Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Redditometro, il Fisco cambia rotta: conti correnti sotto esame e doppia soglia per i controlli dell’Agenzia delle Entrate

Redditometro, il Fisco cambia rotta: conti correnti sotto esame e doppia soglia per i controlli dell’Agenzia delle Entrate

Lo scarto deve superare il 20% e 71mila euro. Versamenti e prelievi seguono regole diverse negli accertamenti bancari

Redditometro, il Fisco cambia rotta: conti correnti sotto esame e doppia soglia per i controlli dell’Agenzia delle Entrate
Foto generate dall’IA

L’accertamento sintetico resta in vigore, ma può scattare soltanto davanti a una differenza rilevante tra reddito dichiarato e spese sostenute. L’Agenzia delle Entrate utilizza anche saldi e movimenti bancari per individuare le posizioni da approfondire.

La doppia soglia limita gli accertamenti sintetici, ma i dati bancari restano accessibili al Fisco

Il redditometro non è stato cancellato. L’articolo 38 del Dpr 600 del 1973 consente ancora all’Agenzia delle Entrate di ricostruire sinteticamente il reddito di una persona fisica attraverso le spese sostenute durante l’anno. Auto, immobili, imbarcazioni e altri beni possono fornire informazioni sulla capacità contributiva, ma il possesso di un bene costoso non fa partire automaticamente un accertamento.

Il decreto legislativo 108/2024 ha introdotto due condizioni cumulative. Il reddito ricostruito deve superare di almeno un quinto quello dichiarato e la differenza deve raggiungere almeno dieci volte l’importo annuo dell’assegno sociale. Nel 2026 l’assegno sociale ammonta a 546,24 euro per tredici mensilità, per un totale annuo di 7.101,12 euro. La soglia quantitativa prevista per l’accertamento sintetico sale quindi a 71.011,20 euro.

Un contribuente che dichiara 30mila euro e sostiene spese compatibili con un reddito ricostruito di 40mila presenta una differenza superiore al 20%, ma lo scarto di 10mila euro resta molto lontano dalla seconda soglia. In questo caso non risultano soddisfatte entrambe le condizioni previste dalla norma. La doppia verifica concentra l’accertamento sintetico sulle differenze più consistenti. Non basta quindi un tenore di vita leggermente superiore al reddito dichiarato. L’Agenzia deve quantificare uno scarto che rispetti contemporaneamente il requisito percentuale e quello assoluto.

Come può difendersi il contribuente

La legge consente al contribuente di dimostrare da dove arrivano le risorse usate per sostenere le spese contestate. Può provare, per esempio, che il denaro deriva da redditi esenti, somme già tassate alla fonte, finanziamenti ricevuti da altre persone o risparmi accumulati negli anni precedenti.

Può inoltre contestare l’importo attribuito dall’Agenzia e documentare che una determinata spesa è stata sostenuta per una cifra diversa. Prima di procedere, l’ufficio deve invitare il contribuente a comparire e fornire dati e chiarimenti. Successivamente deve avviare il procedimento di accertamento con adesione. Il contribuente conserva quindi la possibilità di ricostruire l’origine delle somme e correggere una valutazione basata su dati incompleti. Bonifici ricevuti dai genitori, prestiti, disinvestimenti, eredità o risparmi precedenti devono però essere documentabili.

I dati contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari

L’Agenzia dispone dell’Archivio dei rapporti finanziari, una sezione dell’Anagrafe tributaria alimentata dalle comunicazioni di banche, Poste e altri intermediari. L’archivio raccoglie dati sui rapporti intestati al contribuente e su quelli nei quali opera attraverso deleghe o procure. Le comunicazioni comprendono informazioni sull’apertura e sulla chiusura dei rapporti, sui saldi e sulle movimentazioni annuali. La trasmissione avviene con scadenze periodiche: il sistema non osserva ogni acquisto o pagamento nello stesso momento in cui viene eseguito.

Questi dati possono essere confrontati con dichiarazioni fiscali, fatture, proprietà immobiliari e altre informazioni già presenti nelle banche dati pubbliche. L’obiettivo è creare liste selettive di contribuenti che presentano anomalie da verificare, non avviare un controllo completo su ogni conto corrente.

Il Garante per la privacy ha spiegato che le analisi algoritmiche vengono effettuate attraverso informazioni pseudonimizzate. Il collegamento con l’identità del contribuente avviene in una fase successiva, quando il sistema ha rilevato uno scostamento da approfondire. La decisione non dovrebbe dipendere soltanto dall’algoritmo e richiede l’intervento di personale qualificato.

Versamenti sul conto, quando possono diventare un problema

I versamenti e gli accrediti possono essere usati dall’Agenzia come elementi dell’accertamento quando il contribuente non dimostra che sono già stati considerati nella dichiarazione o che non producono reddito imponibile. Un bonifico ricevuto sul conto non diventa automaticamente evasione. In presenza di un’indagine finanziaria, però, il contribuente deve essere in grado di spiegare la provenienza della somma attraverso documenti, causali, contratti, dichiarazioni o altri elementi verificabili.

Un trasferimento tra familiari può corrispondere a una donazione, a un rimborso o a un prestito. La frequenza, l’importo e l’assenza di una causale chiara possono spingere l’ufficio a chiedere chiarimenti, soprattutto quando il beneficiario non dichiara redditi compatibili con i movimenti registrati. Lo stesso vale per le somme provenienti dall’estero. La provenienza internazionale del bonifico non determina da sola un accertamento fiscale. L’Agenzia può però verificare se la somma è stata correttamente dichiarata e se corrisponde a redditi, patrimoni o operazioni documentate.

Prelievi, le soglie non valgono per tutti

Le soglie di 1.000 euro al giorno e 5.000 euro al mese vengono spesso presentate come limiti generali ai prelievi di contante. Non vietano al correntista di ritirare somme superiori e non fanno scattare automaticamente una tassa. Quegli importi riguardano la presunzione fiscale applicata ai titolari di reddito d’impresa. Un prelievo sopra soglia può essere considerato collegato a ricavi non dichiarati quando l’imprenditore non indica il beneficiario e l’operazione non risulta dalle scritture contabili.

La presunzione non si applica ai professionisti nello stesso modo. La Corte costituzionale ha giudicato irragionevole equiparare automaticamente un prelievo del lavoratore autonomo a un costo capace di generare compensi nascosti. Per un privato, un prelievo elevato può comunque essere valutato insieme ad altri elementi durante un controllo, ma non viene trasformato automaticamente in reddito non dichiarato attraverso la regola prevista per le imprese.

Quali movimenti possono attirare l’attenzione

L’Agenzia può approfondire versamenti frequenti privi di una causale comprensibile, accrediti incompatibili con il reddito dichiarato, trasferimenti ripetuti tra più conti e somme che non trovano riscontro nei documenti fiscali. Anche un conto quasi privo di movimenti può generare una verifica quando il contribuente sostiene spese elevate attraverso canali che non risultano coerenti con le entrate dichiarate. L’anomalia serve a selezionare la posizione. L’accertamento richiede poi dati concreti, contraddittorio e documentazione.

Il nuovo sistema non sostituisce il redditometro con una sorveglianza continua dei conti. L’Agenzia utilizza due strumenti distinti: l’accertamento sintetico ricostruisce il reddito attraverso le spese, mentre l’analisi finanziaria confronta saldi e movimenti con le informazioni fiscali disponibili.

La riforma ha alzato la soglia per l’accertamento sintetico. I dati bancari restano però utilizzabili per individuare versamenti, disponibilità e spese che il contribuente deve essere in grado di spiegare.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE ECONOMIA