Poltrone, colpo di scena in Webuild
Quindici anni di collaborazione si chiudono con una stretta di mano. Massimo Ferrari, direttore generale di Webuild, lascerà il gruppo guidato da Pietro Salini. Alla base della separazione, definita consensuale, ci sarebbero «motivi personali» e l’intenzione del manager di dedicarsi a nuovi «progetti professionali», coerenti con un curriculum costruito tra finanza e istituzioni.
L’uscita diventerà effettiva dal 30 settembre, una volta approvata la semestrale: una tempistica pensata per assicurare «la piena continuità operativa e un ordinato passaggio» delle consegne. Nelle parole ufficiali, il commiato avviene in un clima di «piena collaborazione e reciproca soddisfazione», a coronamento di un «comune percorso professionale» nel quale Ferrari avrebbe contribuito «in modo significativo» alla crescita e al consolidamento di Webuild.
LEGGI ANCHE: Fmi, avvertimento all’Italia: “Pil a +0,5% fino al 2027”. Così il debito (ancora alto) frena la crescita
Quel percorso comincia nel 2011, quando Ferrari architettò la scalata che avrebbe cambiato gli equilibri del settore. La Salini, allora media impresa edile reduce dall’acquisizione della Todini in crisi, puntava nientemeno che a Impregilo, leader nazionale delle costruzioni. Il manager non si limitò a orchestrare la proxy contro Beniamino Gavio di Astm, storico azionista del colosso: tenne anche le fila dei rapporti con banche finanziatrici, investitori e istituzioni.
Stessa regia nel 2019, dopo l’Opa su Impregilo del 2013 e la fusione con Astaldi che diede vita a Webuild. Fu allora che Cdp Equity entrò nel cosiddetto Progetto Italia, rilevando una partecipazione oggi pari al 16,4% del costruttore.
Tornando alla separazione, l’accordo prevede una serie di vincoli: impegni di non concorrenza, obblighi di lock-up sugli 1,19 milioni di azioni in mano al manager e clausole di non sollecitazione del personale. A questi si aggiunge un incarico triennale di «consulenza strategica» a favore dell’amministratore delegato sulle materie di competenza di Ferrari. Spetterà ora a Salini — azionista di riferimento con il 39,5% del capitale e il 49,3% dei diritti di voto, oltre che ad e dg — concordare con il consiglio di amministrazione a chi affidare le deleghe lasciate libere.
La reazione dei mercati è stata negativa. Pesa sia il rapporto di fiducia che gli investitori avevano con Ferrari, sia l’incognita del successore che Salini dovrà individuare. Risultato: ieri il titolo Webuild ha ceduto il 2,6% in Borsa, scendendo a 2,47 euro.

