelli comunicati attraverso le procedure reddituali previste per determinate prestazioni.
Pensioni settembre 2026: cosa deve fare chi riceve la trattenuta
Prima di applicare la sospensione, l’Inps individua i pensionati per i quali non risultano acquisiti i dati reddituali né dall’Agenzia delle Entrate né attraverso le dichiarazioni presentate direttamente.
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Agli interessati viene inviata una lettera di sollecito. La comunicazione può essere consultata anche nell’area personale MyINPS e, se disponibili, viene trasmessa all’indirizzo Pec o email registrato presso l’Istituto. Per la campagna in corso il termine indicato è il 15 settembre 2026.
Entro quella data è possibile trasmettere le informazioni reddituali mancanti attraverso una domanda di ricostituzione reddituale. L’operazione può essere effettuata anche rivolgendosi a un Caf o a un soggetto abilitato convenzionato con l’Inps.
Pensioni, cosa succede dopo il 15 settembre
Il rischio maggiore non è rappresentato dalla sola trattenuta del 5%. L’Inps precisa che, se le informazioni richieste non vengono trasmesse entro il 15 settembre, le prestazioni collegate al reddito percepite nel 2022 possono essere revocate definitivamente. L’Istituto può successivamente procedere al recupero degli importi eventualmente versati senza che ne sussistessero i requisiti.
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La riduzione di settembre va quindi letta come parte della procedura prevista per chi non ha risposto alle richieste reddituali dell’Istituto.
Non va confusa con le modifiche alle aliquote di rendimento introdotte per alcune pensioni anticipate. A marzo l’Inps ha chiarito che quelle nuove percentuali riguardano specifiche uscite anticipate e non costituiscono una riduzione generalizzata degli assegni già in pagamento.
Chi vuole verificare se è interessato può consultare il cedolino nell’area MyINPS. La voce della trattenuta permette di distinguere immediatamente questa riduzione da Irpef, conguagli fiscali e altre trattenute presenti sulla mensilità.


