Il Cda di Poste ha deliberato il via libera all’integrazione con Telecom Italia. Il board ha infatti dato l’avvio alle attività di direzione e coordinamento su Tim dopo la chiusura dell’Opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’ad Matteo Del Fante e dal Direttore Generale Giuseppe Lasco a detenere circa l’86% della società telefonica. Il cda ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo che ora fa capo a Poste che non è riuscita, per il momento, ad effettuare il delisting delle azioni Telecom dal listino di Piazza Affari (per il quale ha bisogno di una quota del 90%) e avere quindi la completa integrazione con Poste.
L’importante, per Poste, è raggiungere le sinergie previste, intorno ai 700 milioni all’anno. Secondo Milano Finanza tra 425 e 450 milioni, arriverebbero dai risparmi legati all’ottimizzazione delle piattaforme informatiche e dal consolidamento dei data center, in due anni di tempo. Tra 50 e 75 milioni verrebbero da condizioni di finanziamento migliori, mentre circa 200 milioni sono attesi dalla vendita di servizi finanziari e assicurativi insieme alle offerte di connettività nei molti negozi fisici che fanno capo ai due gruppi. Ci sono anche parecchi dossier aperti come la possibile cessione di Tim Brasil controllata da Telecom al 67%. Da valutare se sia più importante mantenere i flussi di cassa della controllata brasiliana, che da anni sostengono i conti del Gruppo Tim, o cedere la partecipata per investire la liquidità altri scopi riducendo il debito.
Mentre la vendita di Sparkle, la società dei cavi sottomarini, è ancora in attesa del via libera dell’autorità statunitense ma la chiusura dovrebbe essere a breve. Bisognerà anche capire quale sarà il destino di Pietro Labriola, ad di Tim che ha effettuato un vero e proprio restyling della società con la vendita della rete facendo scendere il debito “mostre” che era pari a 26 miliardi di euro. Da sistemare anche i contratti per l’uso della rete fissa e mobile con FiberCop (che ha chiesto aumenti) e Inwit, disposta a concedere sconti ma fino a un certo punto. Sullo sfondo c’era anche il piano di realizzare una nuova rete mobile tra Tim in alleanza con Fastweb+Vodafone che, per ora, pare accantonata. Le cose da fare sono molte. Poste comunque, nonostante il mancato delisting, è già al lavoro per l’integrazione a cinque giorni dalla conclusione dell’Opas con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi.


