Economia
Porsche frena nel 2025, vendite in calo. È il tonfo più pesante dal 2009, parte il programma di ristrutturazione
La casa di Stoccarda paga la frenata dell’elettrico e il crollo del mercato cinese, mentre rivede produzione e gamma modelli

Porsche: Cina a picco, Europa in affanno e Nord America stabile: numeri e cause della frenata globale del marchio tedesco
Il 2025 si chiude con una brusca frenata per Porsche, che registra il calo delle vendite più marcato degli ultimi sedici anni. La casa automobilistica di Stoccarda ha consegnato 279.449 veicoli nel corso dell’anno, in diminuzione di circa il 10% rispetto ai 310.718 del 2024. Un dato che non si vedeva dal 2009, quando nel pieno della crisi finanziaria globale le consegne crollarono del 13,7%.
La flessione riflette una combinazione di fattori industriali e di mercato. In primo luogo, la domanda per i modelli elettrici si è rivelata inferiore alle attese, costringendo l’azienda a rivedere la propria strategia. Nel corso del 2025 Porsche ha infatti accantonato i piani di forte espansione sull’elettrico, tornando a concentrare l’offerta su motorizzazioni a benzina e ibride, anche a fronte di una domanda globale più debole del previsto.
Sul piano geografico, il dato più critico arriva dalla Cina, mercato chiave per il marchio. Le vendite sono scese del 26%, fermandosi a 41.900 veicoli, segnando il quarto calo consecutivo rispetto al picco di 95.700 unità vendute nel 2021. A pesare sono state le difficili condizioni macroeconomiche, la crisi immobiliare cinese e la crescente concorrenza interna, soprattutto nel segmento elettrico. L’ex amministratore delegato Oliver Blume ha più volte sottolineato come il mercato del lusso in Cina sia praticamente crollato, anche per la crescente riluttanza dei consumatori a spendere.
Anche l’Europa ha mostrato segnali di forte debolezza. Nel mercato domestico tedesco le vendite sono diminuite del 16%, mentre nel resto del continente il calo si è attestato intorno al 13%. A incidere sono state anche le carenze di fornitura che hanno interessato due modelli chiave come 718 e Macan, quest’ultimo il best seller globale del marchio. Porsche ha inoltre interrotto la vendita delle versioni a benzina di entrambi i modelli in Europa, a causa del mancato rispetto delle normative UE sulla sicurezza informatica, scegliendo di non sviluppare modelli sostitutivi in grado di adeguarsi ai nuovi standard.
Diverso il quadro in Nord America, che si conferma il mercato più importante per Porsche. Nonostante l’inasprimento della politica tariffaria statunitense, le consegne sono rimaste sostanzialmente stabili, con circa 86.200 veicoli venduti, segnando un calo limitato a poche centinaia di unità rispetto all’anno precedente. Andamento più positivo, seppur su volumi inferiori, anche in Africa, America Latina, Australia, Giappone e Corea del Sud, dove le vendite risultano in crescita o con flessioni contenute.
Il rallentamento del 2025 apre ora una fase delicata per il gruppo. Con l’inizio dell’anno, Michael Leiters ha assunto la guida dell’azienda come nuovo amministratore delegato, trovandosi ad affrontare un contesto complesso. Porsche ha già avviato un programma di ristrutturazione, volto a ridurre la capacità produttiva, ed è in trattativa con i sindacati tedeschi per ulteriori risparmi di spesa.
Secondo il direttore vendite Matthias Becker, il calo registrato nel 2025 è comunque “in linea” con le aspettative aziendali, alla luce delle condizioni di mercato e del cambio di strategia annunciato lo scorso anno. Resta però il dato storico: il 2025 segna per Porsche una delle fasi più difficili degli ultimi quindici anni, tra riposizionamento industriale, transizione tecnologica rallentata e mutamenti profondi nella domanda globale di auto di lusso.
