Partiamo dai dati: l’Italia nel secondo trimestre 2016 ha fatto uno 0.0% sul precedente trimestre ed uno 0.7% su base annua; l ‘UK rispettivamente lo 0.6% e 2.2%, gli Usa 0.3% e 1.2% la Francia 0.0% e 1.4% l’Ue lo 0.3% e 1.6% (fonte: Istat)
I dati appunto ci dicono impietosamente che siamo tra i peggiori a livello europeo e mondiale e sicuramente lo siamo tra i Paesi industrializzati con cui ci possiamo confrontare per struttura politica ed economico finanziaria.
Quindi dopo cinque trimestri consecutivi l’economia si ferma di nuovo; e questa è aritmetica.
A questo punto anche la previsione governativa dell’1.2% di crescita annua appare sempre più una chimera irraggiungibile e se a questo quadro a tinte fosche aggiungiamo la crisi delle banche e soprattutto del Monte Paschi che non ha retto lo stress test il gioco è fatto.
Se a questo si aggiunge l’instabilità creata dal possibile “no” al referendum di Renzi sulle riforme costituzionali la situazione è veramente difficile da gestire nonostante le rassicurazioni del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.
Questi segnali di instabilità raggiungono molto velocemente i mercati finanziari non solo italiani ed europei ma mondiali producendo un immediato disinvestimento.
Tuttavia i cittadini sapevano benissimo senza la certificazione dell‘Istat che le cose non funzionavano e per arrivare a questa conclusione non c’era sicuramente bisogno dei modelli integro – differenziali prodotti dagli scienziati dell’Istituto di Statistica.
No, bastava andare sotto casa a vedere le imprese commerciali, i bar, ad esempio, che in otto mesi hanno chiuso licenziando i lavoranti.
E qui dobbiamo aprire una parentesi sul solito pernicioso buonismo che ha contagiato da decenni il mondo occidentale e l’Italia in particolare.
Infatti, spesso i piccoli bar di quartiere (faccio solo un esempio particolare ma esemplificativo dello stato delle cose generali) chiudono perché non reggono la concorrenza delle attività straniere, ad esempio i minimarket del Bangladesh che stanno sorgendo come funghi nelle nostre città
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/roma-invasa-minimarket-stranieri-italiani-che-pagano-tasse-c-1166307.html che vendono gli stessi loro prodotti (più altri) a prezzo significativamente inferiore.
Le strategie per non pagare le tasse sono molte e diversificate e vengono sfruttate al massimo:
La somma di tutti questi fattori sta distruggendo il piccolo commercio e acuendo la crisi generalizzata e se non si metterà mano a controlli mirati sarà difficile che la situazione si possa sistemare.

