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Il caso Cipro ha riportato sul mercato una serie di timori che dopo il "default tecnico" si pensavano sopiti, facendo tornare d'attualità la domanda su come un investitore italiano si si possa difendere da improvvise turbolenza dei mercati del debito e se vi siano rischi più o meno elevati a detenere in portafoglio titoli di stato, obbligazioni corporate o azioni.

Il primo consiglio è come sempre di investire in base al proprio profilo di rischio e alla capacità di sopportare eventuali perdite o di veder immobilizzato per un periodo di tempo più o meno lungo una parte dei propri capitali. Ciò premesso occorre ricordare che le oscillazioni più ampie di prezzo sono messe a segno dai titoli obbligazionari a più lunga scadenza (contraddistinti da una "duration" ossia una durata residua, ma al tempo stesso da una sensibilità alle variazioni dei tassi d'interesse, superiore).

Se non volete dover stare ogni giorno a seguire gli alti e bassi dei vostri titoli meglio pertanto investire in Bot e Ctz, la cui durata non super i due anni e la cui duration è solitamente inferiore all'unità (dunque le variazioni di prezzo tenderanno ad essere meno che proporzionali rispetto alle variazioni dei tassi di riferimento del mercato). Altrimenti potete puntare sui Cct, meglio ancora se nella versione indicizzata all'andamento dell'inflazione europea, in grado di offrire un lieve sovra rendimento rispetto a tale indicatore e dunque un rendimento reale positivo e superiore a quello di Bot e Ctz.
 

Se invece ve la sentite di sopportare qualche rischio in più, potreste prendere in considerazione anche bond societari ("corporate"), meglio se di aziende operanti su mercati esteri i cui profitti sono dunque meno sensibili alla fase recessiva della domanda domestica italiana. In questo caso è poi opportuno controllare il rating dell'emittente, ossia il suo merito di credito: un merito di credito inferiore offre rendimenti più allettanti ma espone anche a maggiori rischi e dunque a oscillazioni di prezzo più ampie nel corso della vita del titolo. Da evitare dunque emittenti con rating inferiore all'"investment grade", perché soprattutto di questi tempi puntare su un titolo "speculativo", sia pure un bond, è cosa da lasciare a chi ha tempo e capacità per operare in ottica di trading più che da cassettista.

 

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