Ci sono voluti 10 anni, ma alla fine Rcs, come promesso da Urbano Cairo, è tornata al dividendo: il Cda dell’editore del Corriere della Sera ha infatti approvato i conti consolidati al 2018 chiusi con ricavi consolidati in crescita del 9% a 975,6 milioni (dagli 895,8 di un anno prima), un Ebitda (risultato operativo lordo) di 155,3 milioni (+12,3% sul 2917 quando ci si era fermati a 138,2 milioni) e un utile netto di 85,2 milioni, in aumento del 20% sul 2017, anno in cui c’era stata una plusvalenza positiva di 14,9 milioni a gonfiare i 71,1 milioni di utile netto. Non solo: l’indebitamento finanziario netto è calato a 187,6 milioni contro i 287,4 milioni di fine 2017, confermandosi dunque come anticipato dalo stesso presidente e Ceo a fine febbraio al di sotto del target di 200 milioni.

Quanto basta per consentire la distribuzione di un dividendo di 6 centesimi di euro per azione (pari ad un dividend yield del 4% circa rispetto alle quotazioni attuali), il primo dopo 10 anni di astinenza. Segno che la “cura Cairo” funziona: arrivato ai vertici di Rcs dopo la vittoriosa Opa del 2016 quando il debito era pari ad oltre 400 milioni dopo la cessione di Rcs Libri (era pari a 487 milioni a fine 2015), Urbano Cairo ha tagliato i costi senza pietà ma anche senza rinunciare ad investimenti in particolare in ambito digitale.
I ricavi hanno così tenuto (erano pari a 1,03 miliardi a fine 2015, ma calarono a 968,3 milioni l’anno successivo), le perdite dopo la svalutazione delle attività spagnole si sono tramutate in utili crescenti, la marginalità (Ebitda) è volata dai 16,4 milioni del 2015 (89,9 milioni a fine 2016) agli oltre 155 milioni attuali. Risultati, soprattutto, che il Cda ritiene “sia possibile confermare anche per il 2019”, con l’obiettivo “di conseguire livelli di marginalità e flussi di cassa della gestione operativa sostanzialmente in linea con quelli realizzati nel 2018, consentendo un’ulteriore significativa riduzione dell’indebitamento finanziario netto” e dunque dei relativi oneri.

Ma la “cura Cairo” non è stata fatta solo di tagli ed eliminazione di vecchi privilegi ormai non più sostenibili (anche sul fronte dei rapporti coi fornitori storici del gruppo di Via Rizzoli). Cairo ha infatti rilanciato anche molti periodici del gruppo, riuscendo allo stesso tempo a fare leva su eventi come il Giro d’Italia (ideato e sponsorizzato da Rcs) il cui fatturato è sostanzialmente cresciuto e nelle intenzioni è destinato a crescere ancora, arrivando a livelli non distanti da quello del Tour de France.
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Anche la decisione di concentrare la forza lavoro nella sede di Via Rizzoli (anche se in Via Solferino è rimasta la redazione del Corriere della Sera) e di rinegoziare il contratto di vendita degli immobili Solferino-Balzan-San Marco-Moscova ceduti a Blackstone per una cifra che Cairo giudica troppo modesta ha avuto e potrà avere un impatto significativo nella riduzione dei costi (e nella generazione di flussi di cassa).
Meno eclatante finora sono stati i risultati in termini di raccolta pubblicitaria, cresciuta a 405,8 milioni nel 2018 con un incremento su base omogenea di 7,5 milioni, ossia del 2% circa del tutto in linea con l’andamento generale del mercato italiano.
Guardando nel dettaglio dei ricavi salta tuttavia all’occhio come mentre i ricavi editoriali sono nel complesso stabili, quelli delle attività digitali sono in decisa crescita. Quelli editoriali su base omogenea sono pari a 331,6 milioni, in calo di 13,3 milioni rispetto al 2017 sostanzialmente a causa del calo dei ricavi editoriali di Unidad Editorial (15,2 milioni), solo in parte compensati dai maggiori abbonamenti digitali al Corriere della Sera.
Al contrario il buon andamento dei siti dei quotidiani del gruppo testimonia come la “rivoluzione digitale” stia iniziando a dare i suoi frutti, tanto è vero che i ricavi digitali totali pari a 163 milioni, sono in crescita del 12,6% con un’incidenza sui ricavi complessivi salita al 16,7% (al 18% se non si tiene conto dell’applicazione del Ifrs 15 che ha comportato effetti positivi per 100,7 milioni).

