Il 2017 potrebbe davvero essere l’anno della svolta per l’economia italiana, o quanto meno per i settori di punta del Made in Italy, in grado di fare da traino all’export del nostro Paese? Economisti come Marco Fortis, docente di Economia industriale alla facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica di Milano, lo vanno sostenendo apertamente e certo l’annuncio dato oggi dal Commissario Ue al commercio, Cecilia Malmstrom, secondo cui la Ue e il Giappone sono prossime a un’intesa politica per dare vita ad un’area di libero scambio che coinvolgerà oltre un quarto dell’economia mondiale (l’annuncio ufficiale è atteso giovedì da parte del premier giapponese Shinzo Abe, del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker e del presidente Ue Donald Tusk) va ulteriormente nella direzione di favorire lo sviluppo dell’export italiano.
Giovanni Recordati
Un export che, nota l’economista Fortis, non è forte solo nei settori tradizionali come la moda o l’alimentare, ma anche (come già ha confermato la classifica del Trade Performance Index aggiornata a fine 2015) nei manufatti di base, nelle apparecchiature elettriche, nella meccanica non elettronica, nei mezzi di trasporto e negli “altri manufatti vari”, categoria quest’ultima che include gioielleria, occhiali e articoli in materie plastiche.
Il valore complessivo dell’export italiano nei nove settori di eccellenza del nostro paese secondo il Trade Performance Index è stato nel 2015 pari a 341,8 miliardi di dollari, con una bilancia commerciale relativa a tali settori positiva per 123 miliardi di dollari e ben 844 prodotti (su 5.117 esaminati per elaborare la classifica) in cui l’Italia si è classificata tra i primi tre paesi al mondo, per un valore complessivo di 161 miliardi di dollari di esportazioni.
Ma quali sono i nomi dei campioni tricolori che esportano il Made in Italy in tutto il mondo? Guardando all’ultimo triennio e ai comparti che hanno registrato le migliori performance non è difficile scoprirlo. Se il dato medio parla di un incremento del 6,8% rispetto al 2013, i mezzi di trasporto hanno segnato +27,6% ed il merito è in gran parte di Fiat Chrysler Automobiles, ma anche di Brembo (leader della tecnologia degli impianti frenanti a disco per veicoli).

Sergio Marchionne
Così come è merito di Barilla, ma anche dei tanti produttori di vino italiano come Cantine Riunite – Giv, Antinori o Mezzacorona, per non parlare dei produttori di bevande alcoliche come Campari, se l’agro-alimentare ha segnato +14,5%. Luxottica può sicuramente appuntarsi una fetta consistente del +10,6% segnato dall’export di occhiali, mentre Recordati è tra i motori che hanno consentito alla farmaceutica di segnare +8,8% nel periodo.
E poi ancora: Ima, leader mondiale delle macchine per imballaggio guidata da Alberto Vacchi, dà un contributo importante al +6,1% segnato dai macchinari meccanici, nel tessile-abbigliamento (+8,1%) c’è solo l’imbarazzo della scelta ma certamente non si può dimenticare l’importante contributo di gruppi come Prada, Moncler, Salvatore Ferragamo, Tod’s, Geox o del gruppo Veronesi (con marchi come Calzedonia, Intimissimi, Tezenis e Falconeri sempre più votato all’estero).
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Alberto Vacchi
E che dire del comparto del diporto e delle imbarcazioni di lusso: che gli italiani siano un popolo di navigatori è storia nota, ma sono anche tra i più apprezzati costruttori al mondo, tanto che alcuni dei più bei (e costosi) yacht al mondo sono realizzati in Italia, dai cantieri Azimut fondati da Paolo Vitelli al gruppo Ferretti che dal 2012 è controllata dalla cinese Shandong Heavy Industry Group (Shig) – Weichai Group ma nel quale Piero Ferrari resta socio di minoranza col 13,2%.
La lista dei campioni italiani, quotati e non, è davvero lunga e col Piano Industria 4.0 varato nell’ultima legge di stabilità, che mira a sviluppare gli investimenti a maggior contenuto innovativo-tecnologico, potrebbe anche allungarsi.
Almeno è quello che sperano operatori di venture capital come Digital Magics che da tempo scommettono sull’open innovation.
Con una bilancia commerciale italiana che ha toccato lo scorso anno un nuovo massimo storico di surplus con l’estero (51,6 miliardi di euro) e continua anche dai primi dati del 2017 ad accelerare il passo, credere nelle possibilità dell’Italia di ripartire è doveroso, farlo scommettendo sui settori “giusti” può anche rivelarsi redditizio, per tutto il Paese come per i singoli investitori.
Luca Spoldi
