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Più dipendenti pubblici, soprattutto più giovani. Ma metà del personale ha oltre 50 anni

Nonostante i segnali positivi su organici e competenze, l’analisi evidenzia una criticità strutturale: la perdita di potere d’acquisto. L’analisi

Più dipendenti pubblici, soprattutto più giovani. Ma metà del personale ha oltre 50 anni

Più dipendenti pubblici, soprattutto più giovani. I dati

La Pubblica Amministrazione italiana non sta solo crescendo nei numeri, ma sta anche cambiando per profili, età e competenze. In particolare, nel 2024 gli addetti under 30 sono passati da 157,9 mila a quasi 210mila unità, con un incremento del 33% in un solo anno, una crescita trainata dai concorsi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il numero totale di dipendenti pubblici ha invece raggiunto nel 2024 quota 3.388.794 (+1,8% rispetto al 2023), e le previsioni per l’anno in corso sono di superare i 3,4 milioni di addetti entro fine anno.

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Si conferma quindi il trend di crescita, anche se con tassi leggermente attenuati rispetto al biennio 2022-24. A guidare questa espansione sono soprattutto i comparti dell’Istruzione e Ricerca (+60mila addetti nel biennio) e della Sanità (+32mila). È il quadro che emerge dall’analisi condotta da FPA, società del Gruppo Digital360, sui dati del Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato (RGS), pubblicati il primo luglio. 

Ricambio generazionale, tra opportunità e complessità. Aumentano gli under 30 e prosegue, più in generale, il percorso di ricambio dei dipendenti pubblici: tra il 2023 e il 2024 i nuovi ingressi sono stati circa 214mila, mentre i dipendenti usciti dagli organici sono stati 117mila, con un tasso di ricambio per l’intera PA dell’1,25 (in lieve calo rispetto al picco 2023 dell’1,37).

Questo ricambio rappresenta un’opportunità, ma anche un elemento di complessità, che pone al centro dell’agenda politica e organizzativa il tema dell’age management. Infatti, nonostante l’età media sia leggermente scesa (49 anni e 4 mesi, contro 49 anni e 6 mesi nel 2023), la maggioranza dei dipendenti pubblici (il 54%) è tuttora composta da ultracinquantenni, di cui oltre 121mila hanno già compiuto i 65 anni. Esiste inoltre una base solida di 831mila persone con oltre 25 anni di anzianità

Competenze e formazione: il ponte tra generazioni. Il 2024 segna anche un altro passaggio importante: i laureati rappresentano ormai il 59% del personale totale. Se il 2023 era stato l’anno del sorpasso sui non laureati, oggi questo dato appare consolidato e si inserisce in un momento di grande investimento nella crescita professionale dei dipendenti pubblici. Nel 2024 è stato raggiunto il record di 4.471.000 giornate di formazione erogate, confermando un trend di crescita ininterrotto dal 2021.

Un dato di grande rilievo, considerando anche che il Conto Annuale fa riferimento al periodo antecedente alla Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione del gennaio 2025 che impone a tutte le amministrazioni di garantire almeno 40 ore annue di formazione pro-capite per ciascun dipendente. Un investimento chiave per supportare un salto di qualità culturale di tutto il personale, senior inclusi, garantendo l’aggiornamento delle competenze professionali e l’innovazione costante.

“Questi dati confermano come il PNRR abbia rappresentato una spinta senza precedenti per l’inserimento nella PA di nuove competenze e profili professionali. Sono oltre 63.000 le procedure di selezione pubblicate su in PA dalle amministrazioni italiane dall’avvio del portale ad oggi, con oltre 730.000 posizioni bandite attraverso concorsi, avvisi di ricerca esperti e procedure di mobilità. La vera sfida sarà completare il ricambio generazionale, senza però disperdere il capitale umano esistente. Integrazione tra generazioni, investimento continuo in formazione, valorizzazione dell’esperienza e dell’anzianità saranno le parole chiave per i prossimi anni.”– sottolinea Gianni Dominici, Amministratore Delegato di FPA

L’ombra del nodo retributivo. Nonostante i segnali positivi su organici e competenze, l’analisi evidenzia una criticità strutturale: la perdita di potere d’acquisto: tra il 2014 e il 2024, la retribuzione reale (depurata dall’inflazione) è scesa da 34.374 euro a 32.883 euro. Una strategia efficace di age management non può prescindere dalla capacità di trattenere i talenti, sia giovani che senior e intervenire anche sulle leve salariali è considerato indispensabile per evitare che la PA perda attrattività e per sostenere il benessere di una forza lavoro sempre più diversificata per età e bisogni.