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Economia

 

RCS

Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi

Seduta pesante per il titolo Rcs Mediagroup in borsa (-3,36% a 0,833 euro per azione a fine giornata), che teme l'aumento fortemente diluitivo (Banca Akros stima che le nuove azioni verranno emesse con uno sconto del 75% e fissa il prezzo obiettivo a 60 centesimi per azione) che si va profilando per Via Solferino. A poco sembrano servite le rassicurazioni giunte dalla conference call odierna, in cui il top management del gruppo editoriale ha illustrato gli obiettivi del piano 2015, che prevede ricavi stabili attorno a 1,5 miliardi annui a fronte di un peso delle attività digitali in crescita dall'attuale 9% del fatturato di gruppo al 21% del 2015.
 
Crescita che dovrebbe controbilanciare le difficoltà delle tradizionali aree di business assieme al taglio dei costi (confermato attorno ai 145 milioni di euro in tre anni, in crescita rispetto ai 100 milioni del precedente obiettivo) e portare il margine dell'Ebitda dal 4% attuale (ma a fine 2013 è previsto un calo sotto il 3%) al 10% nel 2015, anno in cui il Mol dovrebbe attestarsi sui 150 milioni di euro. Il piano prevede inoltre investimenti per 160 milioni e costi di ristrutturazione per una cifra analoga, oltre a dismissioni di attività per 250 milioni.

Rcs jovane

Tra le dismissioni è data per certa la vendita di Dada, mentre non sarebbe stata presa ancora alcuna decisione in merito agli immobili ed in particolare alla sede storica del Corriere della Sera in via Solferino. Ma proprio attorno alla cessione di Dada e alla concreta possibilità di veder crescere l'importanza delle attività digitali sembrano incentrarsi le perplessità del mercato, secondo alcuni analisti interpellati da Affaritaliani, nonostante proprio l'arrivo di Pietro Scott Jovane (fino al luglio dello scorso anno amministratore delegato di Microsoft Italia) abbia insistito molto sulla necessità di "muoversi rapidamente in diverse direzioni" per fronteggiare la crisi del settore e di trasformare il gruppo "in un nuovo player, più agile e pronto a competere in un mondo in continuo cambiamento".

Affermazioni che ancora devono trovare una loro concreta ricaduta sui conti e che secondo gli analisti non si conciliano perfettamente con un'altra affermazione dello stesso manager, secondo cui puntare sul digitale "non significa che abbandoneremo la carta" perché "le tendenze digitali, che vengono tradizionalmente considerate come delle minacce per il nostro mercato" sarebbero "una delle migliori opportunità che ha Rcs per allargare la propria influenza, raggiungere nuovi mercati pubblicitari e diventare più redditizia". Ma la domanda che il mercato continua ancora a farsi è: "Come?". Qual è questa svolta digitale di Rcs di cui si continua a parlare già prima che Scott Jovane approdasse in Via Rizzoli, svolta per cui era stato scelto l'ex numero uno di Microsoft Italia?  

Secondo altri operatori la giornata no del titolo si spiega anche col tono più prudente assunto da Piazza Affari in questi giorni, in attesa di una schiarita dal fronte politico, anche perché dalla conference non sono emerse sostanziali modifiche tali da cambiare lo scenario di fondo (gli obiettivi del piano, in particolare, erano già stati resi noti, così come i dati di bilancio). Per questo è difficile pensare che il titolo possa risollevarsi di molto prima della conclusione della prima tranche (da 400 milioni di euro, cui dovrebbe seguire una seconda tranche da 200 milioni) dell'aumento di capitale, presumibilmente entro l'estate.

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