Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
“Secondo me chiudiamo allo 0,8%“. Per la prima volta il presidente del Consiglio, a denti stretti, ammette che lo 0,9% di crescita del Pd per quest’anno, su cui si attesta in modo caparbio il ministero dell’Economia, è davvero a rischio. E non poteva essere altrimenti. Nel terzo trimestre il Pil si è contratto fino al +0,2% e nonostante l’ottimismo di Matteo Renzi e la guerra ai gufi di destra e di sinistra un po’ di preoccupazione comincia a trapelare.
Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, nelle conversazioni private, lontano da telecamere e giornalisti, gli esponenti del governo sono estremamente prudenti. E non a caso sia il vice-ministro dell’Economia, Enrico Morando, sia il numero uno di Via XX Settembre, Pier Carlo Padoan, hanno manifestato i timori che l’allarme terrorismo possa influire negativamente sulla crescita economia. Al Mef e a Palazzo Chigi stanno studiando un piano B. Nel caso in cui continuasse la crisi dei paesi emergenti e il rallentamento degli Stati Uniti, nonostante il QE di Mario Draghi e della Bce, le ripercussioni per l’economia del nostro Paese potrebbero essere molto negative.
Soprattutto perché la Germania, locomotiva d’Europa, continua a rallentare e le nostro imprese esportano moltissimo in terra tedesca. La bilancia commerciale extra-Ue, pur restando in attivo, registra un pericoloso calo dell’export. Il tutto avrebbe spinto l’esecutivo – sia Palazzo Chigi sia ministero dell’Economia – a non escludere, almeno in modo informale, una crescita del Pil per quest’anno non superiore allo 0,6%, se non addirittura 0,5%. Un doccia gelata più che fredda e che metterebbe in pericolo molti target del governo. Anche perché tutto ciò avrebbe ripercussioni anche sul 2016, con un Pil che difficilmente potrebbe avere l’un per cento davanti.
Se l’Europa ad aprile dovesse dire a Renzi e Padoan che la Legge di Stabilità non va bene – il giudizio è stato infatti sospeso – il rischio sarebbe quello di una bomba sui conti economici proprio a ridosso delle elezioni amministrative del prossimo maggio. Ecco perché Renzi ha iniziato ad abbassare le stime dallo 0,9% allo 0,8%, proprio per “mettere le mani avanti” e preparare il terreno per un incremento dell’imposizione fiscale che, al netto di tagli lineari ai ministeri (gli enti locali ormai sono ridotti all’osso), potrebbe diventare inevitabile tra qualche mese. Giusto poco prima che si aprano le urne a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e in tante altre città.
