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Sudan, la guerra dimenticata. Attacco con droni in Darfur: 21 morti. Ma le vittime sono già 200mila

Si stima che 19,5 milioni di persone si trovino in una situazione di insicurezza alimentare acuta

Sudan, la guerra dimenticata. Attacco con droni in Darfur: 21 morti. Ma le vittime sono già 200mila
Fighters of armed defectors from the paramilitary Rapid Support Forces (RSF) celebrate, as they are believed to be surrendering to the Sudanese army, in the west of Omdurman, just outside Khartoum, Sudan, Wednesday, Aug. 19, 2026. (AP Photo/Mohnd Blal) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

E’ di 21 morti e 40 feriti il bilancio dell’attacco con drone avvenuto a Nyala, nel Darfur meridionale. Il Dipartimento di Stato americano ha diffuso una dichiarazione, sottoscritta da altre 30 nazioni, in cui si avverte della necessità di un intervento urgente per far fronte al “preoccupante deterioramento” della sicurezza alimentare in Sudan causato dal conflitto in corso. Gli operatori umanitari stimano che la guerra tra le Forze Armate sudanesi e le Forze di Supporto Rapido, scoppiata nell’aprile 2023, abbia causato oltre 200.000 vittime, sfollato più di 13 milioni di persone e provocato la più grave crisi alimentare e di sfollamento al mondo. “Il rischio di carestia nei prossimi mesi, come segnalato dalla Classificazione Integrata delle Fasi di Sicurezza Alimentare, richiede un intervento urgente – si legge nella dichiarazione – non c’è tempo da perdere per salvare vite umane e prevenire la carestia”.

La dichiarazione afferma che oltre il 40 per cento della popolazione del Paese è in difficoltà, si stima che 19,5 milioni di persone si trovino in una situazione di insicurezza alimentare acuta, di cui 5 milioni in condizioni di emergenza. “Senza un intervento immediato per invertire l’attuale tendenza, il numero di bambini affetti da malnutrizione acuta grave potrebbe superare la cifra prevista di 825.000”, prosegue la dichiarazione, aggiungendo che il numero delle aree del Paese in cui si registra insicurezza alimentare dovrebbe raddoppiare. I 31 firmatari hanno esortato le parti in conflitto “a rimuovere tutti gli ostacoli all’assistenza umanitaria, a consentire e facilitare un accesso umanitario completo, sicuro, rapido e senza impedimenti, e a proteggere il personale umanitario”.

La dichiarazione, emanata dagli Stati Uniti, è stata cofirmata dai governi di Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Croatia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Ungheria, Latvia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

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