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Economia
Rcs, due anni di cassa al CorSera. A giugno le nuove sforbiciate di Cairo

Che l’editoria “su carta” non attraversi un momento felice, ormai da anni, tra la disaffezione dei lettori per la lettura e l’evoluzione tecnologica favorevole ai social media più che agli editori tradizionali è noto, che Urbano Cairo sia tra i pochi editori italiani ad essere riuscito a trovare una propria formula per far quadrare i conti è altrettanto evidente, come provano i bilanci di Rcs, controllata al 59,83% dall’imprenditore alessandrino, a partire dal 2016.

Volendo ricapitolare: 3,5 milioni di utile netto quell’anno, saliti a 71,1 milioni nel 2017, a 85,2 milioni nel 2018 e poi calati a 68,5 milioni lo scorso anno, per un totale di quasi 229 milioni contro gli 1,3 miliardi di perdite che si erano accumulate dal 2011 al 2015. Nonostante questa svolta Cairo, imprenditore italiano che gode della migliore reputazione online secondo Reputation Science, non ci ha pensato due volte al profilarsi dell’ennesima crisi a chiedere 24 mesi di cassa integrazione, ma non solo.

URBANO CAIRO
 

Rcs aveva anche avanzato la richiesta di 75 prepensionamenti su 354 giornalisti (50 al Corriere della Sera, 15 alla Gazzetta dello Sport, 10 nei periodici), oltre ad ulteriori ammortizzatori sociali per impiegati, poligrafici e operai (in questo caso le uscite “spintanee” arriverebbero a 200 su 850 dipendenti). Gli organismi sindacali, dopo aver alzato un fuoco di sbarramento, definendo le richieste “irricevibili”, hanno trovato l’accordo ottenendo una riduzione dei prepensionamenti al “Corrierone”, che saranno 38, per di più su base volontaria, mentre per la Gazzetta dello Sport si discute di una quindicina di persone. Trattativa sospesa al momento per quanto riguarda i periodici.

Al loro posto, nel rapporto di un’assunzione ogni 2 prepensionamenti, saranno inseriti giornalisti articolo 1 o praticanti, senza ricorrere all’assunzione di tecnici digitali e informatici, non giornalisti, come pure consentito dall’ultima legge di bilancio. L’accordo passerà ora al vaglio dell’assemblea di redazione, domani pomeriggio, e poi sarà sottoposto ad un referendum fra i giornalisti (il 20 aprile), prima dell’incontro di Cdr e azienda al ministero del Lavoro (cui spetterà la parola finale in merito alla concessione dei prepensionamenti e della cassa integrazione) del 22 del mese. 

rcs
 

Previsto anche il congelamento del premio di risultato per il 2021 (ma ai giornalisti con reddito imponibile inferiore agli 80 mila euro annui verrà riconosciuto un rimborso di 300 euro in buoni carburanti, come pure è confermato il rimborso di 2.700 euro annui per aggiornamento professionale), mentre non è chiaro se ci sarà, come proposto dai sindacati, una “stretta” sulle collaborazioni con “firme” già andate in pensione ma che hanno continuato a rivestire mansioni di redattori e inviati.

Quanto alla cassa integrazione, al Corriere della Sera si sostanzierà in 5 giorni di cassa integrazione nel biennio (2 giorni nel 2020 e 3 nel 2021) e riguarderà tutti i giornalisti meno il direttore Luciano Fontana, evitandone così un possibile utilizzo “persuasorio” nei confronti di chi potrebbe richiedere il prepensionamento. In parallelo saranno smaltite le ferie, a partire da chi ha un monte arretrato più elevato e chi rientra nella platea dei possibili prepensionati.

corriere della sera milano strada(16)
 

Dato che la pandemia di coronavirus ha fatto sì schizzare il traffico sui siti, ma anche calare ulteriormente il flusso della raccolta pubblicitaria, già messa sotto pressione dal progressivo calo dei volumi (i ricavi pubblicitari nel 2019 erano calati del 5,24% sul 2018 a 384,5 milioni, a fronte di un calo dei ricavi consolidati del 5,33% a 923,6 milioni), Rcs e giornalisti si sono già dati un nuovo appuntamento a giugno, per valutare il pieno impatto del coronavirus. Una precisazione che sembra un “early warning” in vista di possibili ulteriori tagli al personale, se dovesse essere necessario.

Del resto dopo le ultime novità normativa un’azienda per richiedere prepensionamenti e cassa integrazione non deve essere in crisi conclamata, ossia aver chiuso uno o più bilanci in perdita, ma semplicemente aver annunciato un processo di riorganizzazione, della durata massima di 24 mesi, o aver dichiarato una crisi aziendale (durata massima di 12 mesi), o ancora aver introdotto un contratto di solidarietà (durata massima di 24 mesi). In cambio l’Inps può arrivare a pagare fino all’80% della retribuzione che il lavoratore in cassa integrazione avrebbe percepito se avesse svolto la proprie prestazioni lavorative.

Rcs lo scorso anno ha registrato un costo del lavoro stabile a 264,5 milioni di euro, rispetto ai 268,2 milioni a fine 2016. Proprio il 2016 fu l’ultimo anno per Rcs di marcato taglio del costo del lavoro (-15,7% rispetto al 2015, quando la voce valeva 318,3 milioni), avendo Cairo finora concentrato i tagli sugli acquisti e sui servizi generali. Difficile quantificare quanto potranno essere i risparmi, in concreto, ma ipotizzando un calo del 5%-7% del costo del lavoro complessivo di Rcs, si arriverebbe tra i 12 e i 18 milioni di euro circa all’anno. 

Cifre in linea coi 14 milioni di euro di dividendi che anche quest’anno i soci di Rcs hanno deciso di distribuirsi, sia pure dimezzando il monte dividendi dello scorso anno (31 milioni) e che il Cdr del Corsera, partecipando attraverso le “poche azioni” che i giornalisti possiedono, chiederà in assemblea il prossimo 29 aprile di non distribuire, ma impiegare in favore di investimenti e innovazioni. Iniziativa simbolica che difficilmente passerà, ma che in fondo potrebbe anche non dispiacere a Urbano Cairo, visto l’impegno ribadito da Rcs di voler investire oltre 4 milioni di euro prevalentemente per l’ammodernamento del sistema editoriale.

 

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