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Economia

Velina di Mediobanca a Enrico Letta. Secondo gli analisti finanziari di Piazzetta Cuccia, lo Stato italiano potrebbe incassare "circa 2 miliardi di euro" dalla vendita della Rai, alleggerendo al contempo il bilancio da una partecipazione che lo scorso anno ha generato 244 milioni di perdite. Mentre in Grecia infuocano le polemiche sulla chiusura della televisione di Stato, la Rai, rilevano gli esperti di Piazzetta Cuccia in un report ad hoc, vale circa 2,47 miliardi, a cui vanno sottratti 366 milioni di debiti netti al 31 dicembre 2012.

Mentre in Grecia il governo greco ha recentemente annunciato tra molte proteste la chiusura delle televisione di Stato, Piazzetta Cuccia ha pensato bene di andare a vedere quanto potrebbe valere per il Tesoro, alla disperata ricerca di risorse per finanziare la crescita e ridurre il carico fiscale (l'aumento dell'iva è alle porte), la vendita della Rai. Adottando il metodo della somma delle parti, rilevano gli analisti di Mediobanca, emerge "un fair value" della Rai pari a circa 2,47 miliardi di euro. Al netto del debito, 366 milioni di euro al 31 dicembre 2012, "la privatizzazione della tv di Stato permetterebbe al governo italiano di incassare circa 2 miliardi di euro". La sola vendita di Ray Way, proprietaria delle infrastrutture di trasmissione, rileva Mediobanca, vale 600 milioni di euro. "Si potrebbe argomentare che la redditività della Rai è di molto inferiore a quella della media dei rivali ma questo gap potrebbe essere colmato considerando il potenziale premio di controllo per la cessione" si legge nel report degli analisti di Piazzetta Cuccia.
 
Nonostante la sete di denari del governo, Mediobanca stessa solleva dubbi sul fatto che la privatizzazione possa andare in porto a causa del suoi "risvolti sociali" ("sono coinvolti più di 13 mila lavoratori e non saremmo sorpresi se i sindacati minacciassero diversi giorni di sciopero") e "politici" ("il potere esercitato dal Parlamento sulla Rai è tradizionalmente notevole"). Mediobanca è arrivata a valutare la tv pubblica circa 2,5 miliardi applicando un multiplo di 1,52 volte, analogo a quello dei competitor europei, ai ricavi core (810 milioni di pubblicità sul presupposto che gli 1,75 miliardi derivanti dal canone scomparirebbero con la privatizzazione), valutando 120 milioni di euro ognuno dei quattro multiplex di cui la Rai è proprietaria e 600 milioni le torri di Ray Way.

In mancanza della volontà di privatizzare, i consigli di Mediobanca per fare un po' di cassa sono due: vendere comunque Rai Way e portare a casa i 600 milioni di euro a cui viene valutata l'infrastruttura di trasmissione e combattere l'evasione sul canone che, secondo un report di Krls Network of Business Ethics, ha raggiunto nel 2012 il livello record del 44%. "Se il governo dimezzasse questi numeri, tornando ai livelli del 2005, incasserebbe 600 milioni all'anno".

Dopo il report di Mediobanca arriva immediatamente la replica ell'esecutivo nazionale Usigrai che parla di evidente "conflitto d'interessi". "Mentre le Corte di Giustizia greca annulla la chiusura per decreto della Tv di Stato ERT, in Italia Mediobanca 'suggerisce' la vendita della Rai. Obiettivo: incassare 2 miliardi di euro. Il servizio pubblico non può essere considerato un bene disponibile per fare cassa: la cultura e l'informazione non sono in vendita", dice il sindacato dei giornalisti Rai. "Occorre, al contrario - sottolinea ancora l'Usigrai - un rinnovamento profondo della Rai e la liberazione dal controllo dei partiti e dei governi. La via tentata dalla Grecia non può essere la strada di un paese democratico". "Ci chiediamo inoltre se dietro questo 'suggerimento' di Mediobanca non si nascondano conflitti di interessi. Sarà un caso, ad esempio, che tra gli azionisti di Mediobanca ci sia anche Fininvest? Di una cosa siamo certi: chi vuole privatizzare la Rai - conclude l'esecutivo Usigrai - ha interessi che nulla hanno a che vedere con il risanamento dei conti".

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